Arta nel caos: «tutto fermo da 20 giorni»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La città rischia di perdere i laboratori dell'Arta, l'Agenzia regionale di tutela dell'Ambiente.
Dopo oltre 20 giorni di chiusura, dopo il crollo di alcuni intonaci e la dichiarata inagibilità dell'intera palazzina, non è stata prospettata alcuna soluzione dagli Organi competenti per la riapertura degli Uffici.
La situazione dell'Arta di Pescara è stata esaminata ieri dalla commissione comunale Sanità, presieduta dal consigliere Glauco Torlontano. Durante i lavori è stato messo in evidenza che dopo la chiusura della sede di via Marconi, avvenuta nelle scorse settimane per i problemi strutturali dell'edificio, sono state interrotte le attività dell'Agenzia di tutela ambientale.
Si è quindi deciso di scrivere una lettera alla direzione regionale dell'Arta per evidenziare che allo stato delle cose si ravvisa un'interruzione di pubblico servizio.
Il centro destra, Albore Mascia in testa chiede a questo punto l'intervento del sindaco.
«Le conclusioni sono state desolanti», ha spiegato Mascia dopo l'esame della commissione Sanità: «la Asl, proprietaria della palazzina che ospita l'Arta, in via Marconi (l'ex dispensario sanitario), ha avuto a disposizione negli anni scorsi oltre 1 milione e mezzo di euro, finalizzati proprio alla riqualificazione del manufatto. Il cantiere è partito, molti anni fa, sono stati eliminati tramezzi, finestre, pavimenti, e poi i lavori si sono fermati, inspiegabilmente, costringendo i medici, chimici e biologi della struttura a lavorare in condizioni igienico-sanitarie disastrose, e senza alcun rispetto della norma 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro».
Dopo due emergenze sanitarie, con la chiusura degli uffici per la presenza di pulci, la situazione, se possibile, è peggiorata dallo scorso dicembre con il crollo di alcuni intonaci, completamente degradati, e la chiusura della palazzina, dichiarata inagibile dai Vigili del Fuoco.
Da venti giorni, dunque, tutte le attività sono completamente ferme:
«non ci sono più i dati sull'inquinamento dell'aria», denuncia Mascia, «non si fanno controlli biotossicologici sui fiumi, nel mare, né sugli alimenti. Parte del personale è stato dislocato tra Chieti, L'Aquila e Teramo, molti la mattina non sanno dove andare a lavorare».

E, nel marasma generale, «tace il direttore della Asl di Pescara – ha aggiunto il consigliere Albore Mascia -, che avrebbe dovuto completare il risanamento della struttura per poi trasferirne la proprietà all'Arta; tace il direttore dell'Arta, privato di servizi fondamentali; e tace pure il sindaco D'Alfonso che, in teoria, si sarebbe attivato per trovare una o due stanze in città, in un immobile di proprietà comunale, in cui trasferire i laboratori, come se fosse possibile traslocare in due giorni attrezzature chimico-fisiche molto sofisticate, con filtri di protezione, impianti antiesplosione, ossia tutto ciò che oggi c'è nella palazzina di via Marconi».

08/01/2008 9.25