Riserva Borsacchio, i 500 emendamenti di Rifondazione fanno slittare la decisione

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Dopo ore di discussione oltre la mezzanotte, il Consiglio regionale ha rinviato alla prossima seduta, quella del 5 aprile, l'esame della proposta di legge di ridefinizione del perimetro della riserva naturale Borsacchio.

A vincere è stato quindi l'ostruzionismo di Verdi, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani che hanno presentato complessivamente oltre 500 emendamenti. Secondo i tre partiti di opposizione la proposta nasconde un' operazione edilizia e quindi una speculazione. Tra le forze di opposizione il Pd ha votato con la maggioranza i vari emendamenti. In aula sono stati presenti fino alla fine operatori turistici di quei territori in particolare campeggiatori che attendono l'approvazione del provvedimento per migliorare le strutture ricettive.

Via libera, invece, ad un emendamento - approvato all'unanimità - che consente ad Abruzzo Sviluppo Spa (società in house della Regione) di acquisire il capitale di Sviluppo Italia Abruzzo Spa, con un investimento di 645 mila euro derivanti da economie inserite nel bilancio regionale e destinate a misure di sostegno alle imprese.

Sviluppo Italia Abruzzo era stata messa in liquidazione da Invitalia: a rischio c'erano 19 posti di lavoro, ma anche la sopravvivenza di tre Incubatori di impresa (localizzati a Sulmona, Avezzano e Mosciano Sant'Angelo, e che offrono servizi alle attività in fase di start up, mettendo a disposizione anche spazi attrezzati) che ospitano attualmente 45 aziende per un totale di 323 occupati. Il provvedimento consentirà non solo di salvaguardare le professionalità, ma anche di acquisire infrastrutture per un valore di circa 8 milioni di euro.

«L’atteggiamento del Consigliere Maurizio Acerbo è puramente ideologico», ha commentato Berardo Rabuffo, capogruppo di Fli, «e si traduce nella volontà di conservare una situazione di fatto ingiusta che penalizza i residenti e le numerose attività turistiche presenti nella zona. Sul disegno di legge si sono espressi i cittadini, le varie associazioni, i comuni di Roseto e Giulianova, la Provincia di Teramo e la Giunta Regionale per tramite del dirigente del settore competente e dell’assessore. Di fronte alle richieste del territorio, Acerbo continua una sua lotta capricciosa e masochista, oltre che ideologica».

«La minoranza ha il diritto ed il dovere di controllare e di stimolare l’azione della maggioranza attraverso la dialettica fondata su tesi costruttive volte al miglioramento delle proposte ricevute», ha proseguito Rabuffo. «Forse Maurizio Acerbo ha fatto confusione di questi ruoli ostinandosi a combattere una battaglia personale».

SANITA', PD CONTRO MAGGIORANZA

«La mancata approvazione del nostro sub-emendamento provocherà una drammatica riduzione dei livelli essenziali di assistenza nei nostri ospedali regionali. E questo ci preoccupa tantissimo», hanno denunciato i consiglieri regionali del Pd, Giovanni D’Amico, Giuseppe Di Pancrazio e Claudio Ruffini, che questa mattina hanno tenuto una conferenza stampa per «denunciare il grave atto di arroganza compiuto dalla maggioranza di centrodestra nei confronti» di una “norma-ponte” che avrebbe potuto salvaguardare la qualità della sanità regionale e soprattutto l’occupazione dei precari».

Il vice presidente del Consiglio regionale, Giovanni D’Amico, ha attaccato il vice presidente vicario, Giorgio De Matteis, che ieri ha presieduto i lavori consiliari.

«Non abbiamo affatto compreso l’atteggiamento del presidente De Matteis, il quale – ha osservato il vice presidente Giovanni D’Amico – si è opposto alla nostra norma. Mentre successivamente ha consentito l’inserimento di norme “intruse” per altre leggi approvate in Aula come nel caso di Sviluppo Italia Abruzzo. È stato un atteggiamento chiaramente politico, in quanto si è schierato contro i precari dell’Asl aquilana, se consideriamo che proprio in questi giorni l’Ospedale dell’Aquila sta chiudendo alcuni reparti. Il Partito democratico – conclude D’Amico – vigilerà affinché sia garantita la salute dei cittadini».

E' entrato nel merito della vicenda il consigliere regionale Giuseppe Di Pancrazio: «Oggi abbiamo 1.200 precari, di cui 329 nella Asl dell’Aquila che purtroppo torneranno a casa – sostiene Di Pancrazio – Questa norma aveva l’obiettivo di mantenere in servizio i lavoratori precari sino al 31 dicembre 2011 e, nel frattempo, il Presidente Chiodi poteva adottare provvedimenti mirati a risolvere la problematica. Non aver approvato questo sub-emendamento – conclude – è stata una scelta rischiosa, inopportuna e forse scellerata».

Il consigliere regionale Claudio Ruffini, infine, ha attaccato il presidente Chiodi. «E’ una giunta che licenzia e manda a casa i giovani – incalza Ruffini – Dopo i co.co.co potevano essere stabilizzati come prevede la legge, oggi, questa maggioranza manda a casa i precari della Asl. La riduzione dei livelli essenziali di assistenza provocherà un aumento della mobilità passiva verso gli ospedali di fuori regione, con un incremento dei costi per il bilancio regionale. Pertanto – conclude – siamo molto preoccupati».      

L’articolo aggiuntivo presentato dal Pd prevedeva che, nei limiti imposti dai piani di rientro nella gestione del servizio sanitario regionale, la Regione Abruzzo potesse autorizzare i Direttori generali delle Asl regionali a prorogare i contratti di lavoro a termine e di collaborazione in essere al 31 dicembre 2010 con il personale medico, infermieristico ed ausiliario impiegato nelle Aziende sanitarie.

23/03/2011 15.25