Lavoro, c’è chi ha smesso di cercare

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Cresce in Abruzzo l’esercito di quanti vorrebbero lavorare, ma hanno smesso di cercare un’occupazione.
Tutto ciò mentre migliorano, sia pure di poco, il tasso di occupazione e di disoccupazione, e tra i singoli settori produttivi si segnalano le eccellenti performance dell'area dei servizi e nelle costruzioni, e mentre invece sia industria che agricoltura rivelano segnali di crisi.
A rivelarlo è il Centro studi e ricerche della Cna abruzzese, che nell'analisi affidata ad Aldo Ronci ha passato sotto la lente d'ingrandimento i dati relativi all'andamento dell'occupazione e del mercato del lavoro abruzzese nel 2007.
In Abruzzo, a fronte di un lieve incremento dell'occupazione, lo scorso anno si è registrata una pesante crescita della disoccupazione sommersa. Infatti, se è vero che il numero degli occupati è cresciuto di 3.600 unità e quello dei disoccupati è diminuito di 2mila unità, il numero di quanti non cercano più attivamente il lavoro, nonostante vogliano lavorare, è cresciuto di ben 8.400 unità. In termini percentuali, a fronte di un miglioramento dell'occupazione (+ 0,7%) e della disoccupazione (– 5,8%) si è verificato un aumento vertiginoso (+ 20%) dell'area di quanti hanno deciso di bloccare la propria ricerca.
Nel dettaglio, l'analisi per attività economiche mette in evidenza tendenze differenti a seconda dei settori.
«Per l'agricoltura», ha spiegato Ronci, «la crescita di 200 unità deriva dalla differenza tra un incremento nell'area del lavoro dipendente (1.900) e un decremento (1.700) tra gli autonomi. Nell'area delle costruzioni si registra una crescita di 800 unità, frutto di una crescita nell'area del lavoro autonomo (2mila unità) e una caduta nel comparto del lavoro dipendente pari a 1.200 unità».
Quanto all'industria, l'analisi della confederazione artigiana presieduta da Franco Cambi e diretta da Graziano Di Costanzo segnala una perdita di 2.400 unità, frutto di un decremento di 3.600 autonomi e un incremento di 1.200 dipendenti, appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese. Il commercio cresce di 2mila unità, registrando un incremento sia tra i dipendenti (+ 300) che tra gli autonomi (+ 1.700). Da parte loro, sono però i servizi a registrare l'aumento più alto con 3.100 unità, crescendo sia tra i dipendenti (2.200) che tra gli autonomi (1.000).
Il confronto con le medie nazionali, infine, dice che i settori delle costruzioni (10,5%) e del commercio (18,4%) presentano un valore percentuale di occupati più alto rispetto ai valori italiani, rispettivamente all'8,5% e al 15,2%; mentre industria (19,9%) e servizi (46,5%) hanno viceversa un valore percentuale di occupati più basso rispetto a quello nazionale, pari al 21,5% e del 50,9%. E sempre per restare in temi di confronti, nel settore dell'industria è comunque particolarmente basso il valore percentuale degli occupati autonomi (6,6%) rispetto al valore medio del Paese (12,6%); mentre il valore percentuale degli occupati dipendenti (25,4%) è quasi pari a quello nazionale (24,5%).

18/04/2008 14.15