Nuovo piano ospedaliero, tutti scontenti

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Cittadini preoccupati per aumento dei costi e chiusura degli ospedali. Politici di maggioranza e minoranza scettici parlano di «una della pagine più brutte scritte nella storia della regione»: E un dubbio assale i piccoli comuni: «i nostri ospedali sono veramente salvi?». Protestano anche i sindacati per la mancanza della documentazione ufficiale.

ABRUZZO. Cittadini preoccupati per aumento dei costi e chiusura degli ospedali. Politici di maggioranza e minoranza scettici parlano di «una della pagine più brutte scritte nella storia della regione»: E un dubbio assale i piccoli comuni: «i nostri ospedali sono veramente salvi?».
Protestano anche i sindacati per la mancanza della documentazione ufficiale.



«Se i Sindaci volevano fare oggi una battaglia contro la chiusura dei piccoli ospedali, possono dire di aver vinto la battaglia: i piccoli ospedali non chiuderanno».
Queste le parole trionfalistiche del presidente Del Turco davanti ad una trentina di sindaci abruzzesi, sette presidenti di comitati civici e diverse centinaia di cittadini-utenti lo scorso 9 gennaio a L'Aquila.
Ma c'è qualcosa che non ha convinto. E lo spiega oggi Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino: «Non sono le dodici ore di protesta e di sit-in aquilano ad averci deluso, e nemmeno le lunghe ore di attesa per poter ascoltare la voce dell'assessore Mazzocca, e nemmeno la preoccupazione per alcuni anziani che sono stati lasciati fuori dal palazzo della Regione».
Ciò che preoccupa e rende perplessi è che durante «l'agognato incontro» si sia parlato molto di numeri e di programmi, «ma erano quasi esclusivamente quelli riguardanti i grandi ospedali dei grandi centri».
«Ci preoccupa», continua Tavani, «che si sia parlato molto di quel che si vuole fare in futuro ma pochissimo di quello che non si potrà più fare nei nostri ospedali "di territorio", che si sia parlato molto dei debiti ma non si è chiarito come si vuole evitare in futuro di accumulare i medesimi».
E i sindaci hanno capito che «non è il taglio annuale di alcune centinaia di reperibilità notturne e festive nei piccoli ospedali e la chiusura di 6/7 chirurgie che potranno guarire d'acchito più vecchi di cinque anni».

Quanto all'ospedale di Casoli, "salvato" dalla Giunta pare che sia stato recepito come un "contentino": «siamo abbastanza svegli noi della razza umana: ci hanno salvato il contenitore, solo quello per ora, adesso bisogna che si salvi e si potenzi il contenuto.

«ABRUZZO MERIDIONALE PENALIZZATO»

«L'Abruzzo Meridionale è quello più penalizzato dalla situazione della sanità». Non dimostra soddisfazione al nuovo piano sanitario nemmeno l'associazione Frentania Provincia che aggiunge: «è l'unico territorio che esce pesantemente sconfitto da questi inevitabili tagli».
«L'altro territorio penalizzato negli anni passati», continua il presidente dell'associazione Pino Valente, «quello teramano, è stato salvaguardato dai propri rappresentanti presenti in Giunta e vede i posti letto addirittura aumentati».
Secondo Frentania Provincia la Giunta ha tutelato i territori politicamente forti: la Asl Avezzano – Sulmona scende lievemente per arrivare ai 4,5 posti per mille previsti dalla legge, la Asl teramana vede i posti letto aumentati dal 3,9 al
4,1 per mille, la Asl pescarese e quella aquilana non vengono praticamente toccate «nonostante siano al di sopra dei parametri previsti dalla legge», la Asl di Chieti subisce una «finta decurtazione» passando dal 6,4 al 5,7 per mille posti letto.
Finta decurtazione, secondo Valente, «perché l'Ospedale di Chieti verrà lievemente toccato mentre i veri tagli verranno effettuati sugli Ospedali di Ortona e Guardiagrele».
L'unica Asl «che veramente ci rimette» è quella di Lanciano – Vasto che passa dai 3,9 posti letto per mille abitanti (e quindi già ampiamente sotto i parametri nazionali) ai 3,6 posti letto per mille abitanti Valente ha già preso contatto con i responsabili dei comitati nati per tutelare i piccoli Ospedali Frentani per predisporre «comuni azioni di protesta» nella speranza che il Consiglio Regionale modifichi un Piano «frutto di scelte campanilistiche scellerate a tutela dei territori di provenienza dei vari potentati politici regionali».


