L'informazione abruzzese ammazzata da pubblicità subdola e conflitti d'interesse

Alessandro Biancardi

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INFORMAZIONE INSTRUMENTUM REGNI/2 ABRUZZO. Si fa presto a capire un concetto lapalissiano: per poter scrivere ed informare correttamente condizione imprescindibile è: essere liberi. Liberi nel senso più ampio da vincoli di ogni genere. Il vincolo più condizionante è quello economico: i soldi ovviamente vincolano.
INFORMAZIONE INSTRUMENTUM REGNI/2 ABRUZZO. Si fa presto a capire un concetto lapalissiano: per poter scrivere ed informare correttamente condizione imprescindibile è: essere liberi. Liberi nel senso più ampio da vincoli di ogni genere. Il vincolo più condizionante è quello economico: i soldi ovviamente vincolano.
Detto questo, ogni volta che il giornalista ha un “vincolo” è difficile che questo -in maniera conscia o inconscia- non si ripercuota sulla notizia da lui scritta.
Così l'attuale sistema dell'informazione ha "vincolato" migliaia di giornalisti con diversi sistemi diretti o indiretti. Per esempio un fenomeno nuovo può riguardare i precari che per la loro stessa condizione di disagio non possono essere completamente liberi, la loro debolezza li espone a numerosi rischi.
Ma vi sono anche altri "vincoli" che possono limitare la libertà di informazione.
Il mezzo più di moda è la pubblicità.

FALSA INFORMAZIONE PUBBLICITA' VERA

La pubblicità può essere pagata in vari modi.
A volte costa poco ma sempre a nostre spese.
Per esempio basta un viaggio. Un soggiorno ad una fiera. Una cena al ristorante.
E' il caso di moltissime manifestazioni -di solito mangia e bevi- quelle belle manifestazioni con gli stand pubblici e privati dove non si trova una critica manco a cercarla con la lente di ingrandimento e dove si parla bene sempre di tutti.
C'è per caso qualcuno che paga per servizi giornalistici di quel genere?
C'è qualcuno che controlla e vigila sui possibili conflitti di interesse?
A parte la qualità dell'informazione (che in mancanza di confronto rimane standardizzata) si altera in questo modo persino la concorrenza tra i media che vede sempre premiati i "markettifici" (che incassano di più) e possono contare su risorse preziose.
Il sistema, dunque, paradossalmente premia l'informazione faziosa.
Non è un caso che lo stesso Stato preveda sovvenzioni enormi a giornali di partito pagati per non vendere e per fare informazione faziosa.
Ma anche aiuti pubblici ad imprese private. Un sistema che lega a doppio filo governanti e informazione.

IL GIORNALE E' UNA ASSOCIAZIONE CULTURALE

Per avere soldi pubblici e tirare su una "testata giornalistica" vi sono stratagemmi vari.
Uno di questi è quello di travestire il giornale da "organo della associazione culturale".
In questo caso la presunta associazione riceverà lauti finanziamenti per "fare cultura".
A sfogliare tali organi però tutto si trova tranne la cultura.
C'è qualcuno che ha mai controllato questo ambito?
La risposta è evidentemente no… se le cose continuano come sempre.
Anche in questo caso la concorrenza viene falsata.
Dietro ogni vizio c'è però sempre la politica.
Intesa come una faccia che indica la strada per arrivare a succhiare fondi pubblici per realizzare prodotti che non hanno nulla a che fare con il diritto di cronaca ma molto con la pubblicità.

PUBBLICITA' TRAVESTITA DA ARTICOLO

Con lo sponsor vai tranquillo. Ma lo sponsor è il politico al quale ti affidi, che ti spiana la strada per arrivare a quell'ente pubblico che per una manciata di "markette" concederà volentieri parte del budget pubblico per la "testata amica".
Peccato che di tutto questo il lettore non sappia nulla.
Avvisi che mettano sull'attenti il lettore che si stanno leggendo articoli a pagamento non ve ne sono.
Il lettore beve in un sol sorso l'articolo facendo fede sull'onestà del giornalista che lo scrive.
E invece…
Il massimo è trovare pubblicità belle e buone che fanno diretto riferimento ad un articolo "di cronaca" . Pubblicità elargite sempre grazie all'influenza del politico-sponsor con soldi pubblici senza peraltro badare per esempio alla "visibilità" che si ha in cambio. Chi controlla se quei soldi in pubblicità sono stati spesi bene e dunque sono “serviti” realmente?
Sono o non sono comunque soldi pubblici che dovrebbero essere spesi secondo alcuni criteri precisi e razionali?
Ma la tecnica è utilizzata anche dai privati (imprenditori e ditte) che con la pubblicità possono influenzare il taglio di un articolo, il titolo, una foto, in casi eclatanti (pure accaduti) persino la posizione del giornale su un argomento specifico di particolare interesse pubblico.
Ma più che di informazione in questo caso si parla di onestà…

