Aumenti record dell’Irpef in Abruzzo: +90,9%

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Aumenti Irpef tra i più pesanti in Italia. Sono noti i dati degli aumenti dell’Irpef scattati nei diversi Comuni d’Italia. Il dato medio nazionale dice che gli aumenti sono stati considerevoli (+66,2%), ma quelli verificatisi in Abruzzo sono tra i più pesanti. La media dei quattro comuni capoluogo di provincia abruzzesi è di 148 € annui di aumento dell’Irpef comunale (+90,9% ), il quinto posto a livello nazionale (preceduti da Molise, Basilicata, Marche e Umbria).
Il salto più grosso lo ha fatto Pescara, passando da un gettito pro-capite 2006 di 24 € a un gettito pro-capite 2007 di 153 €, mentre il dato assoluto più elevato è quello dell'Aquila, che dovrebbe arrivare ad un gettito pro-capite 2007 di 185 €.
Se consideriamo l'insieme dei comuni d'Abruzzo, vediamo che ad oggi su 52 comuni, 28 comuni, hanno già scelto di aumentare l'Irpef comunale, e se ci sono realtà come Avezzano che non hanno operato aumenti, restando allo 0,2, abbiamo però comuni come Montesilvano che hanno raddoppiato, passando dallo 0,4 allo 0,8, il massimo.
«Se a questi dati aggiungiamo gli aumenti dell'Irpef Regionale», commenta Roberto Campo della Uil, «l'Abruzzo è tra le prime due regioni d'Italia con il Molise per gli aumenti di Irpef locale (regionale e comunale), che ai cittadini delle città di Pescara, L'Aquila, Chieti e Teramo costerà mediamente 264 € l'anno in più. Anche senza gli ulteriori aumenti di Irpef regionale ed Irap oltre i massimali, messi in conto nella finanziaria regionale, avversati da Sindacato e che il Governo in sede di negoziazione del Piano di risanamento della Sanità ha stoppato, l'Abruzzo consolida un primato negativo quanto a pesantezza della fiscalità locale.
A fronte di questo salasso fiscale, però, la nostra rimane una regione afflitta da una gravissima penuria di risorse proprie».
Il disegno di legge delega per dare attuazione ai mutamenti apportati al Titolo V della Costituzione (Codice delle Autonomie) e la delega sul federalismo fiscale devono diventare, per la Uil, «un'occasione fondamentale per provare a mettere ordine nei rapporti tra centro e periferia, con una riorganizzazione del sistema fiscale che garantisca agli enti locali e alle Regioni un finanziamento adeguato rispetto ai nuovi compiti che devono svolgere».
«Il fatto che il Governo nazionale e quello regionale siano retti dalla stessa coalizione politica», ha concluso campo, «dovrebbe rendere più agevole un confronto tanto difficile quanto necessario».

17/04/2007 12.34