Precari Aptr: «il successo abruzzese è anche nostro ma nessuno lo sa»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una lettera aperta scritta dai precari dell'Aptr che contestano i proclami dell'amministrazione regionale e del comparto turistico che molto spesso si dimentica di loro, ultima ruota del carro.
Un carro che procede «alla grande», sentendo l'assessore Paolini ma che va avanti anche grazie a "ruote" che vengono spesso cambiate in corsa.
Loro sono i precari, quelli che vivono di contratti a scadenza. E per assurdo oggi non chiedono sicurezza del posto di lavoro ma un «comportamento coerente».
«La nostra speranza non risiede in una stabilizzazione forzata», scrivono Maria Eloise Di Blasio, Angela Papalinetti, Giovanna Tracanna, Stefano Di Francesco, Juhàsz Ildikò, Ilenia Tontodonati, Mariella Sforza e Valentina Marciani.
Loro sostengono fermamente - e non hanno problemi a scriverlo mettendoci la faccia - che la dirigenza dell'Apt e l'assessorato regionale sono «ostinatamente refrattari ad una qualsivoglia soluzione di questo annoso problema» che è il precariato.
Oggi loro vogliono solo «una sincera e accorata presa di coscienza, in una profonda riflessione che possano farsi carico, all'insegna della trasparenza e del rispetto, di esigenze e aspettative ripetutamente deluse e avvilite».
«Le magnifiche sorti del turismo in Abruzzo», scrivono ancora i giovani lavoratori, «hanno conosciuto negli ultimi anni una significativa accelerazione grazie alla meritoria e indefessa attività dell'assessorato al turismo regionale e dell'Abruzzo Promozione Turismo, come dice Paolini. Verità? Propaganda? Abile manipolazione della realtà?», si domandano.
«All'autore di un simile miracolo andrebbe sommessamente ricordato che se l'immagine e il buon nome dell'Abruzzo negli ultimi anni non hanno subito un mortificante declassamento lo si deve anche al contributo dei dipendenti stagionali degli uffici Iat, alle dirette dipendenze dell'Apt, che dal 2000 garantiscono un servizio di assistenza turistica prezioso e insostituibile, in particolar modo nella stagione estiva».
I precari contestano «l'assordante silenzio sulla nostra vicenda da parte di Paolini: oltre ad evidenziare un'insensibilità e un'indifferenza si configura a tutti gli effetti come una diserzione e una grave omissione riguardo a quelli che dovrebbero rappresentare degli inderogabili obblighi morali nei confronti di persone che vorrebbero, semplicemente, trovare ascolto e risposta alle proprie domande e fare chiarezza, una volta per tutte, con parole definitive, su una situazione surreale degna del teatro dell'assurdo».


27/05/2008 11.41