«Nessuno tutela i diritti referendari in Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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LA LETTERA. Di seguito pubblichiamo la “lettera ai veri giornalisti” firmata da Pio Rapagnà e Giovanna Forti del Comitato referendum regionali abrogativi, nella quale si chiede «un “intervento diretto” a tutela dell'effettivo esercizio del diritto referendario sancito dalla Costituzione italiana e dallo Statuto della Regione Abruzzo».
Cari amici Giornalisti “veri”,
il Comitato promotore dei referendum regionali abrogativi dei costi e degli sprechi della politica si trova, da circa anno, di fronte a “norme diaboliche e sibilline” che hanno impedito per oltre 35 anni e fino ad ora, ed impediranno nei prossimi anni, lo svolgimento in Abruzzo di ogni e qualsiasi referendum abrogativo.
Il quadro “storico-temporale” del procedimento referendario abrogativo messo in atto, senza alcuna forma di controllo e garanzia statutaria, dalle più alte “Istituzioni della Regione Abruzzo” e di cui non riusciamo a capire il senso e la finalità rispetto all'incentivazione della “partecipazione democratica” e delle varie forme di democrazia diretta “consentite” dallo Statuto della Regione Abruzzo a tutti i soggetti aventi titolo, è il seguente:
• anno 2008 – elezioni politiche anticipate: i referendum eventualmente ammessi sarebbero stati “sospesi” e rinviati al 2009;
• anno 2009 – elezioni amministrative provinciali: i referendum richiesti nel 2007 e nel 2008 saranno “sospesi e rinviati” al 2010;
• anno 2010 – elezioni regionali: i referendum promossi nel 2007, nel 2008 e nel 2009 saranno tutti “sospesi e rinviati” al 2011, mentre, per una “formula cavillosa” inserita nella nuova e recentissima legge regionale sul procedimento referendario, nei 6 mesi precedenti e nei sei mesi successivi alle elezioni regionali è vietato non solo, come già noto, lo svolgimento delle operazioni di voto referendario, ma addirittura l'esercizio della stessa “iniziativa referendaria” nel suo proprio nascere e concludersi, per cui non si potrà nemmeno raccogliere le firme per chiedere lo svolgimento di referendum per l'anno successivo, che in Abruzzo corrisponde 2011;
• anno 2011 – elezioni comunali – tutti i referendum “sospesi” precedentemente sarebbero di nuovo rinviati all'anno 2012, se, anche attraverso “specifiche leggine” resi non più ammissibili;
• anno 2012 – anno utile per la raccolta delle nuove firme sulla richiesta di referendum per l'anno successivo 2013;
• anno 2013 - elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento;
• anno 2014 – elezioni amministrative provinciali;
• anno 2015 – elezioni regionali;
• anno 2016 – elezioni comunali;
• anno 2017 – anno utile per la raccolta delle “nuove firme” su nuovi quesiti referendari;
• anno 2018 – elezioni politiche parlamentari;
• e così per l'intero secolo XXI° e “per omnia saecula saeculorum, Amen!”

In questi giorni di “battaglia istituzionale” e in pieno conflitto di interessi e attribuzione tra poteri legislativi e statutari, non è operativo il Collegio per le garanzie statutarie e il Difensore Civico dichiara di non avere competenze in merito: chi, allora, dovrebbe tutelare i diritti referendari dei Cittadini e del Comitato promotore, se non una “stampa libera e democratica”?

Pio Rapagnà e Giovanna Forti

Roseto degli Abruzzi, 10 maggio.2008