Cna di Teramo: «esistiamo anche noi»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. La Cna-Commercio & Turismo di Teramo, dopo le polemiche sorte sulla scia delle modifiche fatte alla legge 25 sul commercio e sulla concertazione con le associazioni di riferimento ricorda alla Regione: «esistiamo anche noi».
La Cna rappresenta oggi oltre 800 associati solo nella provincia di Teramo, e qualche migliaio a livello Regionale, insieme alle oltre 10 mila Imprese Artigiane e PMI.
«Nonostante la consapevolezza del nostro peso e del nostro ruolo, non abbiamo mai, voluto metterci in contrapposizione con le altre associazione di categoria, ma in maniera coerente e determinata, vogliamo portare avanti un nostro progetto autonomo con un'azione sindacale ragionata, propositiva e non urlata».
Secondo l'associazione «il malessere economico e sociale del nostro territorio non è da attribuire alle liberalizzazioni che hanno interessato il nostro Paese negli ultimi tempi, e quelle che si faranno speriamo in tempi brevi, in tutti i settori e categorie oggi protette e contingentate. Così come non ci sembra affatto una cosa negativa dare ai Comuni più poteri decisionali in determinate materie».
Ma il Cna sottolinea come sarebbe opportuno «ascoltare maggiormente le associazioni di categoria e concertare insieme le azioni da compiere per la ripresa economica, produttiva ed occupazionale, e su questo certamente la Regione Abruzzo ha delle grosse responsabilità per non aver praticato a sufficienza il metodo della concertazione». E l'associazione chiede alla Regione Abruzzo, di stanziare maggiori risorse per le attività economiche e produttive, «tagliare con coraggio e determinazione gli sprechi (per esempio nella Sanità) abbassare gli oneri fiscali che frenano la ripresa economica, approvare celermente la nuova legge di settore al fine di allineare in chiave Europea la presenza e l'offerta del Commercio in Abruzzo, studiare strategie innovative per le imprese come, ad esempio, percorsi formativi per lo sviluppo di funzioni manageriali (marketing, intermediazione dei mercati) e di cultura del networking collaborativi; oppure, progettare servizi pubblici (es. Centri di
Ricerca) che rendano le imprese meno dipendenti dal sistema locale del credito, poco attento alla differenziazione del rischio e dunque non sempre propenso a recitare un ruolo di reale volano dello sviluppo»


30/10/2007 9.47