La Regione si butta sull'agricoltura biologica

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L'Abruzzo sceglie l'agricoltura biologica. In regione solo 1600 le aziende impegnate nel comparto e sono circa 6000 gli ettari di superficie coltivata con questo metodo. Novità in vista per il settore.
«Ormai questo comparto rappresenta la punta di diamante in fatto di qualità dell'agroalimentare abruzzese», ha commentato l'assessore all'agricoltura Marco Verticelli. Tra le iniziative della Regione quella di trasferire tutta l'agricoltura regionale nel biologico.
«L'agricoltura biologica gode di possibilità assai promettenti di sviluppo in questa nostra regione - ha concluso Verticelli - le caratteristiche territoriali e climatiche, il gran numero di varietà vegetali coltivate, la tradizione nell'elaborazione dei trasformati, la presenza di produzioni zootecniche di pregio e le capacità imprenditoriali degli operatori del settore, rappresentano le condizioni ed i presupposti migliori per lo sviluppo dell'agricoltura biologica, i cui prodotti sono peraltro garanzia di salute per tutti».
Eppure qualche settimana fa il settimanale l'Espresso con una sua inchiesta aveva mostrato come non sempre il bio è indice di maggiore
qualità: «il mercato è sempre più simile a quello industriali, ma spesso sono anche molto meno salubri. Di pari tenore», scrive ancora l'Espresso, «sono anche gli studi svolti sulle materie prime: nessuno è in grado di dimostrare che pomodori, mele, zucchine o cereali col marchio bio facciano meglio alla salute degli altri. Ma tutti vediamo che costano ben di più, con una differenza di prezzo che oscilla tra il 30 e il 35 per cento; che oltre il 30 per cento degli italiani li preferisce, e che a sceglierli sono in prevalenza trenta-quarantenni, sono mamme desiderose di dare il meglio ai bambini, sono persone molto preoccupate di garantirsi un'alimentazione più sana possibile (come mostra un'indagine Censis-Confcommercio)».

 

IL SERVIZIO DELL'ESPRESSO