Il 62,7% degli abruzzesi beve acqua del rubinetto ma...

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Arcoconsumatori Abruzzo ha svolto nel corso del 2007 un sondaggio telefonico che aveva l'obiettivo di valutare la qualità percepita della semplice acqua del rubinetto da parte della popolazione regionale. Ci sono stati più di 20mila contatti che hanno portato a 5750 interviste effettive equamente distribuite nelle 4 province abruzzesi.


ABRUZZO. Arcoconsumatori Abruzzo ha svolto nel corso del 2007 un sondaggio telefonico che aveva l'obiettivo di valutare la qualità percepita della semplice acqua del rubinetto da parte della popolazione regionale. Ci sono stati più di 20mila contatti che hanno portato a 5750 interviste effettive equamente distribuite nelle 4 province abruzzesi.

Un sondaggio che arriva a ridosso delle molte polemiche ancora non completamente sopite circa la gestione del servizio -nell'ambito pescarese- per sospetti veleni contenuti e somministrati per anni.
La ricerca è stata effettuata nei primi sei mesi del 2007 quando si scopriva appena la discarica di Bussi e lo scandalo dell'acqua inquinata non era probabilmente ancora scoppiato in tutta la sua virulenza.
L'acqua del rubinetto, secondo l'indagine, è tuttavia bevuta dal 62,7% degli intervistati, in una situazione stazionaria rispetto alla precedente rilevazione del 2005 che aveva fatto registrare, pur su un campione molto più piccolo, il 62.0% dei si Scomponendo questo risultato per sesso risulta un leggero maggior gradimento da parte degli uomini rispetto alle donne, delle persone più anziane rispetto alle più giovani.
La preferenza per l'acqua di rubinetto si riscontra inoltre più diffusa fra pensionati e casalinghe facendo individuare un'area di maggiore criticità fra le persone che lavorano.
«Da qui», ha commentato Franco Venni, presidente dell'associazione, «ne scaturisce un input a verificare meglio se il minor gradimento di queste classi sociali sia dovuto più alla suggestione pubblicitaria delle acque minerali che non alla concreta esperienza personale, di vita quotidiana».
Come facilmente intuibile il maggior gradimento avviene in quegli alloggi dove la distribuzione idrica interna non passa da serbatoi ma viene irrorata o in via diretta o con autoclave, Dato significativo è quello di una rilevante riduzione del consenso fra coloro che abitano in condominio, 56%, rispetto a chi non vi abita 65,9%, con un ulteriore riduzione delle preferenze nel caso di presenza dell' amministratore condominiale Da questo dato si evince la necessità di migliorare la consapevolezza dei condomini e dei loro amministratori sulla indispensabile difesa della qualità dell'acqua offerta dalle aziende, garantendo una periodica pulizia e manutenzione delle reti interne «Se si esaminano i dati per Ato», ha illustrato ancora Venni, «riscontriamo che il miglior gradimento si ha nell'ATO Aquilano mentre la maggiore criticità di consenso si ha nell'ATO avezzanese».
Se si osservano le motivazioni del rifiuto troviamo la preponderanza di motivazioni non dovute a precise esperienze dirette ma una generica mancanza di fiducia.
«Tale atteggiamento», ha chiarito il rappresentante dell'associazione, «è probabilmente influenzato sia dalla massiccia pubblicità delle acque imbottigliate che, dalla mancanza di una qualsiasi forma di informazione-promozione svolta dalle aziende distributrici necessaria per la fidelizzazione e per un adeguato contrasto ad una concorrenza non sempre trasparente».
Si riscontra infatti una percezione di costo eccessivo dell'acqua che supera il 50% degli intervistati nella metà degli ato ma è intuibile che in assenza di informazioni chiare sul rapporto prezzo qualità del servizio offerto, prevalga una sensazione piuttosto che una certezza.
Infatti la quasi totalità non conosceva i costi della propria acqua nè qualsiasi riferimento ai costi della depurazione. Conseguenza questa della grande difficoltà riscontrata da quasi un terzo degli intervistati a comprendere le voci in bolletta.
Ultimo dato che fa riflettere e che conferma la sensazione di una grande distanza fra le aziende e gli utenti è che la carta dei servizi che dovrebbe essere obbligatoriamente e capillarmente diffusa e pubblicizzata, è conosciuta invece solo dal 5% degli intervistati di cui solo 54 su 5750 asserisce di averne preso visione.

IL NOSTRO SONDAGGIO


Anche Pdn aveva lanciato nei giorni scorsi (non sapendo dell'iniziativa
dell'Arco) un sondaggio per sapere che acqua bevono i cittadini. Il sondaggio sarà disponibile ancora per qualche giorno. Fino ad oggi il 27% di quelli che hanno risposto ha dichiarato di aver cominciato a bere acqua imbottigliata perché non si fida dell'acqua del rubinetto. Ma la stessa percentuale ha anche detto di bere da sempre acqua della fontana. Un 24% fa sapere di bere da sempre acqua in bottiglia, un altro 15% beve indistintamente le due acque e appena il 5% beve acqua del rubinetto ma filtrata. E tu che acqua bevi?
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12/03/2008 15.03