Errori medici e spese assicurative in Abruzzo sono top secret

Alessandro Biancardi

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Errori medici e spese assicurative in Abruzzo sono top secret
SANITÀ E TRASPARENZA. ABRUZZO. C'è un dato inconfessabile nelle Asl abruzzesi, quasi tenuto nascosto o rimosso. D'altra parte ci pensano brokers ed assicurazioni a gestirlo in silenzio: si tratta degli errori medici denunciati e poi pagati. Ecco un'altra pagina della Trasparenza secondo la Regione Abruzzo, interpretata a soggetto e a seconda di dove si bussa.
Una trasparenza che gioca pericolosamente con la vita, la morte, le responsabilità, l'oblio.
Da quasi un mese, secondo le date dei fax alle singole Asl, abbiamo chiesto di conoscere l'entità del fenomeno "errori", dopo che la Asl di Pescara, a differenza delle altre 5 Aziende sanitarie, ha reso pubblico il numero delle denunce, ospedale per ospedale.
La stessa Asl ci ha spiegato come gestisce il problema: decide direttamente il risarcimento sugli "infortuni" fino a 20 mila euro e per i "sinistri" più costosi si affida all'assicurazione. Tra l'altro ha spiegato, in modo molto convincente, che più l'ospedale è avanzato, più gli errori sono possibili.
A noi, del resto, interessava confrontare come si comportano le altre Asl e conoscere l'entità del fenomeno"errori medici" sia in termini numerici che in costi sopportati.
Interesse legittimo (pare), di interesse pubblico (pare), dato pubblico perché di una amministrazione pubblica (pare) con forti addentellati sulla spesa pubblica (questo è certo).
Invece, come spesso accade a chi fa richieste e domande sono stati frapposti numerosi ostacoli, rinvii, pretesti (i più improvvisati e goffi) per dire sempre la stessa cosa: no.
E che a sbagliare non siamo noi lo prova proprio la Asl di Pescara che con tutta tranquillità ha divulgato i dati. Delle due l'una: la responsabile di Pescara va assolutamente redarguita perché ha commesso un grave errore oppure a sbagliare sono tutti coloro che decidono di non fornire atti pubblici. Si decida liberamente quali dipendenti pubblici sanzionare.
Siamo pronti a scommettere: nessuno.
Così ci siamo beccati: il diniego totale («non sono dati divulgabili», secondo la Asl di Chieti, funzionari dell'ufficio legale); il «non ricordo»,«non so», «non c'ero e se c'ero ero distratto».
Insomma il solito muro di gomma che fa tanto bene alla democrazia.
Ma questo è successo sia sul fronte sanità che su quello assicurativo, dove ci siamo imbattuti nella figura del broker.
«Il costo dell'assicurazione è indicato sul bilancio, che è pubblico. Si può conoscere l'importo e quale assicurazione ha vinto l'appalto?» abbiamo chiesto al dott. Luciano Di Odoardo, capo del Dipartimento affari generali e risorse umane della Asl di Chieti, indicato come depositario del mistero.
«Non me lo ricordo, chieda al funzionario che ha curato l'appalto», è stata la risposta nervosa ed impacciata del direttore, che in evidente difficoltà si è acceso una sigaretta (all'esterno, sul corridoio, un avviso di divieto di fumare negli uffici indicava proprio lo stesso dott. Di Odoardo come responsabile dell'osservanza del divieto con tanto di multa, ma certo non stiamo qui a formalizzarci…).
Il funzionario, contattato, ha risposto: «se mi autorizza, lo dico. Altrimenti lo poteva dire lui».
Più banali, ma altrettanto imbarazzati i silenzi del broker Mediass Gpa spa per evitare le risposte: eppure viene indicato come referente per le assicurazioni di 5 Asl abruzzesi su 6 e di molti altri enti pubblici e sul suo sito si definisce «leader del settore».
«Il direttore è occupato, richiami domani», «oggi è fuori, torna dopo il week-end, intanto mandi un fax». «E' tornato, ma è fuori di nuovo. Mandi una mail». Ha ricevuto l'email? Quando posso parlarci? «Mi spiega meglio cosa vuol sapere?» E dopo la spiegazione, nessun cenno di vita.
Eppure volevamo sapere solo se questo broker era stato scelto con un bando o no, con evidenza pubblica o no, con le regole europee o no.
Questo perché le Asl ci hanno spiegato che l'assicurazione la cerca il broker, il quale però è incaricato non con una selezione pubblica, ma solo «perché già c'era». Nonostante si tratti sempre e soltanto di soldi pubblici e di come vengono spesi, nessuno ci ha voluto far sapere nulla di più.

