Centro Oli, stop dalla Regione fino al 31 dicembre e poi?

Alessandro Biancardi

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Centro Oli, stop dalla Regione fino al 31 dicembre e poi?
IL DIBATTITO IN AULA. L’AQUILA. Passa all’unanimità (tranne il voto contrario di Dominici) l’emendamento unico presentato dalla maggioranza chiamata a decidere sul destino del centro Oli. Rinvio fino al 31 dicembre di qualsiasi permesso a costruire nei comuni della costa teatina; introduzione della valutazione di impatto sanitario «su qualsiasi progetto o piano di interesse per la comunità». IL TESTO DELLA LEGGE APPROVATO  IL RACCONTO FOTOGRAFICO: LE FACCE, GLI STRISCIONI, LA PROTESTA
Ed ancora terreni destinati a colture equiparati a «beni ambientali».
Sono le tre disposizioni chiave introdotte dalla proposta di legge per bloccare la realizzazione del centro. Ma il dubbio è che sia solo una boccata d'ossigeno in attesa del verdetto finale.
É stato un consiglio regionale agitato quello che, nella seduta straordinaria di ieri mattina, doveva discutere il nuovo testo di legge sul blocco delle autorizzazioni alla realizzazione del Centro Oli di Ortona.
Una decisione già rimandata una settimana fa, quando il movimento del “no” era entrato in pressing diretto sull'assemblea regionale ed era riuscito a strappare un confronto aperto con i consiglieri.
Ieri, fuori dai cancelli di Palazzo dell'Emiciclo, quello stesso fronte contro l'Eni è tornato a far sentire il fiato sul collo alla politica regionale: un cordone umano di centinaia di persone, con i cartelli in aria, megafoni, fischi in azione, arrivati da tutto l'Abruzzo (Ortona, Francavilla, Chieti, Pescara, S.Giovanni Teatino, Crecchio, Sulmona), insieme alla delegazione di una ventina di sindaci, 24 presidenti delle cantine sociali della provincia di Chieti, Legambiente, rappresentanti di associazioni e comitati (insieme a Natura Verde, c'era anche il comitato contro la centrale Snam di Sulmona).
“EN'Imbroglio”, “Ortona e Sulmona, a difesa del nostro territorio”, “Petrolchimico by Del Turco, non si può fare”: sono solo alcuni dei cartelloni che hanno accompagnato una presenza massiccia tra società civile e istituzioni, pronta a non tornare a casa senza qualcosa di concreto.


INIZIA IL DIBATTITO

La giornata inizia in maniera caotica, con il consiglio che slitta di un'ora anche per acconsentire alla richiesta di delegazioni istituzionali e comitati di essere in aula.
Alla fine, dentro i sindaci, tutti dietro la tribuna stampa, mentre i rappresentanti delle cantine sociali seguono dal maxischermo di Sala Michetti.
É Fabrizio Di Stefano (An), firmatario della prima proposta di legge, ad aprire la discussione: «Avete fatto un emendamento sostitutivo e soppressivo del mio testo, che al sottoscritto non è arrivato», dice Di Stefano. «Non importa: quello che conta non è la forma, ma la sostanza: voterò quell'emendamento a prescindere. Basta che si possa arrivare ad uno stop e si vadano a rivedere i procedimenti di Valutazione d'impatto ambientale e d'impatto strategico che mi sembrano debbano essere rivisti».


IL FATTORE VENTO

Prende la parola Walter Caporale (Verdi): «la proposta della maggioranza - spiega - parte da uno studio commissionato dalla provincia di Chieti all'Istituto Mario Negri Sud.
«Proprio dall'istituto Mario Negri Sud - prosegue Caporale- sono stati presi in considerazione tre diversi valori di velocità del vento, per realizzare diversi scenari meteorologici, mentre nel documento Via (che aveva dato le autorizzazioni) le stesse elaborazioni erano state eseguite con un solo valore di velocità. Queste differenze - prosegue - possono spiegare la necessità di ulteriori approfondimenti della situazione e di una sospensione, che vedano anche la differenza di valori tra i due studi. Mi auguro che questo consiglio possa arrivare a dire “no” al Centro Oli”».
Camillo D'Alessandro (Pd) risponde a Di Stefano: «Nessuno vuole strappare meriti a quella che è stata una sua iniziativa, ma il problema era cercare di scrivere una norma che potesse dispiegare degli effetti. La Regione non poteva approvare una norma che determinasse la sospensione degli effetti di atti autorizzati non solo dalla Regione, ma anche da altri enti comunali e provinciali. Con buona probabilità, ce l'avrebbero impugnata».
Dunque, la proposta di legge, messa in campo soprattutto da D'Alessandro e Orlando (Rc), ha preso la forma di un emendamento unico, con sospensione al 31 dicembre 2008 di ogni rilascio di permesso a costruire, istituzione di valutazione di impatto sanitario e nel frattempo- ravvisa D'Alessandro- «va avanti l'iter di perimetrazione della costa teatina» e «il progetto di costruire, per i comuni che sono iscritti nella norma, il Parco della Costa teatina».