IDV: «LA GIUNTA SI STA GIOCANDO LA SUA CREDIBILITA'»

«Per onestà nei confronti dei cittadini, vanno sfatate due leggende metropolitane». Interviene così sulla questione sanità Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell'Italia dei Valori.
La prima: «il semplice taglio sulla carta dei posti letto nel privato», assicura il consigliere regionale, «non produrrà i risparmi attesi se non si accompagna ad una urgente ricontrattazione del numero e della tipologia dei ricoveri e delle prestazioni da acquistare da ogni singola struttura e soprattutto ad una seria attività di controllo».
La seconda: «la riduzione di alcuni reparti e unità operative negli ospedali pubblici, che di fatto sta già avvenendo con la chiusura o con l'assenza di investimenti, non produrrà alcun risparmio consistente e utile o ancora peggio alcun miglioramento della qualità dell'assistenza, se non si procede ad una contestuale azione riorganizzativa di nuovi servizi sul territorio, quali efficienti distretti sanitari ed un sistema integrato di medicina preventiva, riabilitativa e di cure domiciliari».

NUOVO PIANO SANITARIO, DI PAOLO (DC): «UNA DELLE PAGINE PIU' TRISTI DI QUESTA GIUNTA»

«Con la presentazione del Piano di Riordino si è, di fatto, ufficialmente scritta una delle pagine più tristi della sanità abruzzese».
Interviene così il consigliere regionale Di Paolo che non risparmi critiche e ammonimenti all'ultima trovata del governo regionale. «E'
difficile ricordare altri provvedimenti in materia di sanità in grado di creare un simile malcontento sia nell'ambito delle amministrazioni locali sia, ovviamente, tra i cittadini, ancora una volta veri destinatari penalizzati da questa sciagurata norma. Il Presidente Del Turco non può pensare di generare ottimismo dichiarando che nessuna unità ospedaliera verrà chiusa quando molte di queste, in particolar modo nelle aree interne, per sopravvivere necessitano di interventi di sviluppo immediati».

UIL: «SINDACATI AL BUIO SENZA DOCUMENTI, RIFORMA AZZOPPATA»

«Apprendiamo le ultime notizie sulla Sanità dagli organi di informazione, perché la Regione non ha fatto avere al Sindacato i documenti completi e aggiornati sulla rete ospedaliera e sul risanamento. Su questi temi, parlare di concertazione è un lusso: manca persino un'informazione puntuale e trasparente. Un grave errore, perché se la riforma la si vuole realizzare davvero, bisogna saper parlare chiaro agli abruzzesi, non rinchiudersi tra politici».
Mancava la bordata di Roberto Campo segretario della Uil, che accusa la mancanza ancora oggi, però, «dati precisi sui risparmi e sugli investimenti, quantità e tempi, che è indispensabile definire se non ci si vuole accontentare di cambiamenti di facciata».
«La politica, inoltre, non ha ancora scoperto le carte sul numero delle ASL e sulle aziendalizzazioni. Il rischio che si profila è quello di una dialettica tra un cambiamento più annunciato che attuato e dall'altra parte una reazione che muove da legittime preoccupazioni, ma che finisce con l'attestarsi sulla difesa di un sistema insostenibile. Non deve essere messo in discussione se trasformare i piccoli ospedali, ma è giusto pretendere partecipazione sul come farlo nel migliore dei modi. La strada della riforma non viene imboccata con decisione. La tensione verso il cambiamento è ulteriormente indebolita dalla scelta della Giunta Regionale di coprire vecchi ed eventuali nuovi buchi nella spesa sanitaria e farmaceutica con tasse e ticket. Noi pretendiamo che non ci siano ulteriori disavanzi, perché il risanamento deve essere una cosa seria, e ci batteremo affinché la strategia dell'aumento delle tasse venga abbandonata e la delibera sui ticket venga ritirata».
Secondo la Uil non tutta la partita può essere giocata a livello regionale, ma richiede un diverso rapporto con il centro nazionale. La quantità della spesa sanitaria in Abruzzo non è troppo alta in assoluto: i problemi sarebbero il suo controllo e la sua qualità.
Lo stesso riparto del fondo sanitario nazionale, secondo la Uil, non è vero abbia premiato l'Abruzzo, che anzi ha ottenuto una quota che è sotto la media nazionale (5,39% contro 6,49%).

12/01/2007 10.09