LE RISPOSTE RICEVUTE DALLE ALTRE ASL PER ASL

Asl dell'Aquila: sei – sette telefonate per arrivare alla dottoressa Maria Clara Fiorenza ed alla sua segretaria, dopo essere passati per la Direzione generale.
Forse a giorni i dati sugli errori medici arriveranno.
Comunque è l'unica a dire che per la scelta del broker c'è stata evidenza pubblica, come da norme europee.
Asl di Avezzano: le telefonate ed i fax si sono raddoppiati, «perché il direttore sanitario non c'è mai» (così ti rispondono, ma non sembra vero).
Alla fine della caccia al tesoro, l'addetto stampa Vittorio Tucceri, indicato come colui che può sapere, promette di interessarsi.
Ma nemmeno lui ce la fa a conoscere i dati e quindi non comunica nulla, né errori né assicurazione: «gliel'ho detto, sto aspettando di sapere, poi li spedisco»: questo l'ultimo messaggio.
Speriamo stia bene.
Asl di Teramo: qui va un po' meglio, ma solo per merito della signora Bocci, responsabile dell'Urp: spiega che i dati poi alla fine non dicono molto, vanno interpretati.
E si impegna a far chiamare dal medico responsabile del settore, che non ha ancora telefonato.
D'altra parte i due funzionari indicati dalla Direzione generale di Teramo, prima di parlare con l'Urp, avevano detto chiaramente che i dati richiesti (assicurazione compresa) non erano disponibili.
Asl Lanciano-Vasto: dopo una serie di tentativi andati a vuoto per contattare il Direttore sanitario (non è mai in sede, è sempre impegnato in riunioni fuori Lanciano, secondo chi risponde al telefono dopo varie chiamate andate a vuoto…), Licia Caprara, che cura l'ufficio stampa, promette di impegnarsi nella ricerca almeno degli errori medici. Anche lei però non è ancora in grado di comunicare nulla.

E allora dopo tutto questo è lecito dire che le Asl pensano che gli errori medici siano un disonore da nascondere e ritengono più prudente che non si parli del broker?

ASL CHIETI E POLIZZE MILIONARIE

La Asl di Chieti, nel 2006, ha speso per tutte le polizze assicurative di cui ha bisogno (quindi non solo per gli errori medici): 2 milioni e 396mila euro mentre per il 2008 spenderà 2milioni e 800 mila euro.
In realtà Chieti ha stanziato prima 800mila euro per 4 mesi, dopo che la gara è andata deserta, e poi ha deciso 2 milioni per gli altri 8 mesi.
La Asl di Chieti e le altre, fino ad oggi, hanno scelto il broker (tecnicamente è il mediatore delle assicurazioni) che poi è stato pagato dalla società assicurativa che ha vinto l'appalto.
Ma ora si cambia: su tutta la questione "assicurazione" la Regione ha deciso di vederci chiaro e di bandire direttamente una gara per scegliere un broker per tutte le Asl, proprio per uniformare i comportamenti.
Perché al fondo di tutto ci sono i grossi guadagni che piovono dal cielo, o meglio dalle tasche dei contribuenti, su questa struttura di intermediazione assicurativa.
In pratica questo mediatore prepara i contratti assicurativi (secondo le tipologie richieste dalla Asl) per la gara d'appalto ed alla fine viene pagato da chi vince, senza che la Asl – apparentemente – sborsi un euro. Le percentuali che riscuote il Broker sono intorno al 10% del contratto: 3 milioni l'appalto di una sola Asl? 300mila euro il compenso. Il tutto per "amicizia", per "conoscenza", per "professionalità" o per altri motivi. La giustificazione delle Asl è che questa prestazione professionale non costa nulla, come se la parcella del Broker alla fine non fosse pagata sempre con i soldi pubblici dell'appalto. Tant'è che alla Regione qualcuno pensa che gli uffici legali interni potrebbero approntare, tra i tanti appalti di forniture, anche un contratto assicurativo con il 10% di sconto sul prezzo finale pagato. Un risparmio notevole, in tempi di vacche magre.

Sebastiano Calella 10/05/2008 9.33