Scandalo acqua: 33 indagati. Tra questi D’Ambrosio, Catena, Di Matteo, Angelucci

Alessandro Biancardi

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Scandalo acqua: 33 indagati. Tra questi D’Ambrosio, Catena, Di Matteo, Angelucci
SCANDALO DELL'ACQUA AVVELENATA. PESCARA. 33 avvisi di garanzia per lo scandalo delle acque inquinate. I reati contestati sono disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, avvelenamento delle acque, turbata libertà degli incanti e truffa. L'Aca ostenta tranquillità e commenta: «siamo contenti di questi avvisi di garanzia. Dimostreremo la nostra correttezza». Il Wwf ricorda: «le nostre paure erano fondate». (Nella foto: Bruno Catena)

Dopo poco più di un anno dalla scoperta della discarica di Bussi e poco meno di 12 mesi dallo scoppio dello scandalo dell'acqua inquinata arriva il primo atto importante e pubblico della procura di Pescara che ha inviato nei giorni scorsi 33 avvisi di garanzia.
Gli avvisi di garanzia -che consistono nella comunicazione agli indagati di essere sotto accertamento della magistratura- metteranno in condizione i presunti responsabili di compiere i primi atti difensivi e, dunque, di conoscere nel dettaglio le prove raccolte in molti mesi di indagine.
L'operazione della Procura, coordinata dal pm Aldo Aceto, ruota attorno alle responsabilità che hanno portato alla creazione di quella che è stata definita la «discarica tossica più grande d'Europa» (nel silenzio pressocchè totale di istituzioni e cittadini) e sulla scoperta nel 2004 (ma resa pubblica solo nel 2007) di veleni contenuti nell'acqua degli acquedotti gestiti dall'Aca.
Il sito, scoperto lo scorso anno dal Corpo delle Guardie Forestali di Pescara, è stato accertato essere il deposito dove venivano smaltiti illegalmente materiali tossici dall'industria chimica pesante dagli anni '60 agli anni '90.
Si tratta di tonnellate di sostanze pericolose per la salute che hanno inquinato i pozzi che servono l'area metropolitana Chieti-Pescara.
Tra i reati contestati a dirigenti Aca, Ato, industria chimica e enti pubblici, passati e presenti, c'è l'avvelenamento dell'acqua, il disastro doloso, la turbativa e la truffa.
Le analisi scoprirono la presenza di sostanze tossiche e cancerogene come tetracloruro di carbonio, esacloroetano, meta-crilonitrile sostanze che –secondo la medicina- possono provocare seri danni agli organi interni come fegato, reni, colon.
Fra i 33 destinatari di avvisi di garanzia vi sono Giorgio D'Ambrosio (Pd), in qualità di presidente dell'Ato, Donato Di Matteo (Pd), presidente del Cda dell'Aca, Bruno Catena (Pd) presidente dell'Aca, Bartolomeo Di Giovanni direttore generale dell'Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico dell'Aca, Roberto Rongione responsabile Sian della Asl di Pescara e Roberto Angelucci (Pdl) ex sindaco di Francavilla.
I 33 indagati devono rispondere a vario titolo di reati quali avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa.
Reati che appaiono gravi in considerazione di come è stata gestita la vicenda ed i rischi che sarebbero stati corsi da una popolazione stimata in 500mila persone raggiunta dall'acquedotto gestito dall'Aca.
Mai in oltre 12 mesi è arrivata una sola debole ammissione da parte degli enti preposti ai controlli e alla distribuzione dell'acqua. Si è sempre preferito rigettare al mittente le preoccupazioni certificate e documentate della presenza di sostanze cancerogene che non dovevano finire nei nostri bicchieri.
Da parte dell'Aca, per esempio, e del suo presidente sono arrivate sempre smentite quotidiane circa la pericolosità della situazione in atto.
Sarà ora la magistratura a valutare eventuali responsabilità ulteriori.
Quello della discarica e dell'acqua avvelenata è stato e rimane uno degli scandali più grossi dell'Abruzzo venuto alla luce grazie alla tenacia del Wwf regionale che si è battuto in prima linea per fare chiarezza e divulgare notizie di importanza vitale.
Tutte notizie che invece erano state tenute segrete sebbene conosciute da moltissimi amministratori locali che avevano partecipato a riunioni ufficiali e tavoli tecnici ma che in oltre tre anni non hanno sentito il dovere di informare la popolazione dell'inquinamento delle falde acquifere che finivano poi nell'acquedotto.
Proprio ieri sera lo scandalo della discarica di Bussi è stato ripreso dalla trasmissione di Michele Santoro, Annozero su RaiDue dove sono stati ripercorse tutte le tappe ed i misteri di questi lunghi mesi. Meno di due settimane fa poi questa brutta piaga era finita su un ampio servizio del quotidiano di Torino La Stampa che aveva destato dal torpore abruzzese quanti avevano già dimenticato.
23/05/2008 14.14