EVANGELISTA (IDV):«LA SOLUZIONE DEFINITIVA E' LA RISERVA DEL FEUDO»

Bruno Evangelista (Idv) parla di «senso di responsabilità delle istituzioni nell'affrontare un problema nato sotto la spinta del territorio» ed esprime perplessità sulla proposta di D'Alessandro, avanzando una «soluzione di organicità e di qualità legislativa» che s'identifica con l'istituzione di una riserva naturale in contrada Feudo, la quinta della zona teatina.
«Soluzione- dice Evangelista- che permetterebbe una soluzione definitiva e non provvisoria della questione».
Perplessità sull'impianto di legge le esprime anche D'Orazio (La Destra), cofirmatario della proposta di Evangelista: «Non vorrei che per risolvere temporaneamente un problema, per passare il periodo elettorale, l'introduzione di una nuova autorizzazione come la valutazione d'impatto sanitario, diventasse elemento di complicazione per l'Azienda che si vuole andare ad insediare in quel territorio. Non possiamo danneggiare l'Abruzzo per dare un contentino elettorale alla popolazione di quei territori».



PRIMA TAPPA DEI LAVORI

Prima tappa cruciale del dibattito.
Si vota alla sospensione dell'emendamento unico su proposta di D'Orazio: con 13 sì e 16 no, la sospensione non è accolta. La platea dei sindaci e rappresentanti delle associazioni presenti in aula si scalda subito e sale la protesta. Nel palchetto è un via vai di consiglieri: D'Alessandro, soprattutto, mediatore tra i sindaci e il consiglio, ma anche Di Stefano, Evangelista, Melilla.
E qualcuno sbotta per la distrazione dell'assemblea e per la mancanza di una decisione vera («Non sanno dire no al centro Oli, non hanno coraggio»).
Si ricomincia da capo.
Mario Amicone (Udc) precisa che «la decisione non fa onore alla rappresentanza presente in aula», e pretende dalla maggioranza una presa di posizione chiara sul centro Oli.
Il sub emendamento di inizio mattina non va e allora nuova correzione: il comma 5 si arricchisce di altri 5 commi, il sesto comma viene riscritto, limitando il blocco delle autorizzazioni all'insediamento «di nuove industrie insalubri» e senza vincolarle al tempo di attuazione del Piano Sanitario. In pratica, lo stop a costruire sarebbe rimasto giusto il tempo di realizzare lo studio di impatto sanitario.
Il dibattito si riapre con Gianni Melilla (Ds) che invita «a dare una risposta corretta dal punto di vista politico e giuridico».
«Questo emendamento –aggiunge- permette di dare una risposta generale sulla scorta di una valutazione tecnica, quale la valutazione d'impatto sanitario, che potrà servire per tutte quelle vicende in cui si dovrà determinare qualità dello sviluppo ed evoluzione dell'ecosistema».
Netta la posizione di Giorgio De Matteis (Idm):«Siamo di fronte alla decisione tecnica che blocca la decisione politica: si demanda ad uffici tecnici la possibilità di venire a legiferare. Non possiamo sperare che passino le elezioni per evitare scompensi, per evitare che si creino scompensi in alcune zone. Cosa un po' squallida. Qui si vengono a prendere decisioni e ad approvare leggi. Oggi dimostrate di essere politicamente inesistenti».
La discussione passa a Bruno Di Paolo (Dc) che parla di «una cosa politica per rinviare il tutto a dopo le elezioni», mentre Benigno D'Orazio (La Destra) ritorna sul danno che il territorio regionale avrebbe «tagliando la possibilità di ogni insediamento produttivo in questa area» e reinvoca la proposta di istituzione della Riserva naturale in contrada Feudo.
«Si trasforma un possibile male derivante da un insediamento nocivo con uno strumento positivo, che andrebbe ad unire il Parco della costa teatina all'entroterra delle coltivazioni vitivinicole».



