Malati di tumore, sanità abruzzese assente

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. C’è un dato devastante sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Abruzzo, con riferimento ai malati di tumore: nella nostra Regione non esiste un hospice per i malati oncologici.

ABRUZZO. C’è un dato devastante sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Abruzzo, con riferimento ai malati di tumore: nella nostra Regione non esiste un hospice per i malati oncologici.

E a certificare questa gravissima carenza non sono le solite polemiche più o meno strumentali, ma il ministro della salute Ferruccio Fazio nella recentissima “Relazione sull’attuazione delle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative ed alla terapia del dolore” per l’anno 2010, trasmessa due mesi fa alla Presidenza della Camera dei Deputati.

L'hospice è la struttura residenziale in cui il malato incurabile e la sua famiglia possono trovare sollievo per un periodo circoscritto e poi fare ritorno a casa o per vivere nel conforto gli ultimi giorni di vita. Di solito vi è accesso libero per i familiari e c’è la possibilità di condividere alcuni spazi. Possono essere sia all'interno di ospedali oppure in luoghi specifici, caratterizzati di solito per l’ambiente tranquillo e la natura circostante.

In Abruzzo invece non vi sono strutture simili. Basta andare alle pagine 30 e 31 dove i grafici colorati chiariscono la cosa.

Il che significa che questi malati sono in carico solo alle famiglie, che al massimo sono ricoverati negli ospedali impegnando i posti letto per acuti (spesso anche su barelle nei corridoi), che mancano soprattutto i posti letto per i bambini. Ed allora addio dignità della malattia, addio legge d’avanguardia in Europa, addio a tanti discorsi vuoti sul Programma operativo o sulla chiusura dei piccoli ospedali e dei Distretti sanitari, che pure hanno un ruolo decisivo nella cura dei malati oncologici. Succede che, come dice Dante nel Purgatorio, “le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”. Nello scorso anno infatti è stata emanata la legge 38 che, unica in Europa, prevede una serie di norme a tutela dei malati di tumore, in primis i bambini. Questo perché i dati in possesso del Ministero della salute dicono che dei 168 mila malati morti in Italia in un anno per queste patologie, oltre il 90% - cioè 151 mila – hanno bisogno di un piano di assistenza personalizzato e di una particolare attenzione in fase terminale, con opportune cure palliative ed un uso scientifico della terapia del dolore che solo l’hospice può consentire. Ed in Abruzzo non si fa nulla per questo. Perché la legge 38 arriva ad oltre 10 anni dalla precedente legge del 1999 che finanziava proprio la realizzazione di queste strutture, che  per l’Abruzzo erano 7 con 78 posti letto totali. Ma la tabella riassuntiva della marcia di questa legge rivela a pagina 10 che gli hospice attivati sono “zero”, anche se il quadro economico riporta che dei 4,5 milioni di euro previsti, circa la metà è stata erogata (1,9 milioni, pari al 45%). E allora? Si fa quel che si può, scaricando tutto il peso dei malati di tumore sull’assistenza domiciliare e in definitiva sulle famiglie, mentre la legge prevede ben cinque livelli di assistenza: ambulatoriale, domiciliare integrata, specialistica, ricovero ospedaliero o in day hospital ed infine l’hospice. Anche per questi malati vale l’alibi del risparmio a tutti i costi? Basta affacciarsi in una pediatria oncologica per capire che forse siamo fuori strada.

Sebastiano Calella  23/03/2011 9.29