Ecomafia, 157 illeciti scoperti nel 2006 in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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Ecomafia, 157 illeciti scoperti nel 2006 in Abruzzo
IL RAPPORTO. Sono 157 gli illeciti riscontrati in Abruzzo nel settore rifiuti, un dato in crescita rispetto all'anno prima. E' quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, presentato ieri. Nella regione sono state fatte 158 denunce, 16 arresti e 56 sequestri. LA DISCARICA DI BUSSI - LA MAFIA IN ABRUZZO
Il record (448 illeciti) è tutto della Campania, che vede crescere i reati in questo settore passando in un anno dal secondo al primo
posto. Segue la Sicilia che sale dal 4/o posto al secondo (426 infrazioni pari al 9,7% del totale) e la Puglia, dal primo al
terzo posto (410 reati, 9,3% del totale). Il Veneto scende al 6/o posto della classifica (era terza).
Il fenomeno della criminalità legata al settore rifiuti fattura 23 miliardi di euro l'anno. La criminalità organizzata fa sparire ogni 12 mesi una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso (2.600 metri) e ogni ora si contano tre reati, come il traffico di animali sevaltici, lo smaltimento illegale di rifiuti o la costruzione di case abusive.

RIFIUTI SPARITI NEL NULLA

Sono circa 26 milioni le tonnellate di rifiuti che scompaiono nel nulla, circa il 25% del totale prodotto, e il business della "Rifiuti spa" cresce in un anno del 38%. Ma un elemento positivo c'è: il 2006 è l'anno dei record, per il numero d'inchieste (18), di arresti (126) e di persone denunciate (417), grazie allo strumento fornito alle forze dell'ordine e alla magistratura dall'introduzione del delitto ambientale di organizzazione di traffico illecito di rifiuti.
Per quanto riguarda i traffici internazionali la Cina si conferma meta privilegiata dei traffici illeciti provenienti dai paesi industrializzati. Più del 90% dei rifiuti esportati in Cina finisce nei villaggi della costa, dove, senza alcuna precauzione, viene recuperato il possibile. Tra le mete dei traffici illegali anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia e alcuni paesi del Nord Africa.

TRAFFICO E SFRUTTAMENTO ANIMALI

Il traffico e lo sfruttamento di animali in Italia alimenta invece un business di 3,1 miliardi di euro (stima Ente nazionale protezione animali - Enpa), di cui 700 milioni arrivano dai combattimenti clandestini, 1,2 miliardi dalle corse illegali, 500 milioni dalla macellazione clandestina e 700 milioni dal traffico di specie protette. Va sottolineata la moltiplicazione di corse clandestine di cavalli in Sicilia, Campania e Puglia (15 i casi accertati negli ultimi 12 mesi).

«Le Ecomafie continuano a imperversare nei rifiuti, nell'abusivismo edilizio, nel cemento, nel racket delle specie protette - ha detto Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, introducendo il rapporto che quest'anno viene presentato sotto forma di libro -. Anche grazie al messaggio del capo dello Stato, stiamo vedendo che oggi l'impegno per contrastare l'Ecomafia è grande e l'interesse che viene dal governo e dal parlamento ci fa ben sperare nella risoluzione più prossima a questo dilagante fenomeno».
Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha riconosciuto a Legambiente il «grande merito di aver mantenuto un impegno costante su una problematica purtroppo sottovalutata. C'è un vuoto normativo e per tentare di intervenire nel contrasto dell'attività criminosa della mafia occorre la volontà ferma e radicata di togliere i beni alle famiglie criminali».
«Ho già mandato - ha reso noto - congiuntamente al ministero della Giustizia, un disegno di legge contro i delitti e i crimini ambientali da presentare al Consiglio dei ministri per l'avvio di una discussione parlamentare».

18/04/2007 9.24