L’assessore Srour:«sulla gestione dell’acqua una vergogna senza pari»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Parole infuocate e più di qualche riflessione nell’intervento-sfogo di Mimmo Srour alla seduta del Consiglio provinciale dell’Acqua, svoltasi ieri pomeriggio a L’Aquila, presso la Sala Celestiniana del complesso di S. Maria di Collemaggio.

L'AQUILA. Parole infuocate e più di qualche riflessione nell'intervento-sfogo di Mimmo Srour alla seduta del Consiglio provinciale dell'Acqua, svoltasi ieri pomeriggio a L'Aquila, presso la Sala Celestiniana del complesso di S. Maria di Collemaggio.


Il tema è l'uso razionale della risorsa idrica: cosa fare per preservarla dall'attacco dei cambiamenti climatici e di una gestione (politica) sbagliata. Se lo chiedono in molti tra i relatori, se lo chiede la politica stessa che dovrebbe dare risposte.
Apre la conferenza la relazione dell'ingegner Altero Leone (Servizio Programmazione Attività della Protezione Civile della Regione Abruzzo) sulle attività del Commissario delegato, per l'emergenza nell'asta fluviale del fiume Aterno-Pescara.
Commissariamento dell'Aterno ripercorso a tappe serrate, a suon di ordinanze, numeri e dati che non lasciano scampo.
«12 Km di fiume che per la maggior parte dell'anno non avevano un goccio d'acqua»: è il quadro di un'emergenza decretata con l'arrivo del commissario Goio, chiamato a risolvere, prima ancora di dar mano alla fase di studio sugli interventi, il problema del deflusso minimo vitale dell'Aterno. Problema che sembrava risolto con l'ordinanza ministeriale del 9 luglio 2007, dove si autorizzava il prelievo dal lago di Campotosto.
Qualche giorno fa, la notizia del ricorso dell'Enel che gestisce l'invaso.
Da qui, altre ordinanze di cui l'ultima (29.11.07, n°22) assegna al commissario delegato 15 milioni di euro per fronteggiare la crisi idrica ed ambientale nella provincia di Chieti e Pescara.
Una spesa enorme per il risanamento: solo per lo studio, chiuso ad aprile 2007, si sono sborsati 417 milioni di euro e l'avvio del programma degli interventi “parti strutturali”, presentato al Dipartimento Protezione civile, è pari a 157 mln di euro.
Undici gli interventi strategici lungo il fiume che, da qui a 10 mesi, dovranno essere messi in atto. Un problema, visto che senza la proroga del governo sullo stato di emergenza (in scadenza a fine mese), non si potrà andare da nessuna parte.

SROUR: «CONTINUANDO COSÌ ANDREMO DRITTI VERSO LA BANCAROTTA»

Neanche a farlo apposta, l'assessore Srour (delega ai Lavori Pubblici, Aree Urbane e Servizio Idrico Integrato) anticipa le sue conclusioni a metà seduta, e prende la parola dopo l'intervento morbido di Ileana Schipani del CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) sugli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi fluviali.
«Non voglio fare terrorismo», apre Srour «ma siamo sull'orlo di una crisi ambientale. Lo vedrete nei prossimi mesi... Abbiamo problemi seri in questa regione, quasi inspiegabili se non per la nostra incuranza».
E si spinge oltre: «Quello che è successo quest'estate è solo un'avvisaglia. Io lo definisco una vergogna di cui non è facile liberarsi, soprattutto in una regione ricca d'acqua, come l'Abruzzo. Che due città capoluogo della costa, ad agosto, siano rimaste senz'acqua, è segno che c'è qualcosa che non va. Per di più, eravamo costretti a fornire dell'acqua a dir poco sospetta. Io non ci ho mai creduto, non ci credo, però...».
Un mea culpa in piena regola.
«Siamo una delle poche regioni che ha a disposizione 8 m3/s da sorgente», ha detto l'assessore regionale, «dato che trasferito alla popolazione vuol dire che abbiamo una dotazione pro-capite di 500 litri di acqua al giorno. Gli standard europei sono sotto i 150 litri giornalieri pro-capite. Allora c'è da chiedersi com'è possibile, in una situazione del genere, che manchi l'acqua anche in Abruzzo? Sono bastati sei mesi di siccità per avere più problemi della Sicilia».
E aggiunge un altro dato, forse ancora più vergognoso: «il giorno di Ferragosto, il giorno di massima crisi a Pescara, eravamo nel panico. Da giorni non c'è l'acqua, e l'ente d'ambito pescarese erogava 344 litri al giorno a persona».
Insomma, un uso irrazionale del bene acqua, che ha unito spreco e crisi.
Srour ammette la vergogna, e dice pure qualche perché, anzi, se lo chiede pure lui, come sia potuto accadere tutto questo.

