«Io, precaria, scappata da un Abruzzo che non offre niente»

Alessandro Biancardi

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LA LETTERA. Questa è una lettera che ci è arrivata da una giovane abruzzese che ha dovuto lasciare la sua terra d'origine alla volta del Nord Italia per cercare un lavoro. E' anche la storia di tanti giovani che come lei guardano alla propria regione come povera di aspettative per le nuove classi dirigenti «se non si è figli o parenti di qualcuno che conta…».

Tra poco sarà Pasqua, domani tornerò in Abruzzo, vorrei esserne contenta, d'altronde è la mia regione, ma non lo sono, anzi, mi si scatena un forte stato d'ansia appena vedo arrivare il treno da Verona.
Gentile Direttore, mi chiamo Anna Maria, da un anno vivo a Brescia, sono laureata, "masterizzata", parlo correttamente due lingue, dopo interminabili Co.Co.Co nelle amministrazioni pubbliche abruzzesi, dopo essere stata sottopagata dalle cooperative sociali (quando pagavano) sono venuta a lavorare a Brescia.
Il primo viaggio è stato orribile, ho pianto per 600 km, sono arrivata qui praticamente disidratata, ho maledetto tutta la classe politica, i raccomandati, i concorsi truccati, i sorrisini di compiacenza degli assessori e mi domandavo "perché sono costretta a lasciare la mia vita per trovare lavoro? Il lavoro non dovrebbe essere un diritto?".
Nel mio nuovo posto di lavoro, conquistato con regolare concorso, mi hanno detto da subito "le riunioni se sono fissate alle 16 non sono alle 16 e 10 né alle 16 e 30, controlla per quand'è prevista la conclusione, perché conclusa o meno, all'orario prestabilito le persone se ne vanno".
All'inizio non è stato facile ma i lombardi sono persone squisite e ora, quando torno in Abruzzo, i politici per cui ho lavorato mi domandano "ma non chiedi la mobilità?" e io rispondo, semplicemente "perché? Dovrei?".
Si! mi manca il mare, la montagna, Passo Lanciano, il Gran Sasso, ma le giuro direttore, ho il terrore di affrontare di nuovo l'Abruzzo.
Quante menti come me sono state cacciate e ora non vogliono tornare indietro? Cosa e come diventerà l'Abruzzo se non sarà capace di investire sulle persone che non sono parenti e figli di qualcuno?
Le rare volte che torno a casa, sul treno, incontro tanti ragazzi abruzzesi come me che si fermano a Milano o proseguono per Verona, la Regione si sta spopolando, le menti pensanti se ne vanno, mentre continuiamo in sistemi economici e di welfare ormai obsoleti.
Ma ora, a 12 mesi dalla mia partenza mi sono resa conto che non sono partita… sono scappata, sarebbe interessante leggere storie come la mia.
Grazie per l'attenzione.


Anna Maria

19/03/2008 10.11