Valorizzare le biomasse, la Regione approva il protocollo per 3 milioni

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nell'ambito del programma regionale per la valorizzazione energetica delle biomasse agro-forestali e residuali nella regione Abruzzo, la Giunta regionale, su proposta dell'assessore all'Ambiente, Franco Caramanico, ha approvato il protocollo tecnico aggiuntivo applicativo dell'Accordo di programma sulle biomasse, siglato nell'aprile 2004 tra Ministero dell'Ambiente e Regione.
L'impegno economico complessivo della prima annualità del programma è pari 2 milioni e 800 mila euro.
L'organizzazione e la costituzione di filiere per l'utilizzo energetico delle biomasse nel territorio regionale, accompagnate da un'incisiva azione formativa, divulgativa e dimostrativa, rappresentano le finalità principali di questo ambizioso programma che ha una durata triennale.
«Alla base dell'iniziativa» spiega l'assessore Caramanico «c'è lo straordinario patrimonio forestale che può vantare l'Abruzzo. Una ricchezza che va difesa e valorizzata attraverso una gestione ispirata alla sostenibilità. Ed è in questa logica che la risorsa legno può essere utilmente destinata alla produzione di energia rinnovabile. Ma, al di là delle risorse forestali» ha continuato Caramanico «vanno considerate anche le biomasse di origine agricola, quali, ad esempio, le colture arboree a rapido e medio accrescimento e le potature di ulivi e vigneti».
Peraltro, la valorizzazione energetica del legno genera effetti positivi anche sul fronte dell'occupazione. Infatti, secondo alcuni studi condotti da una Università svedese di scienze agricole, l'uso delle biomasse legnose a scopo energetico produce mediamente 500 posti di lavoro ogni 100 mila tep di energia primaria prodotta.
A queste va aggiunta la biomassa residuale data dagli scarti prodotti dalla lavorazione artigianale ed industriale del legno vergine, cioè gli scarti legnosi di prima lavorazione.
Inoltre, la biomassa legnosa offre alcuni vantaggi ambientali che si spiegano con il fatto che il legno è una fonte energetica che si rinnova continuamente. Per di più, quando il legno viene bruciato in apparecchi di combustione, le emissioni inquinanti sono paragonabili a quelle prodotte dalle caldaie a metano. Quindi, tale protocollo è perfettamente in linea con gli accordi di Kyoto e con i programmi della Commissione Europea in tema di recupero del contenuto energetico dei rifiuti.
Il protocollo prevede l'istituzione di un tavolo di regia, presieduto dal Servizio Politiche Energetiche della Regione e composto dagli assessorati all'Ambiente ed all'Agricoltura, dall'ARAEN, l'Agenzia regionale per l'Energia, dal Ministero dell'Ambiente e dalle quattro Provincie, con il compito di coordinare le azioni del progetto e costituire un momento costante di verifica ed indirizzo.
Tre sono le tipologie di filiera ipotizzate: il modello aziendale, legato alle attività svolte dall'impresa agricola, quello di filiera composta, nella quale una forma organizzata di fornitura di legno combustibile è in grado di assicurare biomasse legnose (cippato) ad impianti termici collettivi di proprietà pubblica, e, infine, il modello di filiera integrata, in cui una società di provenienza locale è in grado di gestire l'intera filiera legno-energia e quindi di vendere calore direttamente alle utenze pubbliche e private. Da notare anche l'integrazione del progetto con altri piani come quello di sviluppo forestale, il PSR (Piano di Sviluppo Rurale), quello regionale relativo all'uso di energia da fonte rinnovabile ed il Piano triennale ambientale.

06/02/2007 15.53