Quando l’idroelettrico diventa un business: fiumi assediati, ambiente a rischio

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Lo avevamo anticipato qualche mese fa. Poi una inchiesta del quotidiano “La Repubblica” ha gettato qualche luce in più sui pericoli del business “verde” dell’idroelettrico che spopola in tutta Italia. L’acqua potrebbe diventare, infatti, il grande “affare” ecologico del futuro e molte multinazionali dell’energia e colossi internazionali della finanza, hanno già fiutato l’occasione.


ABRUZZO. Lo avevamo anticipato qualche mese fa. Poi una inchiesta del quotidiano “La Repubblica” ha gettato qualche luce in più sui pericoli del business “verde” dell'idroelettrico che spopola in tutta Italia. L'acqua potrebbe diventare, infatti, il grande “affare” ecologico del futuro e molte multinazionali dell'energia e colossi internazionali della finanza, hanno già fiutato l'occasione. E allora fioccano i progetti per costruire centrali idroelettriche: dal Friuli, alla Lombardia, al Piemonte, per passare all'Emilia Romagna, alla Toscana e all'Umbria, chilometri di fiumi “vivi” rischiano di sparire completamente. E, anche se il quotidiano romano se ne dimentica, potremmo esserci anche noi tra le regioni di “predatori” di fiumi.

L'INCHIESTA DI REPUBBLICA

Nell'occhio del ciclone dell'inchiesta di Repubblica, il progetto di una grande centrale idroelettrica alla confluenza dei fiumi Trebbia e Aveto, nel piacentino. Un pezzo di paradiso ambientale che rischia di essere ridotto ad un rigagnolo e di veder cancellati esemplari preziosi della biodiversità fluviale. Un assalto pericoloso (sono 8 i progetti presentati sui fiumi della Val di Nure) contro il quale è sceso in campo il comitato “No Tube”, costituitosi proprio per dire “no” ai tubi dentro ai quali -con lo scopo di produrre energia elettrica “pulita”- si vorrebbero chiudere le acque dei torrenti. Proteste, assemblee e diecimila firme raccolte hanno bloccato per ora il progetto, che è stato solo sospeso, ma non ritirato.

AUMENTANO I PROGETTI DI CENTRALI IN TUTTA ITALIA

Ma l'affare dell'idroelettrico riguarda l'intera penisola.
Dal 2004-afferma il quotidiano romano- c'è un grande ritorno dell'idroelettrico in Italia, e a dare la spinta maggiore è stato il Protocollo di Kyoto, che finanzia “profumatamente” gli impianti a energia rinnovabile, con l'obiettivo dichiarato di limitare l'inquinamento e l'effetto serra. Risultato: in tre anni sono stati a centinaia i progetti di centrali idroelettriche presentati in tutte le regioni italiane, anche se i numeri non sono noti.
In Emilia Romagna sono almeno 40 i progetti avanzati; nella Valtellina, in Lombardia, in due anni il 94% degli ultimi fiumi “vivi” ha subito intubazioni, spesso alla sorgente, con trasformazioni irreversibili del territorio. Ma nell'elenco ci sono anche il Piemonte, con i fiumi Sesia e Chiussuma; la Toscana, con una seconda diga sulla Lima; l'Umbria, con nientemeno che la Nera e il torrente Corno, in pieno parco naturale; il Friuli Venezia Giulia, con i torrenti Pesarina e Giadegna.
Gli effetti, però, di questo assalto tutto italiano all'idroelettrico, sono tutt'altro che leggeri. Con l'alibi di produrre energia pulita, si rischia, infatti, di «requisire le ultime acque libere d'Italia», con conseguenze incalcolabili sul piano ambientale «in un territorio già selvaggiamente disidratato da captazioni agricole e dalle intubazioni Enel».

Ma quello dell'acqua si sta rilevando un mercato troppo ghiotto e sono in molti, tra multinazionali dell'energia e colossi della finanza, che stanno fiutando l'affare, come il gruppo Rothschild, di cui- fa notare La Repubblica- fa parte anche la Energie Valsabbia.
La società, che ha presentato il progetto nel piacentino, ha come uomo di riferimento, Chicco Testa, ex uomo guida dell'Enel ed ex ambientalista. Un giro di nomi illustri dell'energia che annovera anche Franco Bernabè, azionista di maggioranza dell'Fb Group- tra i capofila in Italia della partita dell'idroelettrico, insieme all'Azienda Elettrica Milano(Aem).
L'energia che viene dall'acqua sta aprendo una pagina importante nel settore energetico nazionale, e quelli di No Tube non hanno dubbi sui perché.
«Con Kyoto, i produttori di energia con fonti fossili debbono ora produrre il 3% dell'energia con fonti rinnovabili. Le tante imprese sorte in Italia producono loro l'energia pulita, la vendono al GSE, il gestore servizi elettrici, e vendono anche il certificato verde che sancisce la produzione pulita alle aziende che usano carbone o petrolio, che in questo modo rispettano il protocollo». Certificati verdi, dunque, che potrebbero rilevarsi “cavalli di Troia”, muovendo un mercato fatto più di titoli (cartacei, ma molto remunerativi) che di energia realmente prodotta e venduta.
Ma non c'è da dimenticare che a guadagnarci sono anche i comuni, soprattutto di montagna, allettati come sirene dalle offerte di partecipazione nei progetti delle imprese a caccia di autorizzazioni. Partecipazioni piccole, ma che pesano nei bilanci degli enti in crisi e che con i soldi pagati dalle Srl riescono a mantenere qualche servizio.

COSA SUCCEDE IN ABRUZZO

Anche se il quotidiano romano sembra essersene dimenticato, tra le regioni di “sfruttatori” di fiumi potrebbe esserci anche l'Abruzzo.
Nella nostra regione, dicono gli ambientalisti, su 27 fiumi sono 93 le richieste di installazione di centrali arrivate negli uffici della Regione. Praticamente, per ogni fiume ci sono tre o quattro richieste di impianti.
Scorrendo la lunga lista, il Sagittario ne ha cinque, il Sangro ne conta addirittura 15, per il Liri sono 10, il fiume Pescara si ferma a 9.
Il torrente Verde, nei pressi di Fara San Martino, ha attirato ben 7 richieste, inoltrate in gran parte dai pastifici della zona. Progetti presentati da imprese energetiche, consorzi, industrie e comuni, che rischiano di incidere pesantemente sulla nostra geografia fluviale, già messa a dura prova dalle emergenze idriche.
Secondo gli ultimi dati Istat sulle fonti rinnovabili, in Abruzzo ci sono 50 impianti da energia idroelettrica, che hanno prodotto (al 31 dicembre 2006) 1877,5 GWh.
Cifra non di poco peso se rapportata a regioni più blasonate, come l'Emilia Romagna (62 centrali per 852,1 GWh) o la Toscana (88 centrali per 630 GWh).
Escludendo Lombardia, Trentino Alto Adige e Piemonte, l'Abruzzo è tra le regioni del Centro-Sud quella che contribuisce di più alla produzione (lorda) di energia idroelettrica nazionale, con una quota percentuale pari al 5,1% del totale.
Un dato che conferma anche la parte importante dell'idroelettrico nell'economia energetica regionale e la necessità, una volta in più, di colmare il ritardo legislativo in materia.

Angela Di Giorgio 24/01/2008 10.07

[url=http://www.notube.it/wp/wp-content/uploads/2008/01/pred_fiumi.pdf]L'INCHIESTA DI REPUBBLICA[/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=12045]LA LISTA DELLE RICHIESTE DI NUOVE COSTRUZIONI IN ABRUZZO[/url]