L’Abruzzo delle bombe ecologiche: miope e con la memoria corta

Alessandro Biancardi

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L’Abruzzo delle bombe ecologiche: miope e con la memoria corta
AGGIORNAMENTO (16.03) BUSSI. Una discarica a cielo aperto che veniva riempita sistematicamente da oltre 40 anni. Dentro ci finivano rifiuti chimici, nella maggior parte liquidi o come si dice in gergo "spalabili". Con il tempo si sono cristallizzati e sono diventati tutt'uno con la terra. Cedendo negli anni quei veleni che si sono lentamente propagati nei terreni circostanti e nel vicinissimo fiume. Si sarebbero ben mimetizzati con la natura se non fosse stato per i sospetti della Forestale di Pescara che in quel luogo ha voluto trovare le prove di molteplici indizi.  L'OPERAZIONE "MARE CHIARO" E LE ACCUSE DI LEGAMBIENTE  LA SCOPERTA DELLA MEGA DISCARICA DI BUSSI
Le tantissime sostanze tossiche sono ben distinguibili dalle fotografie potendo ipotizzare le diverse azioni di deposito dei rifiuti. A seconda del colore, della posizione e del loro grado di cristallizzazione gli esperti sono in grado di risalire indietro nel tempo. Una azione grave di vero e proprio “omicidio del terriorio” che rischia di rimanere impunito anche se gli inquirenti che al momento non hanno ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati si dicono sulla giusta pista.
Una nota di sollievo sarebbe caratterizzata dal fatto che il reato sarebbe “continuato”, cioè ancora in essere nel senso che l'avvelenamento dell'ambiente è ancora in essere e dunque dal punto di vista giuridico non scatterebbe la temuta prescrizione, pur in presenza di un atto di 30 o 40 anni fa.
Dai primi rilevamenti sembra che siano almeno quattro, forse cinque anni, che nessuno butta più i rifiuti tossici in quel sito.
In questo lasso di tempo tutto è stato ben nascosto, inconsapevolmente, dalla natura stessa che ha eretto a protezione arbusti e zolle d'erba più o meno uniformi.
Eppure sembra che proprio gli scoli dei reflui tossici rinvenuti nelle acque dei fiumi abbiano portato gli inquirenti al sito incriminato.
Una volta arrivati sul posto è stato difficile scorgere qualche anomalia. Ma da qualche veduta aerea era chiaro che la terra, in quei 4 ettari di zona franca, non fosse uniforme, c'erano chiazze sospette, indizi, niente di più.
Solo gli scavi e i prelevamenti a campione (ben 39)hanno portato alla luce l'immensa bomba che la natura stava custodendo.
E più gli anni passavano più le erbacce si radicavano e hanno consentito ai rifiuti di insabbiarsi in profondità.

Adesso che il danno è stato portato alla luce la magistratura continuerà il suo corso per identificare i responsabili e le amministrazioni locali, proprio loro, dovranno porre rimedio al disastro ambientale.
Si chiedono maggiori controlli anche in altre zone, i Verdi chiamano in causa il ministro dell'ambiente per metterlo al corrente della tragedia e le amministrazioni stanno decidendo se costituirsi parte civile.



 Ma due grossi interrogativi aleggiano adesso su questa storia.
Punto primo: dove verranno portate queste 250mila tonnellate di rifiuti tossici? Punto secondo: chi si accollerà la spesa di 60 milioni di euro, tanto sembra il "preventivo" per la bonifica?
Tutte domande inquietanti e basta fare qualche piccolo passo indietro per capire che la grossa "montagna infetta" potrebbe restare al suo posto anche per una decina d'anni. Forse più.
Infatti l'Abruzzo è pieno di bombe ecologiche ben note, vecchie anche di dieci anni fa ma che una volta scoperte sono state interrate nuovamente facendo cadere l'oblio sul pericolo sempre presente di avvelenamento dei pascoli, delle piante e dei frutti che mangiamo.
«Il vero problema», confidano dalla procura, «è l'inerzia degli enti locali che prima non si accorgono che sul loro territorio sta succedendo qualcosa di molto strano e poi lasciano irrisolto il problema. E così accade che per le bonifiche c'è sempre tempo…»
Ma questa volta, visto il grosso clamore, tutti sono pronti a promettere che «sarà diverso»…




I PRECEDENTI PERICOLOSI

Eppure qualcuno ricorderà allarmi più o meno simili, titoloni sui giornali, proclami delle amministrazioni, rassicurazioni degli ambientalisti. Era il 1998, quasi dieci anni fa, quando il Corpo Forestale sequestrò 30mila tonnellate di rifiuti depositati illegalmente in una discarica a cielo aperto a Scurcola Marsicana da oltre 200 aziende. Il sito venne posto sotto sequestro, venne chiesto il rinvio a giudizio per 64 persone, andò tutto in prescrizione. La montagna di rifiuti è ancora lì.
Stesso anno, zona di Trasacco. Nuova indagine su rifiuti tossici che consentì di scovare una enorme discarica abusiva, solita tarantella mediatica e politica. Venne chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per 24 persone. La montagna di rifiuti è ancora lì.

