Racket, in Abruzzo oltre il 50% non si ribella. Solo il 3% denuncia

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Più di un terzo delle imprese italiane (37%) percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza negli ultimi 2-3 anni. Nelle regioni del Centro-Nord, in particolare, c'è una maggiore percezione di un aumento di furti e rapine e, nelle regioni meridionali, una maggiore percezione dei fenomeni del racket e dell'usura.
Un'Italia, quindi, spaccata a metà è quella che emerge dal rapporto Confcommercio-Gfk Eurisko presentata ieri a Palermo. Nell'indagine Abruzzo e Molise sono state messe insieme e quello che emerge è un quadro inquietante fatto di paura e volontà di non denunciare i soprusi.
Negli ultimi due-3 anni i livelli di sicurezza secondo gli imprenditori di Abruzzo e Molise sono rimasti invariati: stessi pericoli, infatti per il 66% degli intervistati. Un peggioramento lo ha registrato il 28% degli intervistati, per il 4% la sicurezza è addirittura migliorati e il 2% non ha risposto.
Ma a che tipo di reato è dovuto la mancanza di sicurezza? Il 44% degli intervistati ha dichiarato di essere stata vittima nell'ultimo triennio di furti, il 26% rapine, il 21% di usura e il 13% di estorsioni.
Per quanto riguarda l'usura, Abruzzo e Molise fanno registrare un dato molto alto, soprattutto se comparato con la media nazionale che si attesta a 16%.
Ma cosa, per gli imprenditori, aiuterebbe a stare più sicuri?
Solo il 2% degli abruzzesi e molisani si dichiara a favore e crede nell'utilità delle associazione anti racket, il 19% ha fiducia del poliziotto di quartiere, il 20% ritiene che basti fare attività di prevenzione (con telecamere, vetrine blindate, vigilanza privata), il 35% pretende l'aiuto delle forze dell'ordine e si dichiara pronto a collaborare, il 48% chiede maggiore protezione sul territorio e il 48% vorrebbe la certezza della pena.
Ma cosa si fa poi in realtà per mettere in sicurezza la propria azienda?
Per quanto riguarda il fenomeno del racket, il 51% rivela di non fare niente. Subisce senza ribellarsi o denunciare. Il 15% si rivolge ad una assicurazione, il 12% si affida alla vigilanza privata, l'11% alle telecamere, un altro 11% si dota di vetrine corazzate e appena il 3% denuncia.

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19/10/2007 9.41