Bruxelles. Doppio deferimento per l'Abruzzo per metropolitana e caccia

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1331

ABRUZZO. Settimana difficile per l'Abruzzo che a due giorni di distanza si è vista deferire due volte- e per due questioni diverse- dalla corte di Giustizia Europea. Il caso più eclatante è quello che riguarda il tram del capoluogo per cui non sarebbe stata rispettata la normativa comunitaria in materia di appalti pubblici. Guai in vista anche per il comparto della caccia.
Bruxelles ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea per la procedura d'appalto seguita dal Comune dell'Aquila per l'acquisizione di una fornitura di tram.
Lo ha annunciato la stessa Commissione europea, precisando che non è stata rispettata la normativa comunitaria in materia di appalti pubblici «nella procedura seguita per aggiudicare un appalto inerente alla progettazione, alla realizzazione e alla gestione di una linea tranviaria per il trasporto pubblico».
L'Esecutivo Ue è del parere che il contratto aggiudicato «vada qualificato come contratto di lavori pubblici e non come concessione di lavori pubblici. E quindi l'aver aggiudicato un contratto di lavori pubblici tramite la procedura del "project financing", che è riservata alle concessioni di lavori, costituisce una violazione della direttiva Ue n. 37 del 1993».
La Commissione europea ritiene inoltre che «la modifica delle condizioni per l'aggiudicazione dell'appalto pubblico in questione dopo la pubblicazione del bando di gara, in particolare in ordine alla classificazione dei lavori da eseguire, equivalga ad una violazione dei principi del Trattato
Ue - in particolare quelli di trasparenza e non discriminazione - in quanto non tutti gli operatori interessati e qualificati hanno potuto partecipare alla gara d'appalto».

DEFERIMENTO PER LA CACCIA

«Il motivo della defezione alla Corte di Giustizia Europea», spiega Walter Caporale dei Verdi, «è dovuto al fatto che la normativa abruzzese non prevede alcuna forma di controllo nei casi in cui sia autorizzata, per motivi eccezionali, la cattura o l'uccisione di uccelli tutelati dalla Direttiva Europea 79/1979, comportando l'inevitabile abbattimento di troppe specie tutelate».
Spetta a chi redige il Calendario Venatorio, documento che stabilisce tempi, modi e specie cacciabili durante la stagione venatoria, evitare di incorrere in Infrazioni delle Direttive comunitarie, «che come sappiamo comportano costi per la Regione e riduzione dei finanziamenti europei per le attività agricole».
E in Abruzzo ci sono due aspetti che devono essere risolti «al più presto»: il primo aspetto riguarda la composizione della Consulta della Caccia, «cui prendono parte», ricorda l'esponente dei Verdi, «cacciatori, agricoltori e soltanto un paio di ambientalisti, comportando l'inevitabile errore di fare scelte orientate agli interessi dei cacciatori incorrendo in tal modo in Infrazioni delle Direttive a tutela delle specie selvatiche. Il secondo aspetto è dovuto all'annoso problema della carenza di controllo dell'Attività Venatoria.
A cosa serve porre limiti di tempi, orari, specie cacciabili, zone concesse all'esercizio dell'attività venatoria se poi risulta impossibile controllare il rispetto di queste norme?»
Sembrerebbe però, secondo quanto sostiene Caporale « che negli ultimi due anni con l'arrivo dell'assessore Verticelli al Settore Caccia della Regione Abruzzo, i documenti prodotti hanno migliorato di molto il contenuto del Calendario venatorio cercando in tal modo di porre rimedio a prassi consolidate negli anni che si prendevano beffa della normativa europea».
24/03/2007 11.16