La politica cerca il dialogo per fermare il vento di secessione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sembrava solo una provocazione, un modo per dire "esistiamo anche noi". O forse no, la proposta-minaccia dell'Alto Sangro di staccarsi dall'Abruzzo e andare in Molise era una cosa seria.
Fatto sta che la politica di casa nostra cerca di rimetterci una pezza e di calmare le acque per non perdere una fetta, importantissima, di area geografica.
Anche perché una guerra di secessione, che porterebbe alla migrazione verso un territorio – si sa- meno sviluppato del nostro, potrebbe essere più un passo indietro (nel tempo) che un passo avanti.
«Sono pronto e disponibile ad un confronto con tutti i soggetti istituzionali e non in merito ai temi dello sviluppo locale», ha scritto l'assessore agli Enti locali, Giovanni D'Amico, in una lettera inviata al presidente della Comunità montana Alto Sangro Piana delle Cinquemiglia.
«In relazione ai problemi che sono stati sollevati nel territorio», ha spiegato l'assessore D'Amico, «sarebbe opportuno avviare un confronto in termini di contenuto della programmazione dello sviluppo locale in relazione ai compiti della Regione, delle istituzioni locali e delle forze sociali».
«Il vento di secessione che spira in Abruzzo», ha commentato Giorgio D'Ambrosio, sindaco di Pianella e deputato (Marghrita), non può essere sottovalutato né catalogato come un ricorrente episodio di disagio locale».
Secondo D'Ambrosio si tratta di una «spia», «il chiaro malessere di una comunità prive di adeguata rappresentanza e preoccupate per i segni di declino di una economia che vede incompiute le iniziative infrastrutturali a supporto dell'industria turistica».
Lo stesso malessere che, secondo il deputato, starebbero vivendo tutte «le aree interne della regione dove non si sono arrestati, ma accentuati, i fenomeni di crisi complessiva del sistema economico e del depauperamento demografico».
«Nei prossimi mesi», sostiene D'Ambrosio, «la Regione Abruzzo potrà finalmente disporre di due nuovi strumenti di programmazione delle risorse comunitarie legati sia al documento strategico sui fondi strutturali sia al nuovo piano di sviluppo rurale, e potrà anche fare riferimento alle specifiche iniziative proprie delle attuali politiche nazionali».



LA PROPOSTA DI DIVISIONE