DOVE STANNO LE COLPE?

Di chi è, allora, la colpa dell'emergenza acqua?
«C'è una cattiva gestione del servizio», dice Srour, a cominciare dalle tecnologie.
«Dobbiamo interconnettere le reti attraverso le tecnologie di oggi, per mandare l'acqua dove serve......non possiamo richiamare dipendenti andati in pensione, come è successo, per manovrare saracinesche che nessun sapeva far funzionare».
Poi passa alla riforma.
«La riforma non è un attacco a qualcuno. Anche qui, partendo da una lettura dello stato di fatto, ci siamo accorti che il sistema non è controllato e non è controllabile».
Srour difende il nuovo corso, spiegando che «in 8 e più anni dalla legge 36, il sistema degli enti d'ambito non è andato avanti di un passo. In compenso, è aumentata la tariffa, ma in cambio di niente».
E contro i ricorsi degli Enti d'ambito soppressi, non usa mezzi termini: «E' possibile che in nome dei campanili, si debba far pagare così tanto l'acqua ai concittadini?...perché così verrebbe a costare più del vino».
E anche con gli attuali quattro entri d'ambito, il problema non è risolto.
In conclusione, fino ad ora la questione acqua è stata gestita troppo politicamente.
«Il rapporto tra gestione e programmazione, cioè tra enti d'ambito e enti gestore, non può portare nulla di buono. Perché in realtà chi deve controllare, l'ente d'ambito, non ha nessuno strumento....C'è troppa politica.....spesso il presidente dell'ente gestore è di una coalizione diversa da quell'altro. Ma non è una guerra».
Enti d'ambito, dunque, punto di partenza, ma è la gestione che deve essere chiamata in causa, affidandola a manager capaci. Ed è quello che ci auguriamo tutti, insieme ad una maggiore trasparenza nelle risposte ai cittadini sulle responsabilità. Perché se è vero che quanto è successo nella Val Pescara, è una vergogna, tutti hanno diritto di sapere chi l'ha commessa.


ALTERO LEONE A PRIMADANOI.IT (Servizio Programmazione Attività della Protezione Civile)

Perché in Abruzzo c'è stato un uso irrazionale dell'acqua?
«Questa è una domanda difficile. Dovremmo farla a tutte quelle persone che si sono succedute ad amministrare in vari enti. Ne hanno fatto un uso dissennato. Quello che ha detto l'assessore è giusto: diamo 500 litri, poi di fatto nelle case ne arrivano appena 150. Dobbiamo chiederci perché».

Quanta politica c'è nella gestione acqua? É questo il male dell'Abruzzo?
«Noi ci auspichiamo che ci sia sempre di meno. Tutte le nuove riforme vanno in questo senso. Speriamo che subentrino i privati, non in maggioranza.....ma con il pubblico che deve avere il controllo della maggioranza nell'azione di gestione».

Tecnicamente cosa si può fare adesso.
«Tecnicamente a dirlo è semplice, poi servono le risorse economiche. Si tratterebbe di utilizzarla meglio, collegando tutte le reti il più possibile in modo che l'acqua si distribuisca dove serva».

C'è davvero un'inadeguatezza delle infrastrutture?
«Dobbiamo fare dei grossi passi. L'acqua ce ne abbiamo tanta. É una delle regioni più ricche. C'è la zona Popoli-Bussi che può dissetare mezza Italia».

La questione di Bussi. Come ci siamo arrivati e perché?
«É una questione che in questo momento è più grande di me...»

C'era solo il sospetto che quell'acqua era inquinata?
«Io penso solo il sospetto....perché avevano tutti i vagli sanitari, quindi l'acqua che hanno dato rientrava nei limiti della norma».

Angela Di Giorgio 19/12/2007 9.50