Wwf sotto shock: «300 milioni di litri d'acqua per la neve artificiale»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Considerando che la popolazione dell'intera regione è di circa un milione di persone e il consumo medio giornaliero è di 213 litri pro capite, l'acqua utilizzata per far funzionare artificialmente le stazioni sciistiche equivale ad 1 giorno e mezzo di rubinetto aperto». Il WWF ha già chiesto ufficialmente alla Regione di conoscere se nelle località in cui è stata usata acqua potabile nel contempo sia stata tolta agli usi prioritari che sono quelli idropotabili. BOLLETTINO NEVE ABRUZZO DEL 15 GENNAIO 2007

ABRUZZO. «Considerando che la popolazione dell'intera regione è di circa un milione di persone e il consumo medio giornaliero è di 213 litri pro capite, l'acqua utilizzata per far funzionare artificialmente le stazioni sciistiche equivale ad 1 giorno e mezzo di rubinetto aperto».
Il WWF ha già chiesto ufficialmente alla Regione di conoscere se nelle località in cui è stata usata acqua potabile nel contempo sia stata tolta agli usi prioritari che sono quelli idropotabili.




BOLLETTINO NEVE ABRUZZO DEL 15 GENNAIO 2007




Le mancate nevicate invernali, un'evidente manifestazione dei cambiamenti climatici in atto, stanno portando ad un fenomeno di 'rincorsa' ad una risorsa preziosa come l'acqua attraverso l'innevamento artificiale, una forma di adattamento «sbagliato e poco lungimirante», sostiene il Wwf, «ai cambiamenti climatici che rischia di aggravare ancora di più il male prosciugando risorse naturali ed economiche».
Una settimana fa era stata l' Ue a lanciare l'allarme sui rischi che corre l'Italia a causa dei cambiamenti climatici.
Oggi il WWF elabora una stima shock: secondo le stesse dichiarazioni degli impiantisti per una sola località sciistica abruzzese occorrerebbero 500.000 litri di acqua all'ora. Per l'innevamento artificiale è stato dichiarato che in questi giorni sono stati già utilizzati oltre 100.000 litri di acqua potabile all'ora. Secondo una stima del WWF per l'intera superficie delle piste attualmente innevate con neve artificiale in Abruzzo la stima ci porta a considerare circa 300 milioni di litri di preziosa acqua.
Oltre all'importante consumo d'acqua, «bisogna considerare», spiega il Wwf, «che i cannoni sono estremamente energivori e, per questo, aumentano le emissioni locali di gas serra». La produzione dell'energia necessaria a far funzionare 100 cannoni per una intera settimana comporta l'emissione di circa 270 tonnellate di CO2.
«Sarebbe necessario», interviene Augusto De Sanctis del Wwf Abruzzo, «piantare un bosco su una superficie uguale a 70 campi di calcio per assorbire questa quantità di anidride carbonica (un ettaro di bosco assorbe circa 4 tonnellate di anidride carbonica l'anno). Infine, il fatto che la neve artificiale sia totalmente diversa da quella naturale da un punto di vista chimico fisico determina una completa alterazione del ciclo idrico delle zone innevate forzatamente: «gli strati più compatti di quelli naturali formano al loro interno delle lamine di ghiaccio provocando conseguenze ambientali sulle rare vegetazioni di quota fino, ad esempio, ad un ritardo delle fioriture».

L'ABRUZZO VUOLE LO STATO DI CALAMITA'

«In Abruzzo», spiega Michele Candotti, segretario Generale del WWF Italia, «le aziende turistiche premono per avere lo stato di calamità sebbene il WWF già nel 2001 lanciò le proposte di turismo sostenibile per riconvertire attività invernali anche alla luce delle possibili alterazioni ambientali. Uno stato di calamità significherebbe ricevere investimenti pubblici per rimettere in moto il comparto. Se la strategia da perseguire però sarà solo quella di innevare artificialmente le piste abruzzesi, questa politica è in perdita già in partenza». Ed il caso "locale" abruzzese sarebbe solo la punta dell'iceberg di un comparto, di un'industria, quella turistica invernale, che potrebbe essere obbligata in tutta Italia a riscrivere i propri standard, le proprie condizioni di sopravvivenza, il proprio stile, obbligata ad un adattamento non più procrastinabile che ai connotati ambientali aggiunge anche quelli di sostenibilità economica di lungo periodo'.
La mole d'acqua per far fronte alle esigenze del comparto turistico, va precisato, non necessariamente proviene dall'acquedotto che eroga ai cittadini.
«L'Abruzzo», continua Candotti, «ha un'offerta ricchissima per il turismo ed è inutile e poco lungimirante accanirsi su una strada - quella dell'innevamento emergenziale continuato - che mima ed evoca le pratiche alpine ma che è dannosa per l'ambiente e non sostenibile dal punto di vista economico. La montagna non vive di sola neve, se quella artificiale si può chiamare neve».

IL CASO DI OVINDOLI

A Ovindoli, sull'Altopiano delle Rocche, in provincia dell'Aquila, si vuole costruire un lago artificiale in quota per ovviare alle carenze idriche e mettere in condizioni la stazione invernale di attivare i cannoni per la neve artificiale. La causa della mancata capacità di produrre neve alle attuali temperature marginali, è la mancanza di un bacino di accumulo. Il comparto turistico ricorre per la produzione di neve all'utilizzo, quando disponibile, dell'acqua proveniente l'acquedotto marsicano. Cioè si usa acqua potabile.

15/01/2007 9.15