«Più qualità per i vini Doc e Docg d’Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Puntare sulla qualità per incrementare in Abruzzo il numero dei vini Doc (tre attualmente) e Docg (uno), lavorando soprattutto sul Montepulciano che è ormai il biglietto da visita della nostra regione nel mondo: è il messaggio giunto dal convegno organizzato dall'associazione «Città del vino» a Montesilvano (Pescara), nell'ambito della rassegna Ecotur, e dedicato alle prospettive di sviluppo della nuova Organizzazione comunitaria di mercato (Ocm) dei vini predisposta dall'Unione europea.
In Abruzzo il marchio di denominazione di origine controllata al momento spetta al Trebbiano d'Abruzzo, al Montepulciano d'Abruzzo e al Controguerra; la denominazione di origine controllata e garantita è appannaggio del Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane. Durante il convegno sono stati evidenziati l'esiguo numero di marchi Doc e Docg nella regione; le potenzialità del Montepulciano prodotto nei territori delle colline teatine e pescaresi; la necessità di mettere in rete le varie produzioni di eccellenza legandole a un «marchio Abruzzo».
L'assetto disegnato dalla nuova Ocm vini presenta luci e ombre e rispetto al quale – ha affermato il vice presidente nazionale delle «Città del vino», Fabrizio Montepara (vice sindaco di Orsogna) – occorre che istituzioni e aziende assumano una posizione condivisa per tutelare le specificità dell'economia vitivinicola italiana e, in particolare, abruzzese. Il convegno è stato l'occasione di una riflessione con l'onorevole Giusi Servodio, vice presidente della Commissione agricoltura della Camera dei deputati, con il senatore Andrea Pastore, il deputato Teodoro Buontempo e il presidente facente funzioni di Abruzzo promozione turismo, Enzo Giammarino. In Abruzzo sono 40 i Comuni che aderiscono all'associazione «Città del vino».
«Lo sviluppo del mercato enologico mondiale – ha spiegato Montepara – e la crescita di Paesi emergenti impongono all'Unione europea di dare risposte precise in questo settore. La nuova Ocm vini presenta aspetti positivi, come il riordino dell'intero mondo rurale con il rafforzamento del marketing, la volontà di aggregare le aziende per renderle più forti nel confronto con la concorrenza. La nostra associazione chiede investimenti per l'innovazione nei vigneti e in cantina, misure per l'ambiente e lo sviluppo rurale».
Negativo il giudizio su altri temi: «Non siamo d'accordo – ha proseguito il vice presidente delle Città del vino – con l'ipotesi dell'estirpazione indiscriminata dei vigneti per ridurre la produzione, che metterebbe a rischio i paesaggi del vino delle isole, di montagna e dei territori minori. Pensiamo al paesaggio irripetibile delle colline abruzzesi. Il vigneto è parte di un territorio, del patrimonio storico e culturale della sua gente».
Un fermo «no» è stato ribadito all'impiego dello zucchero nella produzione del vino, per il quale premono le Nazioni del Nord Europa. No ai mosti concentrati, soprattutto a quelli importati dall'estero, «perché – ha spiegato Montepara – normalmente giungono da fuori Europa e ciò impedisce di avere la rintracciabilità dei prodotti. Chiediamo indicazioni precise sull'etichetta della bottiglia. Siamo nettamente contro l'uso dei trucioli per l'invecchiamento dei vini».
L'onorevole Giusi Servodio ha illustrato il documento dedicato al problema dal Parlamento italiano, nel quale sono state accolte le istanze avanzate dalle Città del vino e da altre associazioni del settore. Il senatore Andrea Pastore ha condiviso pienamente la posizione delle Città del vino e ha parlato di una globalizzazione che deve avere regole certe, cui tutti si devono attenere.
Enzo Giammarino ha sottolineato lo stretto rapporto tra il turismo e il vino con il suo territorio di produzione. Anche l'onorevole Teodoro Buontempo ha evidenziato che valorizzare un vino significa automaticamente dare forza al territorio che esso rappresenta.

16/04/2007 12.51