Codici: «la criminalità ha messo le mani sull'Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L'associazione di consumatori ed utenti "Codici" ha lanciato un appello alle istituzioni affinchè ci si attivi «in modo serio e mirato» contro la criminalità, la cui presenza sul territorio sembra ormai acclarata viste le numerose operazioni svolte dalle forze dell'ordine nelle quattro province.
Così ieri mattina l'associazione ha presentato un dossier, nato prendendo in esame solo fonti giudiziarie e delle forze dell'ordine.
Secondo "Codici", associazione nazionale, rappresentata a livello locale da Domenico Pettinari, l'Abruzzo è una regione «pervasa dal sistema criminale, un territorio in cui convivono diverse cosche e si registra anche la presenza delle cosiddette nuove mafie, cioè quelle rumena, albanese, cinese e Sud Africana».
Di qui la necessità di promuovere un'azione decisa contro droga e prostituzione, usura e racket, ecomafia e riciclaggio: proprio quest'ultimo è uno dei problemi principali della regione, secondo "Codici".
Inoltre l'associazione ritiene che si debba rilanciare una politica tesa alla tutela dell'interesse pubblico. Indispensabile, poi, il potenziamento della magistratura e delle forze dell'ordine.
«C'e' il rischio - ha detto Ivano Giacomelli, segretario nazionale di "Codici" - che il problema della criminalità venga sottovalutato.
Chiediamo quindi un monitoraggio e una lotta serrata a prostituzione e droga, i settori che garantiscono alle organizzazioni un grande capitale criminale.
Maggiore attenzione va posta ai luoghi dove c'è una certa tranquillità perchè è lì che i clan mafiosi investono di più. Da tenere sotto controllo, poi, gli appalti pubblici, per i quali proponiamo un osservatorio partecipato».
Secondo Giacomelli, infine, va mantenuta alta l'attenzione sui porti perchè «il controllo dei porti è il punto nodale della politica criminale».
Come si evince dalla mappa redatta dall'Osservatorio Codici, le diverse criminalità sono radicate, e talvolta sovrapposte, praticamente in tutta la superficie abruzzese, «e praticano qualunque tipo di attività illecita con risvolti altamente redditizi».
Particolare rilevanza assume in Abruzzo il settore dell'ecomafia che la vede ormai coinvolta da diversi anni nella nuova rotta, la cosiddetta "rotta adriatica", che viene utilizzata da organizzazioni criminali quali Camorra, 'Ndrangheta, Mafia Siciliana e Sacra Corona Unita, per lo smaltimento illegale dei rifiuti.
«Gli enormi proventi di questi affari», ha spiegato Pettinari, «ossia le ingenti quantità di denaro, avviano una seconda fase dell'organizzazione, infatti ripuliti con attività legali, (ristoranti, club, bar, autosaloni, negozi di abbigliamento, finanziarie, grandi magazzini, ecc.), molte delle quali hanno la funzione di fare da trait d'union tra i gruppi criminali e la classe politica e dirigente della zona. Rientra nel "malcostume" malavitoso, tra l'altro, la prassi di stringere legami con gli amministratori pubblici al fine di veicolare l'assegnazione di appalti pubblici».

23/11/2007 9.20

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