Precari Asl, fregatura in vista?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Chi nasce precario deve morire precario? E' il pericolo che corrono centinaia di dipendenti nelle Asl abruzzesi, Pescara e Chieti in particolare, se passerà un'interpretazione restrittiva del provvedimento nato per cancellare il precariato.

ABRUZZO. Chi nasce precario deve morire precario? E' il pericolo che corrono centinaia di dipendenti nelle Asl abruzzesi, Pescara e Chieti in particolare, se passerà un'interpretazione restrittiva del provvedimento nato per cancellare il precariato.


Dopo le speranze per la Finanziaria nazionale che di fatto abrogava questo tipo di rapporto di lavoro, dopo la Finanziaria regionale che recepiva questa indicazione, i dipendenti licenziati nel corso dell'anno 2007 e precedenti avevano tirato un respiro di sollievo: “prima o poi mi sistemeranno”. E invece no.
Sembra proprio di no, almeno per moltissimi, se non quasi tutti.
Insomma sarebbe in vista una beffa epocale per una categoria che già è debole e che così rischia di essere annichilita.
Tutto dipende da un'interpretazione autentica del comma 5 dell'articolo 3 della Legge 5 di marzo scorso (quella con il Piano sanitario): «Hanno titolo ad essere ammessi alla pubblica selezione, per ciascuna categoria professionale messa a concorso, tutti coloro che abbiano prestato servizio nella Azienda Sanitaria con contratto a tempo determinato o con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, in essere alla data del 31.12.2007 e che alla data del 31 dicembre 2009 abbiano maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, purché compresi nel quinquennio anteriore alla medesima data».
Su questo «in essere al 31/12» le Asl stanno aspettando iniziative e chiarimenti (oltre che i soldi necessari) dell'Assessorato regionale alla Sanità.
Sembrerebbe infatti dal testo - così come è stato scritto (male) - che solo i dipendenti che comunque erano in servizio al 31 dicembre con contratti a tempo determinato rientrerebbero nella legge e quindi nella stabilizzazione.
Così chi è stato licenziato nel corso dell'anno o magari il 30 dicembre non avrebbe diritto ad essere riassorbito.
«Sono dei matti se danno questa interpretazione – commenta Giuseppe Dell'Olivastro, Cisl – anch'io l'ho saputo, ma questa vicenda ha dell'incredibile. La Cisl si opporrà. Abbiamo già protestato perché ci doveva essere un incontro a tre con la Asl, che non c'è stato. E mercoledì riuniremo la nostra struttura operativa per decidere sul da farsi. Non escludo qualche manifestazione eclatante a difesa dei precari tutti, non solo dei graziati da San Silvestro».
Il precario, infatti, è colui che negli anni scorsi (ci sono dipendenti che hanno maturato anche 10 anni di contratti a tempo determinato e che sono stati assunti e licenziati proprio per non far scattare le provvidenze previdenziali) ha prestato servizio più o meno continuativamente nella Asl. Stabilizzare i precari significa perciò concedere i contratti a tempo indeterminato a queste centinaia di dipendenti, con procedure concorsuali ben definite dalla legge.
L'interpretazione restrittiva di cui sopra sanerebbe solo quei pochi che - o per fortuna o per raccomandazione di chi conosceva il testo del comma 5 - avevano avuto la proroga o il rinnovo temporaneo comprendente il 31/12.
Così potrebbe capitare che chi ha collezionato dieci anni di precariato sarà scartato a favore di chi ha lavorato solo un anno nel 2007, ma era in servizio al 31 dicembre e maturerà i tre anni previsti entro il 2009.
La dottoressa Maria Crocco, che in Regione ha competenza su questo settore, è al corrente di questa interpretazione, ma non può sbilanciarsi più di tanto.
Conferma però che l'assessorato sta lavorando sul problema, per trovare un'interpretazione autentica dei meccanismi da porre in atto per sistemare i precari e per chiarire anche altri punti oscuri della legge.
Ma una soluzione politica rapida e risolutiva ci sarebbe subito: chiarire tutto con il collegato alla finanziaria che deve ancora essere approvato. Magari facendolo scrivere a chi mastica meglio la lingua italiana.

Sebastiano Calella 12/04/2008 10.30