VERSO LA FINE

Ultime battute della seduta, con D'Alessandro che rimarca come «la norma ha la possibilità di far capire cosa si intende per zona agricola di pregio», gettando le basi per «una scelta di programma del territorio» fatta attraverso «l'ascolto della società e dei soggetti interessati».
Chiude il valzer delle dichiarazioni Di Stefano (An): «Votiamo subito, votiamo tutto. La gente aspetta che il provvedimento diventi legge. Esistono sette righe in cui si dice che fino al 31 dicembre si ferma tutto, e poi si riflette».
Si arriva alla votazione finale.
Il provvedimento passa all'unanimità, tranne il voto contrario di Dominici.
«Va bene così per il momento», dicono i sindaci, ma si vuole capire di più e per qualcuno «è solo un rinvio elettorale, non c'è stato coraggio a prendere le decisioni».

Angela Di Giorgio 05/03/2008 10.04
(FOTO:Stefano Ricciuti)

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IL TESTO DELLA LEGGE APPROVATO

É tutto nel sub emendamento (a firma D'Alessandro, Caporale, Aceto e Orlando) il destino politico del Centro Oli di Ortona. Presentato all'inizio della seduta e poi subito rivisto in poche e decisive parole, il documento va a correggere l'emendamento sostitutivo ed integrativo al disegno di legge n° 339/07 (“Provvedimenti urgenti a tutela della costa teatina”).
In pratica (comma 6, articolo unico), è sospeso fino al 31 dicembre 2008 «ogni rilascio e permesso a costruire nei territori” dei comuni di Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo. Il blocco riguarda solo le autorizzazioni “per l'insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe».
La norma si estende anche a quei comuni «interessati da progetti, piani e programmi sottoposti a regime previsto dalla Direttiva 42/01, da progetti comunitari già realizzati o in atto, o da norme statali in materia di istituzione di Parchi».
Quindi, c'è anche il centro Oli.
E qui si ritorna al comma 1, nel quale si dice che «la Regione Abruzzo (......) garantisce che le decisioni amministrative relative ai progetti e agli interventi di cui alle direttive 85/337 CEE, 97/11 CE, 96/61 CE e 42/01 CE relative alla valutazione di impatto ambientale e alla valutazione ambientale strategica sono prese nel rispetto delle esigenze di salvaguardia e tutela della salute umana...., della protezione e conservazione delle risorse naturali, della sicurezza del territorio».
Norma che, mentre intercorre la sospensione, introduce uno studio di impatto sanitario sugli effetti di «qualsiasi progetto, piano o programma che riveste interesse per la comunità», valutando potenziali rischi o benefici su persone e ambiente.
Entro 90 giorni dall'approvazione della legge, che entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione sul Bollettino Regionale, «l'Agenzia Sanitaria Regionale, di concerto con l'Arta, predisporrà le linee guida per la valutazione del rischio sanitario determinato da fonti di inquinamento ambientale».
Dunque, una serie di previsioni a fare.
Ultimo elemento, i commi integrativi del comma 5. Al comma 5bis, si afferma che «i terreni coltivati a vigneti, ad oliveti, a frutteti, ad orti, sono salvaguardati da ogni forma di alterazione e sono equiparati a beni ambientali costitutivi del paesaggio».
Si introduce, quindi, un concetto di area agricola di pregio.
Inoltre (comma 5, quater), è introdotta una norma per cui «su aree a diversa destinazione urbanistica» (da quella agricola, ndr), vicine al territorio agricolo protetto, sono vietati «asportazione anche parziale e danneggiamento delle formazioni minerali, apertura di nuove, miniere e discariche, attività minerarie nocive, impianti ed industrie insalubri di prima classe».
Non i pozzi, però.
Il comma successivo vincola «progetti complessi di ampia ed incisiva trasformazione ed alterazione del territorio» all'approvazione, sotto forma di programma e di piano industriale organico, del consiglio regionale e delle Amministrazioni competenti.
Di fatto, un rinvio, infarcito di tanta buona volontà e che appare più come una boccata d'ossigeno alla realizzazione del Centro e alla battaglia di chi non vuole gas e petrolio nella nostra regione.

a.d.g. 05/03/2008 10.04