Ial Cisl: chi difende i diritti dei lavoratori del sindacato?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Da sempre il loro obiettivo è quello di difendere i diritti dei lavoratori dai soprusi dei "padroni". Ma chi difende i diritti dei lavoratori del sindacato, cioè quelle persone stipendiate proprio dallo stesso sindacato? Bella domanda.

Se la stanno ponendo da mesi i trenta dipendenti dello Ial, l'istituto per la formazione della Cisl.
La risposta è: nessuno.
In Abruzzo lo Ial è travolto da uno scandalo e da una inchiesta giudiziaria che mira a capire dove siano finiti milioni di euro girati dall'Europa alla nostra Regione e da questa allo stesso istituto senza alcun controllo effettivo (negli ultimi 10 anni la Regione non si sarebbe accorta delle irregolarità finanziarie).
Si parla di almeno 15 milioni di euro (qualcuno sostiene anche 35 milioni) che negli ultimi 10 anni sarebbero scomparsi nel nulla e finiti chissà dove? Chi c'è dietro tutto questo?
In seguito allo scandalo denunciato da PrimaDaNoi.it circa un anno fa la procura di Pescara ha aperto una inchiesta che dura da alcuni mesi.
Conseguenza diretta ma non immediata è stata il ritiro dell'accreditamento della Regione nei confronti dello Ial che per il momento non riceverà più denaro pubblico, vista la gestione dissennata del passato.
Ecco che la sua attività è venuta meno quasi all'improvviso con la conseguenza della cassa integrazione dei dipendenti (a tempo determinato e indeterminato).
Così, se già dopo l'estate i lavoratori del sindacato avevano ricevuto lo stipendio con ritardo, da ottobre sarebbe venuto completamente meno, mentre da febbraio è scattata la cassa integrazione.
Il risultato: trenta persone da ottobre senza stipendio con difficoltà immense e comprensibili.
Quello che è peggio è che tutto avviene nell'indifferenza più assoluta. Il paradosso nel paradosso: quei lavoratori non li difende nessuno.
Come se non esistessero, in un clima da "chi tocca i fili muore", infatti predomina paura e indifferenza.
Inascoltato e caduto nel vuoto (un vero e proprio muro di gomma) persino l'ultimo appello dei dipendenti dello scorso febbraio pubblicato solo da PrimaDaNoi.it mentre sugli altri organi di stampa vanno in scena solo rappresentazioni rassicuranti.
Indifferenza assoluta anche dell'intero mondo politico: i dipendenti dello Ial Cisl sembrano figli di nessuno.
«State buoni e non parlate con nessuno… soprattutto i giornali. Fatevi i fatti vostri».
Il "consiglio" viene dai vertici che non utilizzano metafore e si capisce benissimo quale sia la strategia: meno se ne parla meglio è. E' così da quando le irregolarità sono diventate talmente eclatanti da non poter essere smentite nemmeno dalla stessa Cisl.
Perché?
«Proprio non riusciamo a spiegarci perché nessuno ne parla, nessuno si interessa… abbiamo il sospetto che sotto vi sia qualcosa di molto, molto grosso… altrimenti tutto questo sarebbe incomprensibile» dicono i lavoratori, i "disobbedienti", quelli che presi dalla disperazione vedono nella diffusione della notizia il loro unico mezzo di salvezza.
«Siamo senza stipendio da ottobre… avete idea di cosa significhi? Da mesi chiediamo di essere ascoltati dal commissario che non ne vuole sapere, il segretario Spina è assolutamente assente, così Coccia che si nega sempre. Siamo abbandonati a noi stessi e non riusciamo a sapere nulla. Viviamo e lavoriamo allo sbando e alla giornata».
Tutti a casa poi una volta a settimana si torna in ufficio per sbrigare le cose più urgenti.
Il clima di terrore sarebbe palpabile; qualcuno giura persino di aver sentito frasi del tipo: «se la situazione è così è colpa vostra…» un addebito quantomeno dal significato oscuro che difficilmente potrebbe essere spiegato ragionevolmente.
I dipendenti come causa del buco milionario nel bilancio?
Ed ancora una volta l'Abruzzo si è fatto riconoscere: nel Veneto - che ha attraversato un problema simile- il commissario Ial ha già predisposto un piano di rilancio per la ristrutturazione della organizzazione che avrebbe già ripreso i corsi di formazione e sarebbe sulla strada del risanamento.
In Abruzzo invece nulla si sa, nulla è stato fatto: decine di persone chiamano in continuazione per avere informazione sui corsi (che non si tengono più) mentre decine di persone attendono ancora i pagamenti che gli spettano.
I dipendenti si chiedono come mai lo stesso segretario nazionale, Bonanni, pure abruzzese non si spenda per fare chiarezza e dare almeno risposte ai "suoi" dipendenti.
Si chiedono come mai i vertici del sindacato dicono di voler fare chiarezza sull'accaduto, di aver avviato indagini interne e poi, in concreto, non fanno nulla.
Una situazione paradossale creata chissà come e per colpa di chi, che incomprensibilmente oggi vede responsabilità gravi anche dei vertici attuali per lo stallo venutosi a creare e per il disagio creato ai trenta lavoratori proprio da chi per "vocazione" dovrebbe difendere i diritti dei lavoratori.
Soprattutto i suoi.

14/04/2008 9.31

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=ial+cisl&mid=6&action=showall&andor=exact]TUTTO SULL'INCHIESTA DELLO IAL CISL[/url]