Nuova legge Urbanistica. De Lucia: «quanta sciatteria e pressapochismo»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nei giorni scorsi Vezio De Lucia ha partecipato a un convegno di Italia nostra a Pescara sulla proposta di legge urbanistica della Regione Abruzzo.
Quello che ne esce fuori è un quadro desolante e raccapricciante, fatto di approssimazione e poche capacità che De Lucia denuncia dalla pagine di Eddyburg un sito che tratta argomenti inerenti al mondo dell'Urbanistica. Il disegno di legge De Lucia, noto architetto, lo definisce «inverosimile per sciatteria e pressappochismo non disgiunti da velleitari aneliti alla modernità».
La proposta della Regione gli enti parco fra i soggetti che concorrono "alla formazione delle scelte di pianificazione territoriale e urbanistica" (art. 3, c. 2): enti parco, i cui piani, "sostituiscono" – come prescrive la legge 394/1991 – ogni altro strumento di pianificazione.
«E allora, come fanno i piani dei parchi a concorrere alle scelte di altri piani che non esistono più in quanto sostituiti proprio dai piani dei parchi?»
Anche Gigi Scano, grande esperto di normative urbanistiche, consulente dei comitati, stroncato nel mese di luglio scorso da un infarto aveva molti dubbi a riguardo e scrisse "Noterelle sul disegno di legge urbanistica della Regione Abruzzo" : «ci sono "miriadi" di figure pianificatorie scompaginate e stravaganti».
«Ci sono infatti i piani di contenuto generale, i piani di settore, i piani attuativi e i programmi integrati di intervento; il quadro regionale di riferimento, il piano paesaggistico regionale, i piani e i programmi di settore; il documento preliminare, il piano territoriale di coordinamento, il piano dell'armatura territoriale.
Compare anche il regolamento urbanistico ed edilizio, mai ben definito. Non mancano la pianificazione strategica né la pianificazione urbanistica consensuale e il confronto concorrenziale».
«Un ruolo assolutamente preminente il disegno di legge lo affida alla carta dei luoghi e dei paesaggi», spiega De Lucia, «suggestiva definizione per un atto anch'esso d'incerta identità, basti dire che è approvato dalla giunta regionale (art. 7, c. 8) ma non è neppure elencato fra gli strumenti attraverso i quali "la Regione svolge attività di programmazione e di pianificazione" (art. 4, c. 2), spetta invece alla Regione un'inedita "definizione" della carta (art. 4, c.3)».
Eppure, alla carta dei luoghi e dei paesaggi sembra che sia affidata una funzione basilare nella costruzione delle scelte di piano.
Il testo secondo Scano e De Lucia «è di ardua, se non impossibile percepibilità».
«Siamo troppo esperti», continua De Lucia, «per non capire che dietro a tanta confusione si annidano terribili tranelli che apparentano il disegno di legge abruzzese alle peggiori esperienze della Lombardia, e non solo. Con l'aggravante che almeno nell'urbanistica di destra, gli obiettivi di cementificazione a oltranza sono espliciti, senza sotterfugi. Qui invece comandano l'ipocrisia e la dissimulazione, a cominciare dal "contenimento del consumo del suolo" enunciato per primo fra i principi fondamentali sella legge (art. 1, c.1), ma senza alcun impegno concreto che lo renda credibile. Manca qualsivoglia norma di tutela effettiva dello spazio agricolo, di controllo dell'edilizia rurale abitativa e degli annessi»


21/12/2007 14.43