INFORMAZIONE PRECARIA

Condizionare anche involontariamente l'informazione è semplicissimo.
Basta sovvenzionare testate a gogo e far passare la sovvenzione pubblica come un favore personale del politico di turno perchè quel giornale te ne sarà sempre riconoscente.
Con la scusa del turismo finanziamo il giornale "che bello andarsene a spasso" che troverà sempre il modo di esaltare guarda caso quel politico che poi figura sempre sorridente in gigantografie.
Con la scusa dell'enogastronomia si finanzia il giornale “magna magna” per somministrare agli abruzzesi la solita minestra di come L'Abruzzo vada «forte nel mondo», di come siamo bravi ad esportare… ma continuano a dirlo a noi come se fossimo noi a dover essere convinti.
Vogliamo creare lo spirito di corpo, fare lobby? Bene, allora ci inventiamo una bella rivista "soldi a saldo" dove finalmente si vede l'Abruzzo che produce, i grandi imprenditori che valgono e che raccontano i loro traguardi.
Facce su facce, parole che non dicono nulla e sempre con violini in sottofondo tanto da far venire il dubbio che dietro vi sia dell'altro.
Anche lo sport nasconde le sue belle insidie e a pagare la pubblicità (spesso gli stessi articoli) sono le diverse società o organismi pubblici travestiti da privati.
Sono sempre di più i giornali che sono sorti negli ultimi anni. Il prossimo si chiama: “Un calcio alla notizia”, una rivista fatta di interessi interconnessi che crea cortocircuiti informativi come fosse un organo di partito ma senza scriverlo da nessuna parte. Tanto per pompare qualche manifestazione…
A farsi benedire in ogni caso è sempre la libertà di stampa.
Il risultato sono notizie viziate.
Ma il lettore non lo sa.
Ed è questa la scorrettezza più grande, una scorrettezza che si trasforma in inganno sotto il naso di tutti.
A non accorgersene sono solo i lettori.
Solo per inciso: la legge prevede l'obbligo di segnalare in maniera netta e chiara la pubblicità dalle notizie e non è consentito inserire la "pubblicità" negli articoli confondendoli con la "informazione".
In gergo "markette"… ed il termine non a caso evoca il mercimonio più antico del mondo.

PROFESSIONE UFFICIO STAMPA

Ci sono poi alcuni giornalisti che si dedicano ad un servizio che si chiama "ufficio stampa". Consiste in definitiva nel mantenere rapporti con le testate giornalistiche scrivendo comunicati stampa.
Il giornalista dell'ufficio stampa è pagato dall'ente per il quale lavora.
Gli enti possono essere Comuni, Province, associazioni, partiti e persino singoli politici.
E' uno strumento per dare "visibilità" e comunicare aspetti particolari e sempre positivi.
Si fa presto a capire che l'ufficio stampa della Asl, per esempio, non parlerà mai di disservizi ma solo di soluzioni; così quello del Comune ti parlerà dei successi del sindaco; allo stesso modo l'ufficio stampa del politico X ti informerà sulle attività positive dell'amministratore ma mai su quello che combina in realtà.
Cose per altro (fino a certi limiti) lecite.
Cosa accade però se i giornalisti che svolgono mansioni di uffici stampa (dunque pagati per questo) scrivessero anche per testate giornalistiche?
Siamo davvero sicuri che possano in tutta tranquillità "dare notizie completamente vere"?
E' una cosa che crea problemi.
Se n'è accorto anche il legislatore che infatti ha vietato a chi svolge ufficio stampa di scrivere su giornali.
«Sì ma su argomenti attinenti la sfera di influenza del suo datore di lavoro», sì dirà.
Ma come si fa in Abruzzo a stabilire dove finisce questa influenza?
Se sono l'ufficio stampa di questo consigliere regionale o di quel partito posso scrivere di politica su un giornale? Sarò davvero libero?
Sono davvero credibile? La risposta è sì, a patto che nessuno lo sappia.
Posso scrivere di economia? Siamo davvero sicuri che io, stipendiato da una fazione (che sia politica, culturale, economica, sindacale ecc), potrò essere davvero equidistante sempre in ogni occasione?
Ci sono molti dubbi a riguardo ma che sembrano non sfiorare nessuno, né i giornali che "assoldano" gli addetti stampa, né i diretti interessati che svolgono un lavoro che in realtà non potrebbero fare.
Nemmeno chi sarebbe tenuto al controllo e alla vigilanza fa niente.
Meglio far finta di non sapere.
Ma nell'aia abruzzese è davvero dura.

23/04/2008 9.15

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