Di Giuseppantonio (Ato6):«con la legge-pasticcio siamo la barzelletta d’Italia»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. «92 Comuni pagheranno lo scotto della guerra fratricida all’interno della sinistra. Il Governatore Ottaviano Del Turco, per risolvere la questione dei costi della politica ha inaugurato una nuova stagione: quella dei costi delle beghe politiche. Costi economici e costi in termini di efficienza della gestione della risorsa idrica».
Ha esordito con toni forti il Presidente dell'ATO Chietino Enrico Di Giuseppantonio, che questa mattina ha tenuto una conferenza stampa insieme al Consigliere di Amministrazione Fabrizio Montepara.
Una vera e propria dichiarazione di guerra che promette toni virulenti tutta interna al centrosinistra. Una decisione quella sugli Ato che di sicuro a scompaginato i piani di più di un amministratore dalla doppia poltrona.
«Perché», aggiunge di Giuseppantonio, «ora, con la legge di riforma del sistema idrico integrato della Regione Abruzzo, non solo aumenteranno i costi di gestione, ma anche le spese per il contenzioso, che si moltiplicherà. Oggi iniziamo una battaglia vera per ridare l'acqua ai Comuni. Non possiamo permettere che l'acqua diventi una merce di scambio politico: l'Assessore Srour ha detto che vuole riprendersi il controllo sulla gestione dell'acqua? Bene, non lo permetteremo, perché l'acqua è dei cittadini! Sarà battaglia dura, perché non possiamo permettere che la politica entri dai rubinetti in tutte le case degli abruzzesi senza neanche chiedere permesso».

"NUOVI COMUNI, NUOVI DISAGI"

Con questa legge, nel comprensorio chietino entreranno d'ufficio e senza sentire le comunità interessate altri 12 Comuni tra cui alcuni, come Chieti, che - secondo Di Giuseppantonio - «finiranno per creare dei problemi ai piccoli e medi Comuni. E poi, vogliamo parlare dell'arbitrarietà delle ripartizioni territoriali “ottimali” che non tengono conto in nessun caso del naturale perimetro dei bacini idrografici? Quale gestione unitaria possiamo avere se i Comuni come Chieti, Francavilla, San Giovanni Teatino sono serviti dalle reti dell'ACA, la società di gestione del comprensorio pescarese e pagano 0,19 euro al metrocubo più che nel nostro comprensorio? Finiremo con il moltiplicare i costi e pagare di più l'acqua».

BARZELLETTA CHE NON FA RIDERE

La confusione generata dalla legge–pasticcio è diventata, secondo il Presidente dell'ATO Chietino, la barzelletta d'Italia.
«In questi giorni mi sono confrontato in seno all'ANCI con altri Sindaci italiani e con alcuni colleghi Presidenti di ATO, che sono rimasti esterrefatti di cotanta sfacciataggine per una manovra palesemente incostituzionale, fatta in barba a qualunque principio democratico. Non si è mai vista una legge di riforma che nasce nelle stanza del potere senza consultare nessuno, sopratutto in un settore così delicato come la risorsa acqua» – ha aggiunto Di Giuseppantonio - Potremmo fare un paragone semplice: se un bambino va male a scuola, per affrontare la questione che si fa? Del Turco dà addosso ai genitori, togliendo loro la patria potestà e lasciando senza colpe la scuola. E' ciò che è accaduto con la riforma: la patria potestà dei Comuni e quindi dei cittadini sulla risorsa acqua è stata usurpata. La domanda che ci dobbiamo porre è di chi sono in effetti le responsabilità, se la gestione della risorsa acqua non funziona al meglio? Assunzioni, appalti e potere sono il vero problema, ma non è l'ATO a gestire il potere, bensì le società di gestione. Un consorzio obbligatorio di Comuni, qual è l'ATO, può essere considerato alla stregua di una associazione di genitori che può solamente tutelare i propri figli. Per quanto riguarda poi la questione morale di cui parla il Governatore Del Turco, io sono perfettamente d'accordo a scendere in campo, ma per fare una battaglia vera, con nomi e cognomi».

"GESTIONE FUORI DALLE LOGICHE CLIENTELARI"

Il Presidente dell'Ente di Ambito ha inoltre ricordato come in questi 40 mesi di incarico sia stata avviata una nuova stagione nella gestione del ciclo idrico integrato del comprensorio chietino, fondata sui principi di trasparenza, risparmio ed efficienza, condivisi dai componenti del Consiglio di Amministrazione e dall'Assemblea dei Sindaci.
Questo ha portato «grandi investimenti per la definitiva soluzione del problema emergenza idrica», con lavori di miglioramento e messa a norma degli impianti di depurazione e fognari, oltre che di potenziamento delle reti di acquedotto per più di 39 milioni di euro.
«Inoltre portiamo all'Assemblea dei Sindaci convocata per venerdì 30 novembre 13 milioni di euro di avanzo che saranno ripartiti tra i Comuni con meno di 5.000 abitanti»- ha annunciato Enrico Di Giuseppantonio.
«Per ottenere questi risultati, abbiamo preteso una gestione fuori dalle logiche clientelari con l'unico obiettivo di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini. Abbiamo vigilato sull'operato della SASI, a volte anche incalzando i vertici della società con toni forti, ma sempre nell'interesse esclusivo dei 92 Comuni che rappresentavamo. Ma ora basta: l'acqua deve tornare ai Comuni. Le logiche di partito del legislatore regionale ha portato all'estremo sacrificio l'intero impianto della legge Galli, che nel 1994 tolse l'acqua ai Comuni per darla ad enti e società consortili. Oggi registriamo il risultato scandalosamente negativo di questo sistema in cui con troppa facilità si inserisce la Regione per mettere le mani sull'acqua. Ora basta: torniamo a quando si pagava meno e il sistema funzionava di più perché l'acqua era gestita direttamente dai Comuni».

28/11/2007 15.08