IL MINISTRO AVVERTITO

Il Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha già affidato a Gianfranco Mascazzini, Direttore generale per la tutela delle acque interne e della tutela del territorio, le indagini abruzzesi ed ha subito attivato il Nucleo Operativo Ecologico.
«Un duro colpo all'Ambiente che deve essere discusso e approfondito», ha dichiarato Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi abruzzesi. «Per questo motivo presenterò una Interrogazione Urgente, affinché anche la Regione, come il Ministero dell'Ambiente, si impegni per un'azione immediata ed efficace. Qui è in gioco la salute dei cittadini e non soltanto dell'ambiente».
«Bel primato per un paese di nemmeno 3000 anime, nella Regione dei Parchi», ha commentato Ladislaa Di Gianvincenzo, dei Verdi di Bussi.
«Dalla memoria degli anziani bussesi, sembrano emergere altri siti in cui, verso il paese, vicino al fiume, a nord della "Fabbrica" qualcuno andava a raccogliere mercurio che poi rivendeva, sistemandolo dentro le bottigliette della gassosa. Non sono leggende metropolitane, chi faceva quel "recupero" è ben noto al Paese».




LEGAMBIENTE: «SUBITO LA MESSA IN SICUREZZA E LA BONIFICA DEL SITO»

«Deve finire il tempo dell'impunità per chi smaltisce illegalmente i rifiuti pericolosi e per i trafficanti ecomafiosi: il segnale va dato forte e chiaro», ha commentato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente. «La nostra Regione», ha aggiunto Antonio Ricci, presidente di Legambiente Abruzzo, «ha conosciuto nell'ultimo anno una vera e propria escalation di fenomeni eco-criminali legati allo smaltimento illegale di rifiuti. Ecco perché Legambiente chiede l'istituzione di una commissione d'inchiesta regionale, e propone all'attuale commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti di attivare una specifica indagine sui fatti abruzzesi. Alla Regione, chiediamo, infine, di aumentare il sistema dei controlli ambientali, coinvolgendo l'Agenzia regionale e le Province».

INTERROGAZIONE AL GOVERNO

Il deputato di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo presenterà nelle prossime ore un'interrogazione al Governo: «ho contattato i presidenti delle Commissioni Ambiente della Camera e del Senato, Ermete Realacci e Tommaso Sodano affinché in tempi brevi sia disposto un sopralluogo», ha spiegato Acerbo. «Salvatore Iacomino, membro della "Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse", mi ha assicurato che nella giornata di domani (oggi per chi legge, ndr) richiederà di attivare un'ispezione della commissione che è stata informata dal Procuratore nazionale Antimafia Grasso in persona su quanto emerso a Bussi».

14/03/2007 8.24



INTERROGAZIONE DEL SENATORE PASTORE


Stamani in apertura dei lavori d'Aula, il Senatore Andrea Pastore ha segnalato la grave questione della discarica illegale scoperta a Bussi.
Il Senatore, quindi, ha contestualmente presentato al Ministro dell'Ambiente una interrogazione urgente per segnalare la preoccupante vicenda, chiedendo altresì al Ministro di attivare tutte le azioni possibili sia in ordine alla bonifica della zona sia relativamente alle procedure di accertamento dei livelli di inquinamento e delle eventuali responsabilità individuabili.
Dal canto suo il Presidente Franco Marini, già ovviamente a conoscenza del problema, ha annunciato in Aula, in risposta all'intervento del Sen.Pastore, che sarà anche sua premura sollecitare il Ministro per un rapido intervento.

IL TESTO INTEGRALE




PREMESSO CHE :

- il Comando provinciale del Corpo Forestale dello Stato, in relazione ad indagini avviate da tempo dalla Procura della Repubblica di Pescara ha scoperto in queste ore una discarica abusiva di rifiuti tossici di quantità e nocività purtroppo straordinaria;

- la discarica, situata in un terreno di circa 4.000 metri quadri , si trova in località Bussi sul Tirino (PE) a ridosso del Fiume Pescara;

- secondo notizie di stampa il materiale inquinante e tossico depositato in tale discarica (interrato ed occultato a grande profondità) è composto da residui e scarti di lavorazioni di carattere chimico, per una quantità globale presunta di 200.000 tonnellate;

- a quanto è dato sapere tale quantitativo è il frutto di depositi illegali protrattisi per anni e con residui provenienti, molto probabilmente, non solo da aziende del locale polo industriale ma da altre, localizzate in varie zone d'Italia;

- tutto ciò ha portato ad affermare che si tratti probabilmente della più grande discarica abusiva mai rinvenuta in Europa;

- in relazione a tale individuazione, la Procura della Repubblica di Pescara ha avviato un procedimento, al momento contro ignoti, con le accuse di “disastro ambientale e inquinamento delle acque”, nonchè “inquinamento delle acque destinate ad uso pubblico”;

- peraltro anche se i danni procurati all'ambiente sono incalcolabili, i futuri costi della doverosa e necessaria bonifica (che durerebbe anni) potrebbero toccare, dalle prime proiezioni emerse, la cifra di 60 milioni di euro a carico della pubblica amministrazione, salvo poi rivalersi sugli eventuali responsabili, qualora individuati;


Si chiede di sapere:

1) Se il Ministro sia già a conoscenza della gravissima vicenda;

2) Nel caso quali provvedimenti, per quanto di propria competenza, intenda immediatamente e concretamente assumere, in particolare :

- per l'accertamento generale della situazione di inquinamento prodotto in questi anni dalla discarica abusiva individuata;

- per predisporre le idonee misure tecniche di bonifica della zona interessata e per provvedere a far stoccare in siti idonei i residui tossici e nocivi ivi depositati;

- per fornire agli inquirenti, nel rispetto delle reciproche competenze, ogni necessario e utile supporto di carattere scientifico, tecnico ed amministrativo per meglio individuare tutte le specifiche responsabilità del caso.

Sen. Andrea Pastore