Abruzzesi, 1.308 euro di debiti a testa

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Secondo lo studio dell'Osservatorio di Economia e Sviluppo regionale della Federconsumatori Abruzzo ogni abruzzese, compresi quelli appena nati, ha un debito pari a 1.308 Euro pro-capite, mentre negli anni 2005 e 2006 la media del deficit è pari 439 milioni di euro, quasi più del doppio della media del deficit accumulato dagli anni 2001 al 2004.



ABRUZZO. Secondo lo studio dell'Osservatorio di Economia e Sviluppo regionale della Federconsumatori Abruzzo ogni abruzzese, compresi quelli appena nati, ha un debito pari a 1.308 Euro pro-capite, mentre negli anni 2005 e 2006 la media del deficit è pari 439 milioni di euro, quasi più del doppio della media del deficit accumulato dagli anni 2001 al 2004.
La Federconsumatori ha proposto l'avvio di un dibattito «costruttivo»
sul tema degli enormi debiti accumulati dalla sanità abruzzese.
Una operazione "trasparenza" basata su dati pubblici chiari e confrontabili sulla situazione attuale del debito. «La nostra intenzione», spiega l'associazione, «è quella di proporre un Patto per la salute della collettività abruzzese, con l'obiettivo di restituire risorse al sociale, al Lavoro, allo Sviluppo e ai Consumatori».
Lo studio condotto da Aldo Ronci responsabile dell'Osservatorio è
fortemente esplicito in questa direzione, e dimostra come siano state
tolte risorse a favore dei consumatori, del lavoro, dello sviluppo e
al sociale, poi dirottate al pagamento delle rate per le cartolarizzazioni e le cessioni pro-soluto.
«Il problema», sottolinea l'associazione in difesa dei consumatori, «è
che il debito c'è, esiste ancora, e se qualcosa è cambiato sono semmai
i creditori: prima erano i fornitori oggi in larga misura sono le banche. A pagare sono i cittadini ed il sistema produttivo attraverso l'Irap, ex-Irpef e l'aumento del costo del Bollo Auto, e si trovano di fronte alla rinuncia di risorse per servizi, dirottati per il pagamento del debito dilazionato. Insomma se invece di pagare un debito immediatamente, paghiamo nei prossimi decenni, non è vero che non abbiamo più debiti li abbiamo trasferiti anche alle future generazioni».
Il secondo equivoco, da chiarire è che, all'indomani del Piano di Risanamento, adottato unitamente al pacchetto di provvedimenti richiesti (Piano di riordino Ospedaliero, Legge sull'accreditamento etc.) «sono giunte solo limitate risorse aggiuntive unitamente a quelle che colpevolmente da anni la Regione Abruzzo non ha ricevuto, per proprie inadempienze (una prassi ventennale) rispetto agli obiettivi proposti dal Governo nazionale».
Una situazione, quindi, che richiede un uso oculato delle risorse, anche di quelle rimesse a disposizione, e la spesa ospedaliera non deve superare il 45% dell'intero ammontare destinato alla sanità.

30/11/2007 9.43