I ginecologi:«partorire in Abruzzo è rischioso in metà delle sale parto»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Una notizia che rischia di gettare il panico ma arriva proprio dagli addetti ai lavori. I ginecologi abruzzesi aderenti all'Aogoi, l'associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri, riuniti a congresso a Lanciano sostengono che «partorire in alcune zone dell'Abruzzo è ancora un rischio».
Gli specialisti ritengono che in almeno la metà delle sale parto non siano garantiti gli standard minimi previsti nel Decreto ministeriale del 24 aprile 2000. «Troviamo violazioni così palesi e numerose che bastano a decretarne l'immediata chiusura», hanno dichiarato Antonio Di Francesco, primario ginecologo all'ospedale di Lanciano, organizzatore del convegno, e Quirino Di Nisio, segretario regionale Aogoi.
Con un appello i medici chiedono a Regione e direzioni Asl l'immediata chiusura dei punti nascita in questione, spiegando che «il problema non è determinato da requisiti strutturali», spiegano, «ma da setting operativi ben precisi richiesti dalla legge per assicurare un'assistenza adeguata e sicura alla mamma e al bambino prima, durante e dopo il parto, che per essere garantite devono prevedere sette giorni su sette e nelle 24 ore una guardia attiva con la presenza del ginecologo, il pediatra, l'anestesista, una capo ostetrica e un'ostetrica, un'infermiera, un'infermiera pediatrica e un'ausiliaria».
Il dato appare quanto meno allarmante: «almeno la metà dei punti nascita d'Abruzzo non rispetta tali requisiti minimi, ed è pertanto totalmente fuorilegge».
Un esempio anche nella Asl Lanciano-Vasto «dove in condizioni di non
Sicurezza», spiegano i medici, «opera il punto nascita dell'ospedale
di Atessa, che non è a norma né dal punto di vista organizzativo né dal punto di vista tecnologico, sia per la parte ostetrico-ginecologica sia pediatrico-neonatologica».
Ed è scattata immediatamente una interrogazione parlamentare presentata dal segretario regionale abruzzese nonche' capogruppo vicario della Democrazia cristiana per le Autonomie alla Camera, Giampiero Catone.
11/06/2007 15.44