Impiantisti in rivolta:«daremo le chiavi delle stazioni sciistiche alla regione»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Se entro due giorni la Confindustria non vedrà l'avocazione e la delibera immediata sulla sicurezza «metteremo in atto una protesta ancora più dura: porteremo davanti al Consiglio Regionale i gatti delle nevi e i cannoni, e contestualmente consegneremo le chiavi delle stazioni sciistiche all'amministrazione regionale. Noi non vogliamo essere complici del crollo turistico ed economico dell'Abruzzo», conclude Bartolotti.

ABRUZZO. Se entro due giorni la Confindustria non vedrà l'avocazione e la delibera immediata sulla sicurezza «metteremo in atto una protesta ancora più dura: porteremo davanti al Consiglio Regionale i gatti delle nevi e i cannoni, e contestualmente consegneremo le chiavi delle stazioni sciistiche all'amministrazione regionale. Noi non vogliamo essere complici del crollo turistico ed economico dell'Abruzzo», conclude Bartolotti.



Si è svolto martedì scorso l'incontro tra Regione Abruzzo, Anef (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) di Confindustria Abruzzo e i sindaci dei Comuni montani per la definizione dei Bacini Sciistici. Alla seduta era presente l'assessore Caramanico, «che ha fatto i saluti ed è andato via», si lamenta Confindustria, «ed era illustre assente l'assessore Ginoble».
Al dibattito hanno partecipato, in rappresentanza della Regione, soltanto i tecnici.
«La struttura tecnica», assicura Giancarlo Bartolotti, presidente dell'Anef di Confindustria Abruzzo «non è stata in grado di dare alcuna risposta adeguata alle problematiche sollevate dagli operatori Funiviari e dai sindaci, perché non aveva ricevuto un indirizzo unitario, e il dibattito è stato un rinvio continuo alle competenze di altri assessorati e di altre Direzioni».
Un pomeriggio di lavoro perso per tutti presenti che si erano riuniti, venuti da tutti i paesi montani d'Abruzzo.
La situazione «paradossale», di fronte alla ci si è trovati «ancora una volta trovati», è quella di non avere un interlocutore e di non sapere chi deve fare cosa: «la competenza è stata, per l'ennesima volta, ora dei Trasporti, ora dell'Ambiente, ora del Turismo e via dicendo, fino ad andarcene tutti a casa senza aver concluso nulla, anzi, con la sensazione di essere in un labirinto da luna park».
Che le stazioni sciistiche siano a tutt'oggi costrette ad operare con una legge sulla sicurezza «piena di illogicità e contraddizioni e che non garantisce né l'utenza né le società concessionarie» è un fatto noto. La revisione della legge, che avrebbe dovuto essere operativa dal 2006, è stata licenziata dalla Giunta lo scorso 30 luglio per restare ferma da allora ad oggi in IV Commissione.
«Aprire le stazioni sciistiche con l'attuale normativa sulla sicurezza è una follia», assicura Bartolotti, «significa far girare gli utenti sulle piste senza garanzia per nessuno, in un limbo nel quale tutto può accadere e con qualunque esito. La Regione Abruzzo, che nella primavera del 2006 si fregiava con orgoglio del record di presenze nelle stazioni invernali (eravamo al terzo posto in Italia) sembra ce la metta tutta per squalificare il prodotto invernale e remare contro il turismo montano, che pur sbandiera come unico volano dell'economia delle aree interne».
Dopo una disastrosa stagione invernale 2006/2007, che ha causato enormi danni economici alle zone interne dell'intero Abruzzo, «invece di convocare gli operatori del turismo e dei trasporti a fune ed i sindaci dei comuni montani per concordare una strategia comune, onde evitare il ripetersi di simili eventi, la Regione Abruzzo si è resa latitante, a parte sporadici incontri con questo o quell'assessore, alle cui rassicurazioni nulla è seguito».


29/11/2007 9.05