La Regione proroga la caccia al cinghiale fino al 6 gennaio

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Prorogata la caccia al cinghiale fino al 6 gennaio. A darne notizia è lo stesso presidente della Regione in una nota a tutte le Province. Ma le femmine di cinghiale in questo periodo dell'anno sono incinte e qualcuno già parla di mattanza.
La mattanza è stata autorizzata. Con legge numero 45 del 19 dicembre, pubblicata sul Bura straordinario di ieri, la regione Abruzzo ha dato il via libera alla proroga, fino al prossimo 6 gennaio, della caccia al cinghiale.
Già oggi, dunque, sarà possibile praticare in battuta la caccia all'ungulato, in deroga a quanto disposto dal calendario venatorio secondo il quale il prelievo venatorio del cinghiale è terminato lo scorso 15 dicembre.
Una proroga invocata in particolare dalla Provincia di Teramo, per i continui danni arrecati dai cinghiali alle colture agricole, che per la maggioranza che governa l'Abruzzo ha pensato di estendere a tutta la regione, in barba a qualsiasi principio di etica venatoria e di gestione conservativa delle specie selvatiche.
Come ampiamente denunciato da Arcicaccia e Enalcaccia, in questo periodo le femmine di cinghiale sono gravide.
L'abbattimento di una di esse arreca un evidente danno alla popolazione futura. Una proroga di tre settimane equivale dunque ad una mattanza, una strage quantificabile in diverse centinaia di animali massacrati. Una campagna di eradicazione di una specie considerata scomoda, nel silenzio più totale di Verdi e ambientalisti delle varie sigle. Una pagina davvero triste per il mondo venatorio regionale.
Piena soddisfazione è stata espressa invece dall'assessore all'ambiente e alla caccia, Antonio Assogna; la Provincia di Teramo, infatti, aveva chiesto la proroga sin dal settembre scorso quando le associazioni di agricoltori erano scesi in piazza per protestare contro gli "enormi" danni procurati alle colture dai cinghiali.
In quella circostanza, il presidente Ernino D'Agostino, si era incontrato con l'assessore regionale Marco Verticelli, rappresentandogli quella che gli agricoltori definiscono una "situazione drammatica".
Il numero dei cinghiali è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi tre anni; anche se non ci sono dati aggiornati, i capi sarebbero molte migliaia e ben al di sopra della cosiddetta "densità ottimale", quella che garantisce gli equilibri ambientali. Il problema è particolarmente avvertito all'interno delle aree protette.

Francesco Bottone 22/12/2007