Dipendente redarguita finisce in ospedale perché legge giornale "non amico"

Alessandro Biancardi

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IL CASO. L'AQUILA. Una aggressione verbale per aver "osato" leggere un giornale "scomodo". Così una rappresentante sindacale del Consiglio regionale sarebbe stata redarguita dal suo superiore e poco dopo ha accusato un malore ed è finita al pronto soccorso. I SINDACATI SCRIVONO A MARINO ROSELLI L’ORDINE DEI GIORNALISTI:«…ALLORA SIAMO MESSI PROPRIO MALE»
La storia è uscita fuori solo perché 55 lavoratori del consiglio regionale hanno firmato una nota in cui denunciavano l'accaduto: un documento in cui esprimono alla donna «la totale solidarietà per il grave episodio».
Una cosa del genere, probabilmente, in un ente pubblico (di un paese democratico) non era mai accaduta, ma è chiaramente il segnale di una tensione ormai alle stelle dentro i palazzi della politica, se si dovesse confermare l'episodio.
Il superiore, secondo quanto hanno ricostruito i colleghi, ha redarguito la donna perche' è stata sorpresa a leggere "L'Editoriale", un giornale locale che da un po' di tempo ha preso di mira il presidente del Consiglio regionale.
Proprio a seguito di alcuni articoli pungenti, ha raccontato il direttore responsabile, Giuseppe Vespa, «ci è stato impedito di lasciare il quotidiano gratuito negli appositi spazi di palazzo
dell'Emiciclo».
Ma la donna deve essere riuscita a procurarselo altrove e lo ha portato nel suo ufficio.
Una ritorsione?
Quando il capo se ne è accorto sarebbe andato su tutte le furie: «la distribuzione dell''Editoriale», confermano i dipendenti nel documento redatto a sostegno della collega, «era stata tassativamente vietata dal direttore e motivata dallo stesso con la frase, rivolta alla sindacalista "sono venuto a dimostrarti cosa ne faccio di questi giornali perche' qui comando io", stappandoli».
L'episodio, sarebbe accaduto alla presenza di diversi dipendenti che stavano lavorando e che sono stati attirati dalle urla del direttore «che sono proseguite», hanno assicurato, «per oltre un quarto d'ora».
Dopo l'aggressione verbale la dipendente ha accusato un malore «con alzamento della pressione e con i battiti cardiaci notevolmente accelerati. Sintomi persistenti che l'hanno costretta, dietro consiglio di un medico consigliere regionale, a recarsi al pronto soccorso dove hanno urgentemente provveduto alle cure del caso».
«Al riguardo - si legge infine nel documento dei dipendenti del Consiglio regionale - si sottolinea che il caso non è isolato in quanto si sono verificati altri atti aggressivi, ostili e denigratori, gia' verbalmente segnalati in diverse circostanze dai sindacalisti e dai colleghi che li hanno subiti. Si chiede pertanto - conclude il documento - di far cessare tali comportamenti nei confronti del personale dipendente».
Una situazione che dovrà essere chiarita in tutti i suoi preoccupanti aspetti.
L'Editoriale, giornale distribuito nella città dell'Aquila fornisce spesso notizie particolari e pungenti che descrivono molto bene l'ambiente e la nostra società. Di mira vengono presi spesso i politici e la loro attività pubblica.
Nel numero contestato, una pagina intera era dedicata ad un articolo di Giuseppe Vespa nel quale si dava notizia della cittadinanza onoraria conferita al presidente del consiglio Marino Roselli in un paese del pescarese. I toni chiaramente ironici e satirici descrivevano meriti e gesta dell'attuale presidente mettendolo alla berlina.
Un articolo che non ha mai travalicato i toni della continenza e del buon senso e che è sembrato esercitare in pieno quel diritto di critica che i giornalisti utilizzano sempre meno spesso.
06/03/2008 19.09

I SINDACATI SCRIVONO A MARINO ROSELLI

Sulla vicenda intervengono oggi anche i rappresentanti sindacali del Consiglio regionale Francesca Di Muro (UIL-FPL) e Gianfranco Di Matteo (CISL-FPS) che a nome delle RSU hanno inviato al Presidente del Consiglio regionale ed ai Componenti l'Ufficio di Presidenza una nota.
«Con riferimento all'increscioso episodio che ha coinvolto la collega», si legge in una nota, «ed esprimendole assieme ai colleghi tutti la piu' sentita solidarieta', riteniamo senza entrare nel merito delle motivazioni che lo hanno determinato, estremamente grave che i rapporti tra amministrazione, personale e sindacato siano gestiti con modalita' conflittuali. L'episodio verificatosi, infatti, accresce il disagio creatosi da tempo nelle relazioni all'interno del Consiglio regionale. Ribadiamo, come piu' volte rappresentato - conclude la nota - che il sistema delle relazioni tra personale, sindacato e amministrazione deve ispirarsi a regole di rispetto dei reciproci ruoli, delle prerogative sindacali e della dignita' delle persone».
07/03/2008 13.46

L'ORDINE DEI GIORNALISTI:«…ALLORA SIAMO MESSI PROPRIO MALE»

«Ci sono luoghi che per i simboli che rappresentano, legati come sono all'esercizio delle forme più alte della democrazia, non possono mai veder catalogati alcuni atti alla stregua di semplici episodi legati al comportamento, più o meno “patologico”, di chi li mette in atto».
Inizia così una nota dell'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo sulla vicenda che sta facendo scalpore in queste ore.
«Strappare dalle mani di un rappresentante sindacale», dice senza mezzi termini Stefano Pallotta, presidnete, «come accaduto ieri - un foglio stampato e farlo a pezzi solo perchè la pubblicazione in questione ha l'ardire di esprime opinioni critiche su una delle più alte cariche istituzionali regionali, e tutto ciò avviene nel luogo simbolo della tutela dei diritti democratici, allora vuol dire che siamo veramente messi male». Non si tratta solo e soprattutto di un attacco alla libertà di stampa, che ben altri colpi deve parare rispetto ai comportamenti servili di un funzionario della pubblica amministrazione, ma anche di un malinteso esercizio della funzione burocratica-amministrativa che non può essere interpretata con il ruolo del cane da guardia del padrone di casa. Ma quando mai si è visto», ha aggiunto Pallotta, «che qualcuno tenti di impedire che nel Parlamento entri un giornale regolarmente pubblicato e soggetto ai limiti che solo la legge può imporre al diritto-dovere di critica e di opinione? O meglio: lo si è visto e vissuto, purtroppo, nei momenti più bui della nostra storia della prima metà del secolo scorso. Una pagina che, pensavamo, non potesse ripetersi, grazie a una Costituzione che rende effettivo il diritto a manifestare senza autorizzazioni o censure il proprio pensiero, con ogni forma di comunicazione».

07/03/2008 13.56