Ripascimento, la Regione è tranquilla, gli esperti no

Alessandro Biancardi

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Ripascimento, la Regione è tranquilla, gli esperti no
ABRUZZO. Lavori di ripascimento lungo le coste abruzzesi, la Regione aveva assicurato che non ci sono rischi di inquinamento. Oggi a PrimaDaNoi.it, Francesco Stoppa professore in Vulcanologia e Geochimica del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università d'Annunzio esprime il suo parere, diametralmente opposto alle rassicurazioni del servizio opere marittime regionale. LA TRAGEDIA DEL PESCHERECCIO - LE RASSICURAZIONI DELLA REGIONE - LA RELAZIONE SICORA DI STOPPA - ALTRI DUBBI
I lavori, criticati da più parti sono inoltre al centro di una inchiesta della magistratura che dovrà accertare eventuali irregolarità a seguito dell'affondamento del peschereccio Maria Cristina avvenuto una decina di giorni fa dopo aver urtato contro una tubatura emersa.
«I pericoli ci sono eccome», assicura Stoppa e non sarebbero nemmeno da sottovalutare.
«Questi interventi», spiega il docente, « stanno determinando la distruzione totale dell'ambiente nei siti ancora semi-naturali, e inoltre creano le condizioni favorevoli a problemi d'igiene ambientale, dovuti alla scarsa circolazione delle acque, accelerazione dell'erosione in altri siti e pericolo per i bagnanti dovuti alle correnti indotte di "rip"».
I danni si estenderebbero inoltre anche alle zone sommerse dove vengono effettuati i prelievi per i ripascimenti «senza un adeguato studio dell'impatto sull'habitat marino e sulla stabilità del fondale».
L'Abruzzo, a differenza di altre regioni, non avrebbe puntato sui progetti giusti: «altre zone d'Italia», assicura ancora Stoppa, «si dotano d'apparati legali e amministrativi che potranno forse cercare di fronteggiare le mutate condizioni ambientali ma l'Abruzzo, invece vara modelli di gestione che producono un ulteriore aggravamento del Rischio connesso con la costruzione di grandi opere direttamente sulla fascia costiera e dubbie opere di difesa, che hanno poca influenza e condizionano l'efficacia delle opere di difesa costiera».



I DUBBI SUL MONITORAGGIO DELLE SABBIE

Il servizio opere marittime della Regione aveva assicurato che le sabbie sono state sottoposte a monitoraggio, analisi e verifica dall'Istituto centrale per la ricerca sul mare non solo sui principali metalli pesanti ma anche su tutti i possibili e potenziali inquinanti di origine chimica.
Ma secondo Stoppa il problema non riguarda le sabbie ma i fanghi cioé la maggior parte dei sedimenti dell'Adriatico che sono presenti specie al largo della costa. «Per un fenomeno chimico fisico detto "flocculazione"», precisa lo studioso, «alcune sostanze inquinanti presenti nei fiumi, arrivate nel mare, precipitano e sono inglobate nei sedimenti fini (fanghi o peliti). I metalli pesanti tossici (mercurio, cromo, nichel, piombo etc) vengono anche assorbiti nella struttura reticolare delle argille che sono la componente principale dei fanghi che ricoprono il fondale. Il problema è che i lavori di dragaggio-aspirazione-deposizione in ogni caso creeranno torbidità disperdendo nelle acque tali fanghi. Inoltre i depositi recenti come dimostrano molti studi dell'Icram stesso, contengono grosse quantità di gas idrocarburi che, anche essi, possono provocare problemi all'ambiente se liberati durante i lavori a causa dei disturbi operati sul fondale ».



«LA VITA MARINA UCCISA»

La Regione sostiene inoltre che il ripascimento «più che uccidere il placton può influenzare i livelli di vivibilità dello zooplancton e della frazione di benthos marino, legato al substrato infralitorale, che viene condizionato in maniera consistente dalla presenza di limi o peliti molto fini».Inoltre sempre secondo la direzione marittima della Regione la tecnica di ripascimento «è richiamata e voluta nelle pratiche dell'Unione europea e dal consesso scientifico internazionale».
Anche questa affermazione viene smontata dal docente della D'Annunzio:
«lo zooplancton è costituito dalla quasi totalità degli stadi larvali di tutte le creature marine. Influenzare i livelli di vivibilità
(negativamente) dello zooplancton vuol dire uccidere la maggior parte della vita marina ancora nella "culla". Il bethos è costituito dalle forme di vita che vivono sul fondale. Alcune di esse come i lamellibranchi (come le vongole) o i gasteropidi (per esempio chioccioline di mare) sono una parte importante dell'economia della pesca in Abruzzo. Quindi influenzare i livelli di vivibilità
(negativamente) può procurare gravi danni non solo all'ambiente ma anche all'economia locale.

La Regione aveva poi assicurato che «i ricercatori che parlano di ripascimento anche se mostrano di conoscerne poco, dovrebbero sapere che più che dalla foce del Tronto le sabbie impiegate provengono da sabbie relitte di 20.000 anni fa, appartenenti al vecchio alveo del Po e prelevate a 50 chilometri dalla riva attuale, ad una profondità di 90 metri. Se i ricercatori fossero interessati potrebbero andare a controllare i resti malacologici presenti e verificarne la datazione».
«I resti malacologici non direbbero proprio niente», assicura Stoppa.
«Negli ultimi 20.000 anni a Nord della soglia delle Tremiti la fauna malacologica è rimasta pressocchè la stessa. Inoltre siccome molti fiumi abruzzesi erano affluenti del Po 20.000 anni fa sembra difficile fare una distinzione tra ciò che hanno accumulato 20.000 anni fa e quello che hanno accumulato da 5.000 anni a questa parte da quando l'Adriatico ha assunto il suo aspetto attuale. Inoltre non vi sembra veramente dispendioso e pericoloso questo traffico di draghe/aspiratori/trivellatori avanti e dietro per 50 chilometri all'andata e 50 al ritorno? »

Alessandra Lotti 27/12/2006 9.28