LA MONTEDISON NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA


Oltre ai vertici di Ato e Aca risultano destinatari di avvisi di garanzia anche amministratori e
dirigenti dello stabilimento Montedison.
I dirigenti, secondo la ricostruzione fatta dalla Procura pescarese, avrebbero concorso ad avvelenare le acque destinate all'alimentazione umana prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo.
Tutto questo sarebbe stato possibile tramite la realizzazione (dal 1963 al 1972) della mega discarica sequestrata a marzo scorso sul terreno attualmente di proprietà della "Come iniziative immobiliari Srl" (oggi Montedison Srl, società interamente riconducibile al gruppo Montedison/Ediso).
Il sito dista a meno di 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara e destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, scaricati, stando all'accusa, fino al 1963 circa, direttamente nel fiume Pescara.
L'inquinamento delle acque sarebbe proseguito poi con la realizzazione di una seconda e di una terza discarica.
Gli indagati avrebbero contribuito, dunque, ad aggravare la situazione nella zona sino a cagionare il disastro ambientale sul suolo e sottosuolo delle aree interne ed esterne del polo
chimico-industriale di Bussi.

TUTTI GLI INDAGATI

Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche: Guido Angiolini, amministratore delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e di "Servizi Immobiliari Montedison Spa" e "Come Iniziative Immobiliari Srl"; Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont; Salvatore Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano;
Nicola Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975); Nazzareno Santini, direttore pro tempore della Montedison/Auusimont di Bussi (1985-1992); Carlo Vassallo, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di
Bussi (1992-1997); Domenico Alleva, responsabile tecnico della terza discarica; Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002); Giancarlo Morelli, responsabile Pas (Protezione ambientale e sicurezza) dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001); e poi Camillo Di Paolo; Maurilio Aguggia; Leonardo Capogrosso; Giuseppe Quaglia; Maurizio Piazzardi; Giorgio Canti; Luigi Furlani; Alessandro Masotti; Bruno Parodi; Bruno Migliora.
Fra gli altri indagati figurano anche: Gianfranco Piselli, dirigente pro tempore del Servizio Ecologico della Provincia di Pescara, Francesco Carota e Pasquale De Fabritiis, tecnici impiegati presso il Sep; Franco Feliciani, componente del Cda
dell'Ato 4 di Pescara e Sergio Franci, direttore dei lavori.
Tra i soggetti offesi nell'inchiesta ci sono invece: il Ministero per l'Ambiente, la Regione Abruzzo, il Commissario delegato per il Bacino Aterno-Pescara, diversi Comuni della Val Pescara tra cui: Pescara e Chieti, la Provincia di Pescara, l'Ente Parco nazionale del Gran Sasso-Monti della
Laga, le associazioni ambientaliste: Wwf, Italia Nostra, Marevivo, Mila/Donnambiente, Eva e la Solvay.
23/05/2008 14.41


LA CRONISTORIA DELLO SCANDALO: UNA ESTATE CALDISSIMA

I MILLE DUBBI DI  LUGLIO

 


LA DISCARICA DI BUSSI: LA SCOPERTA

 


UMILIANTI PRECEDENTI

 



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TUTTE LE REAZIONI ALLA NOTIZIA

L'ACA: «SOLLEVATI PER L'AVVISO DI GARANZIA. SI FARA' CHIAREZZA»

Dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia nella tarda mattinata di oggi da parte degli agenti del Corpo Forestale dello Stato il presidente dell'Aca Spa Bruno Catena, il direttore generale dell'azienda Bartolomeo Di Giovanni e il direttore tecnico Lorenzo Livello sono i primi a rilasciare una dichiarazione e assicurano: «siamo tranquilli».
Al presidente e ai dirigenti, come spiega un comunicato che arriva dall'Aca, sono stati contestati gli articoli 110, 442 e 439 del codice penale in quanto, si legge nel dispositivo, «i tre concorrevano a somministrare per il consumo umano, immettendo nella rete acquedottistica, le acque destinate all'alimentazione umana emunte dai pozzi Sant'Angelo, contaminate da sostanze altamente tossiche per la salute umana».
In merito alla vicenda i tre si sono detti «tranquilli in quanto siamo consapevoli di aver svolto sempre con scrupolosità il nostro lavoro all'interno dell'Azienda. Soprattutto siamo fiduciosi nell'operato della magistratura che finalmente farà chiarezza nella vicenda. In certo qual modo accogliamo con sollievo l'atto ufficiale della magistratura che, ci auguriamo, porrà anche fine a quella sorta di ‘gogna mediatica' ormai innescata un anno fa senza alcuna distinzione di ruoli e competenze. Finalmente avremo modo di fare luce, dinanzi agli Organi inquirenti, sull'intero ‘caso'».
23/05/2008 15.31


