Privatizzazione acqua, domani in Consiglio regionale salta la decisione: ci pensa il governo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una improvvisa decisione del governo di prorogare i termini di soppressione degli Ato diluisce la discussione e dilata i tempi anche per la legge regionale.

ABRUZZO. Una improvvisa decisione del governo di prorogare i termini di soppressione degli Ato diluisce la discussione e dilata i tempi anche per la legge regionale.

Fiono a stamattina infatti era reale una vera e propria corsa contro il tempo per approvare entro domani la legge per scongiurare la privatizzazione.

Anche perchè si erano intensificate le voci di volontà di privatizzare.

Sia a livello regionale che in alcuni ambiti territoriali, infatti, la mancata riforma del ciclo idrico integrato rischia di creare una situazione di stallo che potrebbe favorire la privatizzazione del servizio, con l’ente pubblico non più in grado di provvedere alla gestione.

Accade per esempio nell’ambito numero 6 Chietino – quello che vede come Comune capofila Lanciano e che serve 73 altri Comuni della zona – dove l’assemblea dei sindaci continua a slittare e rimandare l’approvazione dell’aumento delle tariffe.  Proprio qualche giorno fa, all’ennesimo rinvio dell’assemblea, i sindaci di centrosinistra dei Comuni dell’Ato hanno tuonato contro i colleghi di centrodestra, accusandoli di voler avviare, con questa situazione di stallo, la privatizzazione del servizio.

Ma avviene, ancora di più, in ambito regionale, dove è allo studio la riforma dell’Ato unico, che dovrebbe approdare domani, venerdì 25 marzo, all’esame del Consiglio regionale.  Il 31 marzo è infatti il termine ultimo per le regioni entro cui approvare quanto stabilito dal decreto Milleproroghe circa la riforma del servizio idrico, che delega la materia alle stesse regioni. Ma sembra che la Regione Abruzzo sia ancora ‘titubante’ rispetto alla riforma e non trovi il consenso generale necessario.

Ipotesi, questa, negata dall'assessore regionale al ciclo idrico integrato, Angelo Di Paolo, che ha smentito le voci di dissidi nella maggioranza di centrodestra sulla bozza di riforma dell'acqua che sarà al vaglio del Consiglio regionale nella seduta di venerdì.

«La maggioranza di centrodestra – ha precisato Di Paolo - é coesa sulla proposta di riforma del ciclo idrico integrato licenziata dalla Giunta che si incentra su un unico ambito territoriale ottimale e con un numero di società di gestione da stabilire».

Di Paolo ha anche sottolineato che nei giorni scorsi c'é stata una riunione alla presenza del coordinatore regionale Pdl, Filippo Piccone, e di esponenti del Pd, nella quale «è stato ribadito che venerdì in consiglio sarà esaminata la bozza con l'Ato unico con la proposta aperta ad integrazioni, visto che il Pd sta discutendo al suo interno. Ma l'intesa c'è – ha aggiunto l’assessore - perché la riforma dell'acqua non è solo di una parte politica ma di tutti gli abruzzesi».

Anche Di Paolo, tuttavia, ha riconosciuto il pericolo di privatizzazione dell’acqua, ricordando che la riforma deve essere approvata perché altrimenti, se si supera il termine del 31 marzo per affidare la gestione, si deve procedere alla gara di appalto e quindi c'é il serio di rischio di perdere il valore di acqua pubblica.

«Con la riforma – ha aggiunto l’assessore - possiamo andare avanti con il porre le basi per l'affidamento diretto a società pubbliche di gestione visto che da tempo stiamo lavorando perché le attuali Spa si adeguino allo status in house».

TARANTINI: UN’OCCASIONE PER TENERE CONTO DELLE ESIGENZE DELLE ZONE MONTUOSE

Sulla riforma del ciclo idrico integrato si registra anche un intervento ‘di parte’; quello del sindaco di Pizzoferrato, Nicola Tarantini, che già in passato aveva preso posizione contro l’abbandono delle aree montane e isolate, troppo spesso perpetrato dalla Regione. 

Ora Tarantini fa riferimento proprio alla riforma degli Ato e sottolinea come questa sia l'occasione che la Regione Abruzzo ha di riformare la materia tenendo conto delle esigenze che i piccoli comuni montani hanno.

«Occorre adesso – puntualizza il sindaco di Pizzoferrato - tenere conto delle legittime e mai rispettate aspettative che i comuni montani devono avere nel nuovo quadro normativo che si sta per delineare circa l'accorpamento dei superati Ambiti ottimali acquedottistici e per le loro conseguenti società di gestione del servizio idrico».

Tarantini fa notare anche un paradosso di fondo: «Come sempre accade in questo nostro paese si passa dall'eccesso della frammentazione delle competenze in materia di servizio idrico, all'accorpamento, che è benvenuto se serve a contenere i costi e a tagliare Consigli di amministrazione che appesantivano i costi direttamente sulla tariffa da imporre al cittadino, ma deve tenere conto assolutamente della diversa tariffa che va applicata ai cittadini dei piccoli comuni montani».

Secondo l’amministratore, dunque, non è pensabile che la riforma dell’Ato univo determini un’unica tariffa per tutti i Comuni della regione, perché si devono considerare le diverse peculiarità dei territori. Tarantini al proposito propone di prevedere un contributo annuale, a titolo di ristoro, per tutti quei Comuni entro i cui territori sono localizzate le sorgenti, le relative opere di captazione e le reti realizzate con mutui contratti e sostenuti con l'impiego del parametro della capacità di indebitamento.

«Nessun politico – fa notare Tarantini - ha sostenuto questa specificità nei confronti di territori montani marginali e colpiti anche da emergenze che accelerano lo spopolamento e il degrado. In un momento di gravissima difficoltà economica, e soprattutto in concomitanza dei redigenti bilanci di previsione, sarebbe un bel segnale da dare a chi sta progressivamente perdendo la fiducia e soprattutto la concreta possibilità di considerare, e non solo a ridosso dei classici appuntamenti elettorali, una concreta aspettativa, e cioè quella di vedersi riconosciuta la specificità montagna».

24/03/2011 10.18

LA CGIL:«RINVIARE»

 «La decisione del governo di rinviare  al 31 dicembre 2011 la soppressione degli ATO fa venire meno l’urgenza di sottoporre al voto del Consiglio Regionale del 25 marzo la proposta di legge della Giunta sull’ATO Unico, dal momento che il 12 e 13 giugno si svolgerà il referendum che chiede di mantenere pubblica la gestione dell’acqua».

Lo dice la Cgil Abruzzo che aggiunge:«legiferare a livello regionale mentre la legge nazionale di riferimento per l’affidamento dei Servizi Pubblici Locali , tra cui il Servizio Idrico Integrato, può essere radicalmente cambiata per volontà dei cittadini, non è cosa saggia. Ancor più se consideriamo che le dichiarazioni  della Giunta  di voler mantenere l’acqua a gestione pubblica, con l’affidamento in house, sono assegnate ad un  percorso previsto dalla legge nazionale che la stessa Giunta regionale, nella relazione di accompagnamento al provvedimento proposto, considera  come “residuale”».

 24/03/2011 14.37

 

Relazione disegno di legge unico articolomarzo 2011bis - 1