Wwf:«Cosa si è fatto per impedire una nuova strage di orsi?»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Sono passati poco più di 5 mesi e dopo il fiume di parole sembra che non sia rimasto niente. Non vorremmo che la coltre nevosa che oggi ricopre le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sia anche un velo con il quale si ricopre la tragedia accaduta in Abruzzo solo alcuni mesi fa con l’uccisione premeditata di 3 orsi e decine di altri animali tra cui lupi, volpi, ecc».
Il Wwf ritorna sulla tragedia degli orsi avvelenati che ha fatto tanto scalpore in tutto il mondo e lancia l'allarme perché la primavera è alle porte ma forse nontutte le misure di sicurezza sono state attivate nel frattempo.
L'Associazione e tutta la società civile che si indignò per la morte dell'Orso Bernardo e degli altri animali ancora oggi rimangono in attesa di conoscere «a quali conclusioni siano giunte le indagini promosse dalla magistratura inquirente e cosa sia stato fatto per punire i colpevoli ed evitare che eventi del genere si ripetano».
Dopo la morte dei 3 orsi la Regione Abruzzo ed altri Enti hanno continuato a realizzare (e pagare…) altri convegni, altri stand e altre consulenze ma non sembra che tali iniziative abbiano dato alcun risultato.
«L'unica novità organizzativa», dice il Wwf, «riguarda l' Ente Parco Nazionale d' Abruzzo, Lazio e Molise che, nonostante alcune polemiche strumentali, finalmente da pochi giorni può contare su un Direttore, l'unico tra quelli dei Parchi nazionali abruzzesi nominato secondo le procedure previste dalla Legge Quadro sulle aree protette».
Il Wwf chiede al neo Direttore del PNALM, Vittorio Ducoli, un «immediato impegno ed una azione concreta per smascherare i responsabili dell'eccidio degli orsi e per evitare il ripetersi di tali fatti».
L'Associazione, è stato detto questa m,attina in una conferenza stampa, ha il timore che il tempo faccia dimenticare quanto accaduto e che «a tutti i buoni propositi ed alle dichiarazioni fatte nelle settimane successive a quel tragico evento non seguano i fatti concreti. Il pericolo è che non si riesca a dare un volto e un nome a chi ha compiuto un così efferato crimine e che niente venga fatto per rendere possibile un maggiore controllo sul mercato dei veleni ed in generale di tutte quelle sostanze che oggi vengono utilizzate in Italia per uccidere la nostra fauna».

LE DOMANDE DEL WWF

Il WWF torna a porre le domande ancora oggi senza risposta: a che punto sono le indagini?
Come ci si è organizzati per aumentare il controllo del territorio?
Cosa si è fatto per migliorare la filiera del mercato dei veleni e dei prodotti nocivi?
Quali azioni sono state compiute per garantire un maggiore controllo della vendita e detenzione dei veleni?
Si darà piena applicazione alla Direttiva 91/414/CEE, definendo anche un puntuale schema sanzionatorio al fine di garantire un uso legale controllato dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura?
Un controllo efficace su questo settore è indispensabile per evitare che lo straordinario patrimonio faunistico italiano si impoverisca sempre di più. Ogni anno sono migliaia gli animali che vengono uccisi dall'uso illegale di veleni, molti dei quali sono prodotti fitosanitari che si trasformano in micidiali cocktail velenosi. L'ultimo caso, segnalato poche settimane fa, riguarda Taranta Peligna, un paese del Parco Nazionale della Majella, dove diversi animali domestici sono stati uccisi in questo modo barbaro.

10/03/2008 12.53