WWF: «LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI ERANO FONDATE»


«Come si ricorderà», scrive Dante Caserta, presidente del Wwf Abruzzo, «una parte dell'inchiesta è scaturita dalla segnalazione della nostra associazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare l'acqua dei rubinetti della Val Pescara, provenienti dai Pozzi Sant'Angelo, a valle delle mega discariche abusive di Bussi, riscontrando alte concentrazioni di contaminanti».
Successivamente, nonostante le smentite di alcune delle persone attualmente indagate, tra cui il presidente dell'Azienda Consortile Acquedottistica, Bruno Catena, e l'allora presidente dell'Ambito Territoriale Ottimale sull'acqua, Giorgio D'Ambrosio, il WWF aveva dimostrato come molti Enti fossero a conoscenza dell'inquinamento dei pozzi Sant'Angelo fin dal 2004, senza però aver mai provveduto ad informare i cittadini.
«Siamo di fronte ad uno scandalo di livello europeo che coinvolge quella che era la più grande azienda chimica italiana», continua Caserta, «nella valle dei fiumi Tirino e Pescara è stata realizzata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d'Europa. Il quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di proporzioni inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in falda superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte».
23/05/2008 17.07

RIFONDAZIONE:«AVVIARE FINALMENTE UNA BUONA GESTIONE DELL'ACQUA BENE COMUNE»

«Auspichiamo», ha commentato Marco Gelmini (Rc), «che il lavoro della Magistratura porti con precisione all'accertamento delle responsabilità su chi ha provocato questo disastro ambientale e su chi ha permesso che si perpetrasse l'inquinamento dell'acqua destinata all'uso umano senza mai informare la cittadinanza e senza mettere in atto i doverosi efficaci interventi. È bene che, ove siano riscontrate responsabilità di amministratori pubblici, queste vengano perseguiti. È un atto minimo per ripristinare la fiducia tra cittadini e politica, una fiducia purtroppo messa a dura prova dalla gravità dei fatti fin qui riscontrati».
«Riteniamo che un atto dovuto sarebbe da subito la sospensione degli amministratori coinvolti», ha aggiunto il segretario regionale, «questa sarebbe una minima e basilare garanzia per procedere verso la buona gestione, fino ad oggi assente, dell'acqua bene comune. Rilanciamo la necessità del riordino del sistema idrico regionale, dell'approvazione della legge di settore e, per avviare un controllo efficace, dell'ingresso dei cittadini e delle associazioni negli enti di gestione. Riteniamo importante che, in caso di processo, le associazioni e i cittadini che hanno contribuito a far emergere la gravità del danno e le conseguenze sulla salute si costituiscano parte civile».

ACERBO (RC):«SULL'ACQUA AVEVAMO RAGIONE NOI»

«I provvedimenti della magistratura nei confronti degli esponenti del "partito dell'acqua", cioè del PD», ha detto l'ex parlamentare di Rc Maurizio Acerbo, «confermano la giustezza della battaglia che Rifondazione e gli ambientalisti hanno portato avanti per la tutela della salute pubblica. Ricordo che è stata una mia interrogazione parlamentare il 12 luglio dell'anno scorso a far emergere per la prima volta pubblicamente la questione rendendo noti i risultati delle analisi commissionate da WWF e Rifondazione sull'acqua erogata in val Pescara».
«Senza le iniziative intraprese da Rifondazione, WWF e Abruzzo Social Forum»,ha aggiunto, «nulla sarebbe emerso e centinaia di migliaia di persone, compresi anziani e bambini, avrebbero continuato a bere acqua inquinata da sostanze tossiche e cancerogene. Questi signori minacciavano querele nei confronti di chi cercava di far emergere una verità che tenevano nascosta. E' davvero preoccupante che i protagonisti negativi di questa vicenda siano tra gli esponenti di punta del Partito Democratico nella nostra provincia e Regione, degli autentici campioni delle preferenze accumulate tramite un sistema di potere clientelare costruito proprio a partire dalla gestione dei servizi idrici».

23/05/2008 18.13