Quinta giornata dell’Economia, Chieti e Teramo crescono ma possono fare di più

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In occasione della quinta Giornata dell’Economia, la Camera di Commercio di Chieti e Teramo hanno diffuso i dati sull’andamento dell’economia provinciale nel 2006. Quello che è emerge è continua crescita del numero di imprese, seppur al di sotto di quanto registrato a livello regionale e nazionale ma la provincia di Teramo si deve scontrare con una frattura nel rapporto tra imprese e territorio e tra politica ed impresa, e con la difficoltà di ricambio generazionale.
A Chieti bene l'artigianato e le costruzioni. Cresce il numero di imprenditori immigrati e nella graduatoria nazionale del Pil pro-capite e la provincia di classifica al 65° posto, risultando così la prima provincia meridionale. Si conferma l'alta propensione all'export (con il comparto dei mezzi di trasporto in crescita del +9%) mentre permane la limitata propensione innovativa del sistema locale.

DEMOGRAFIA DELLE IMPRESE


Seppure ad un ritmo più contenuto rispetto al 2005, la base mprenditoriale locale si è accresciuta di 249 unità, portando lo stock delle imprese iscritte all'omonimo Registro al valore di 48.696 unità.
Il saldo positivo del 2006 è dato dalla differenza tra fra le 2.700 nuove iscrizioni e le 2.451 cessazioni (al netto delle cancellazioni d'ufficio) verificatesi tra gennaio e dicembre. Ne è risultato un tasso di crescita pari allo 0,5%, valore inferiore a quello registrato nell'anno precedente (0,8%) ed anche al di sotto della media regionale (1,1%) e nazionale (1,2%).
Il rallentamento della vivacità demografica è stato determinato da un accentuarsi del numero delle cessazioni (aumentate dell'1,9%) a cui si è associata una flessione del numero delle iscrizioni (-2,7%).
Il comparto agricolo, che con 17.405 imprese rappresenta il 35,7% del totale, è quello che nel corso del 2006 ha segnato la più marcata e netta riduzione delle unità produttive (-400) con una conseguente variazione negativa dello stock (-2,2%).
La performance più brillante, invece, è quella riportata dal settore delle costruzioni (10,6% è la sua incidenza sul totale imprese), con un saldo positivo di 131 unità pari ad un tasso di crescita del +2,6%.
Pressoché stabili si sono presentati sia il comparto delle attività manifatturiere (-0,2%) che quello del commercio (-0,3%).
Il settore artigiano della provincia di Chieti chiude il 2006 con un ulteriore rafforzamento della base produttiva: a fine dicembre esso, infatti, conta 10.220 imprese, pari al 21% del totale delle imprese, contro le 10.097 dell'anno precedente.
I settori in cui la presenza delle imprese artigiane è predominante sono il comparto edile e le attività manifatturiere. Scendendo nel dettaglio, il comparto delle costruzioni, con 3.543 imprese, rappresenta il 34,7% (33,6% nel corrispondente periodo dell'anno precedente) del totale, mentre il comparto industriale assorbe il 27,5%.
A seguire il comparto dell'artigianato di servizio (26%) e quello del commercio (10%).
Nel 2006 si sono registrate 802 iscrizioni di imprese artigiane, per un tasso di natalità pari al 7,9%, a fronte di 679 cancellazioni, pari ad un tasso di mortalità del 6,7%.
Tali dinamiche hanno prodotto un saldo nati-mortalità (valore ottenuto dalla differenza tra iscrizioni e cancellazioni) positivo di +123 imprese e, di conseguenza, il tasso di sviluppo complessivo si è attestato all'1,2%.
Nella provincia si rileva un'elevata incidenza delle imprese femminili, che rappresentano il 29,2% del totale delle imprese, valore che si colloca al di sopra del dato nazionale (23,9%).
Un altro fenomeno in espansione è rappresentato dagli imprenditori extra-comunitari: in provincia di Chieti essi hanno raggiunto uno stock di 2.194 unità, registrando un incremento del +9,4% rispetto al 2005.

COMMERCIO CON L'ESTERO


I dati (ancora provvisori) diffusi dall'ISTAT sul commercio estero mostrano una discreta performance delle esportazioni della provincia di Chieti, che coprono oltre il 60% del totale dell'export regionale. Il sistema imprenditoriale teatino ha esportato nel corso del 2006 merci per un totale complessivo di 4 miliardi di euro e, rispetto al 2005 il valore delle esportazioni è cresciuto del +8,6% contro il 5,5% registrato a livello regionale.

MERCATO DEL LAVORO


Secondo i dati dell'indagine sulle forze di lavoro, in provincia di Chieti nel 2006 gli occupati sono 152.000, di cui 110.000 lavorano alle dipendenze mentre 41 mila sono lavoratori autonomi.
Il tasso di disoccupazione, attestatosi al 5,9% risulta al di sotto della media regionale (6,5%) e nazionale (6,8%). Particolarmente elevato è il tasso di disoccupazione femminile, pari al 8,9% contro il 4% di quello maschile.

REDDITO DISPONIBILE E TENORE DI VITA


In provincia di Chieti i consumi finali interni delle famiglie sono aumentati del +4,5%, a fronte di una media regionale del +3,8% e nazionale del +3,5%.
Si nota, inoltre, che è maggioritaria la componente dei consumi non alimentari, che assorbe l'81,5% del totale, a scapito di quella dei consumi alimentari, che ricopre il 18,5%.

