Anche i Parchi d'Abruzzo bacchettati dall'Espresso

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Cattiva amministrazione dei Parchi Nazionali d'Italia, anche l'Abruzzo rientrare nella deprimente classifica. In un articolo dello scorso 3 febbraio a firma Primo Di Nicola apparso su L'Espresso si analizza lo stato di salute e la gestione economica degli Ente Parco d'Italia.


ABRUZZO. Cattiva amministrazione dei Parchi Nazionali d'Italia, anche l'Abruzzo rientrare nella deprimente classifica. In un articolo dello scorso 3 febbraio a firma Primo Di Nicola apparso su L'Espresso si analizza lo stato di salute e la gestione economica degli Ente Parco d'Italia.
L'immagine che ne esce fuori non è affatto esaltante. Nell'articolo del settimanale si parla di «tourbillon di dirigenti» che risucchiano le risorse
pubbliche «per mantenere anzitutto i loro apparati». Una realtà che non è nuova ma che messa nero su bianco fa sempre un certo effetto, soprattutto nella regione Verde che l'estate scorsa ha visto morire vari esemplari di orsi e non ha assicurato alla giustizia ancora i responsabili. «Sfogliando i bilanci», scrive Di Nicola, «si scopre che tutti bruciano in spese fisse la gran parte degli stanziamenti statali: 50 milioni nel 2006, oltre 63 nel 2007. Qualche esempio: il parco d'Abruzzo nel 2007 dei circa 3 milioni di contributo ne ha utilizzati in spese fisse 2 milioni 200 mila, pari a oltre il 70 per cento. Il Gran Sasso 2 milioni e mezzo su 4». La stessa Corte dei Conti, ha certificato che fino al 2006 per il Parco Nazionale d'Abruzzo non c'era stato nessun investimento e che il 76% delle risorse è stato investito per il personale».
«La verità», continua l'articolo dell'Espresso, «è che hanno preferito gonfiare gli organici reclutando personale non qualificato caldeggiato dai politici, a cominciare dai sindaci che, grazie alla presenza negli organi di gestione (comunità del parco, consiglio direttivo, giunta esecutiva) influiscono nelle assunzioni».
È quello che, secondo il settimanale sarebbe capitato anche in Abruzzo, dove il parco è stato «costretto dopo una lunga vertenza a stabilizzare i suoi 74 precari».
Si parla chiaramente di personale «in gran parte senza specializzazione, in passato ingaggiati con contratti a tempo determinato e borse di studio che Aldo Di Benedetto, direttore uscente, definisce "di stampo clientelare, frutto delle relazioni perverse con gli enti territoriali, dove i sindaci segnalano e il parco assume».
Stessa la situazione illustrata anche per il Gran Sasso: «dove gli Lsu sono 31. Molti sono operai in passato impiegati nella costruzione del traforo autostradale Roma-Teramo. Dopo tante peripezie 18 di loro sono in via di stabilizzazione: una buona notizia per gli interessati, ma che non risolve le esigenze del parco ancora sprovvisto di un veterinario».

ORA SI VOLTA PAGINA?

Quella dell'Espresso è l'analisi di tutto quello che è accaduto fino a questo momento.
Adesso il parco spera, con la nuova gestione, in una nuova vita. Proprio ieri il direttore Vittorio Ducoli ha iniziato la sua avventura al Parco. Insieme al presidente Giuseppe Rossi ed al vicepresidente Domenico Neri, ha incontrato il personale per un primo colpo d'occhio sull'organico dell'Ente.
I 120 dipendenti hanno accolto con un applauso di benvenuto il neo direttore, che, come già dichiarato in altre occasioni, ha rivendicato nuovamente l'orgoglio di essere a Pescasseroli, dicendosi conscio della sfida che lo attende «e l'ho raccolta – ha assicurato – con l'impegno di vincerla insieme al Presidente e al Consiglio Direttivo e tutti voi».
Ducoli non ha negato la situazione complicata e ha definito l'Ente una macchina complessa e articolata che presenta «una forza numerica unica nel panorama delle aree protette ma che da sola non basta per raggiungere l'eccellenza nell'efficienza e nella competitività». «Siete l'avanguardia dell'avanguardia che deriva dalla vostra storia», ha detto Ducoli ai dipendenti, «e, forse, vi siete sentiti un po' soli quando si sono affacciati i problemi all'orizzonte».

L'ARTICOLO INTEGRALE DELL'ESPRESSO


05/03/2008 11.00