COMPETITIVITA' DEL TERRITORIO


Per misurare la competitività del territorio sono stati utilizzati gli indicatori relativi ai bilanci societari e all'innovazione tecnologica.
Con riferimento alla remunerazione dei fattori produttivi, si osserva che è aumentata l'incidenza del costo del lavoro, pari a 65,3%, a scapito della remunerazione del capitale proprio (28,7%). L'incidenza della spesa relativa agli oneri finanziari invece è passata dal 7,4% del 2000 all'attuale 6,1%.
Per quanto riguarda la capacità innovativa è possibile evidenziare che le imprese locali sono più utilizzatrici di tecnologia che produttrici. Circa il 70% dei beni esportati, infatti, è ad alto contenuto tecnologico, ma il numero di brevetti presentati è ancora molto al di sotto della media nazionale.

INDICATORI CREDITIZI

Il sistema creditizio opera in provincia di Chieti con 172 sportelli.
L'ammontare dei depositi bancari ha registrato un aumento del +4,2%, raggiungendo 3.270 milioni di Euro. Andamento positivo anche per gli impieghi, che si presentano in rialzo (+13,6%) e con un tasso più elevato rispetto ai livelli medi nazionali (+7,6%).
In calo il fenomeno dei crediti in sofferenza: il rapporto sofferenze/impieghi, infatti, si è attestato al 5% contro il 6,6% dello scorso anno, anche se la percentuale di crediti incagliati rimane più elevata rispetto a quanto registrato a livello nazionale (3,6%).

LA SITUAZIONE TERAMANA

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LA SITUAZIONE TERAMANA

Nel corso del 2006, in particolare, si è registrata in provincia una crescita imprenditoriale del 2%, superiore all'1,2% nazionale (bene soprattutto edilizia e commercio all'ingrosso).
«Il maggior contributo alla crescita – ha spiegato Lorenzo Pingiotti, dell'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Teramo – è arrivato soprattutto dalle società di capitale (crescita del +10,7%) e dalle cooperative, rispetto alle imprese individuali e alle società di persone».
Queste ultime hanno dichiarato minori incrementi produttivi nel 2006 rispetto al 2005 (rispettivamente - 21, 3% e – 12,9%). Dunque, performance aziendali a due velocità, dal momento che la frazione di imprese che ha accusato peggioramenti è formata soprattutto da imprese individuali e microimprese, in particolare artigiane.
Gli investimenti rallentano ma sono più selezionati. Ad alimentare gli investimenti provinciali è stato, nel corso del 2006, soprattutto il settore edile (+1,5%); il 13% delle imprese ha realizzato nuovi investimenti, con punte di eccellenza del 25,9% nella metalmeccanica, del 23,5% nell'estrattivo – chimica e del 20% nel legno – mobili.
Per quanto concerne il settore dell'occupazione, sono stati registrati più occupati, ma pochi assunti (ancor meno nelle micro imprese). La percentuale di occupati in provincia è cresciuta del +2,6% nel 2006, rispetto all'1,9% nazionale, ed è stata assorbita soprattutto dalle imprese maggiori.
L'export teramano è diminuito del 2,6% incrementando, in compenso, il proprio contenuto tecnologico ed aprendosi a nuovi mercati “ricchi” extra Ue, come la Russia (+4,6%). Tra le “sorprese”, quella proveniente dal distretto tessile di Giulianova che tra il 2001 ed il 2004 ha aumentato gli addetti nell'industria.
«Una ripresa economica c'è stata in Abruzzo – commenta l'economista Giuseppe Mauro – ma non è stata omogenea né a livello settoriale, né territoriale». La provincia di Teramo, in tal senso, viene considerata dagli economisti un'area critica: «in essa – spiega Mauro - si cominciano ad avvertire fratture nel rapporto tra imprese e territorio e tra politica ed impresa, oltre alle evidenti difficoltà di ricambio generazionale».
A testimoniare l'esistenza di queste fratture la diminuzione marcata del profitto lordo in ambito provinciale, il forte aumento del ricorso al credito, la diminuzione del tasso di competitività (-2,6%). Lo stesso “sistema moda”, che occupa il 22% delle esportazioni teramane, ha avuto un andamento fortemente negativo, perché ancora senza marchio e dunque scarsamente in grado di imporsi a livello competitivo. Il professor Mauro ha individuato in una «maggiore destinazione delle risorse regionali per lo sviluppo economico, nel rafforzamento delle componenti terziarie e nella maggiore capacità attrattiva del territorio» le linee – guida da seguire per arginare gli evidenti disequilibri che penalizzano il sistema economico produttivo provinciale.
«La politica - conclude l'economista - dovrebbe viaggiare alla stessa velocità dell'economia».
Il vice segretario generale dell'Ente camerale teramano, Salvatore Florimbi, ha illustrato i risultati della ricerca sulla clientela estiva in provincia di Teramo condotta dal Tavolo Provinciale del Turismo. «Nel 2006 la stagione turistica ha invertito la tendenza negativa degli ultimi anni, incrementando sia gli arrivi, che le presenze e attestandosi, dunque, come positiva nel rilancio del turismo provinciale».
Dall'indagine è emerso che il turismo in provincia è essenzialmente di tipo familiare (57%), si appoggia a strutture extralberghiere (55%), è abbastanza fidelizzato (il 35% dei turisti torna nei luoghi in cui ha soggiornato), ha una forte vocazione al risparmio (soprattutto per le spese commerciali e ricreative), ha il suo principale canale pubblicitario nel “passaparola” positivo fatto da parenti ed amici.
Il presidente Di Carlantonio, ha sottolineato «la disattenzione dimostrata ancora una volta dalla Regione per la mancanza di un proprio interlocutore al tavolo del dibattito questo importante dibattito, a dimostrazione della permanente distanza della politica dal mondo economico e produttivo».