Il Natale amarissimo per l’Abruzzo

Alessandro Biancardi

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Il Natale amarissimo per l’Abruzzo
Sarà un Natale di sicuro diverso per tutti gli abruzzesi, questo del 2006.
Ci troviamo nel mezzo di due grossi e preoccupanti scandali, ognuno dei quali getta pesanti ombre sulla classe politica abruzzese e su tutto quello che gli gravita a tiro.
Lo scandalo Fira vuole che i fondi pubblici fossero dirottati nelle tasche di chi doveva distribuirli infischiandosene del bene che quei soldi potevano fare all'economia locale.
Tutto avveniva mentre il mondo politico -che aveva voluto proprio quelle persone lì- si era momentaneamente distratto. Così quello stesso mondo politico ha poi dovuto apprendere «dai giornali» quanto stava accadendo.
Noi lo diciamo francamente: non crediamo alle sviste o alle distrazioni di chi deve amministrare e per sua natura dovrebbe essere più che vigile.
Non crediamo che in un mondo dove le voci corrono veloci insieme a pettegolezzi sferzanti a nessuno fosse arrivata la notizia di quello che stava capitando dentro la Fira.
Il fatto è che nessuno ha parlato e questo è molto grave perché genera colpevolezze e connivenze.
Una distrazione tanto grottesca e madornale basterebbe già da sola per cancellare dal mondo della politica quegli amministratori “distratti”.
In questa vicenda non si contano gli insulti alla intelligenza dei cittadini abruzzesi, offesi più e più volte per quanto finora emerso.

Non dissimile la riflessione sull'altro scandalo di Montesilvano ed il suo “sistema” che è poi il sistema abruzzese e italiano.
I meccanismi non sono poi così originali e sono sempre soldi pubblici che con la compiacenza di moltissime persone (entourage, dipendenti pubblici, politici e faccendieri di ogni livello) arricchiscono coloro che detengono “il potere”.

Come si fa a cadere dalle nuvole quando c'è gente che ha strillato da anni e denunciato mentre gli accusati smentivano con facce piene di candore?
Come si fa a non avere una scossa nell'apprendere di quanto fossero tutti sicuri e spavaldi nonostante la loro esposizione?
Come si fa a non biasimare i tentativi di inquinamento delle prove o di interferenza verso chi indaga come a cercare di uccidere la giustizia?
I fatti che sono emersi e le prove raccolte dovranno essere valutate in un processo così come le discolpe e le prove che tutto il castello accusatorio è pura fantasia, romanzo, una favola.
Non è un Natale facile questo e ancor meno lo saranno i mesi che verranno.

SCANDALI E OMERTA'

Ma se non vogliamo parlare delle indagini e delle accuse specifiche, quello che tormenta moltissimi di noi (e lo abbiamo notato dai tanti vostri contributi) è la paura, grossa, che queste interferenze, a lungo andare, abbiano ragione di un piccolo gruppo di uomini coraggiosi che si stanno battendo cercando di raggiungere l'ideale di giustizia.
E' fondata la paura che, tirando il filo della intricata matassa della Fira, la coperta scompaia fino a scoprire imbarazzanti verità in una macedonia frullata di facce ed etichette politiche?
E' fondata la paura che insieme alle persone coinvolte a Montesilvano ci siano lobby che negli ultimi anni hanno fatto il bello ed il cattivo tempo arricchendosi alle nostre spalle?
Ma a noi spaventa la paura ed il silenzio di chi sa e non parla e si rende complice a tutti gli effetti di chi agisce ed ha agito in prima persona.
Lo ripetiamo: quelle persone sono complici a tutti gli effetti e responsabili di sicuro moralmente; se poi lo sono anche per la legge saranno altri a deciderlo. E speriamo solo che facciano in fretta.
E l'Abruzzo di oggi vive in un silenzio dirompente.

Eppure Fira e Montesilvano potrebbero diventare scandali come tanti, magari caduti nel dimenticatoio, solo fra qualche mese. Potrebbe accadere se l'Abruzzo fosse vittima di uno scandalo ancora più grosso: quello di un secondo tempo che non arriva e scoprire così che il film che abbiamo visto finora finisce al primo.
Se non si riuscirà a sapere tutta la verità fino in fondo, quello sì, sarebbe uno scandalo enorme.
Chi potrebbe credere che la corruzione e l'illegalità sia circoscritta alla decina di eventi contestati?
Chi potrebbe sopportare nuove elezioni con il peso ed il sospetto che molti si possano salvare per il rotto della cuffia?
La verità è che oggi la corruzione ha dimensioni diverse, meno “reali” e più virtuali, e forse molto più difficile da provare.
La corruzione non è più la mazzetta che passa di mano ma è fatta di promesse, silenzi, complicità, favori, un lavoro ed una poltrona, la prospettiva di altri utili per la propria azienda, di un bando calato ad arte per una sola persona o ditta.
Riuscire ad insabbiare queste indagini che arrivano dritte al midollo dell'Abruzzo sarebbe insopportabile ed incompatibile con qualunque legittima aspirazione di cambiamento e miglioramento per tutti


LE CASALINGHE AL POTERE ED IL “BUON PADRE DI FAMIGLIA” CHE NON C'E'

E poi c'è la politica alla luce del sole, quella che gestisce e amministra, che aumenta le tasse perché “gli altri” hanno lasciato debiti incolmabili, perché “gli altri” hanno gestito male.
Intanto, le spese quest'anno aumentano e il bilancio cresce nei numeri delle spese per una “austerity” che è sola del cittadino.
Dove ci giriamo vediamo sprechi di ogni tipo: dallo stipendio sproporzionato ai tempi e alle mansioni, alle consulenze inutili, ai servizi e alle comodità evitabili.
Ecco, quello che manca è un segno reale e tangibile del sacrificio del politico: questa è una specie che non conosce affatto il sacrificio di non arrivare alla quarta settimana… come può governare una regione o una provincia o un comune?
Come si fa ad essere responsabili con i soldi pubblici, quelli di tutti sicuri che tanto “non è roba loro”?
Basta con l'impudenza di credere di poter far tutto tanto poi c'è la televisione o il giornale che salva, una bella foto e via…
Proponiamo allora un governo di casalinghe, di signore che ogni giorno si lambiccano il cervello al supermercato a cercare di risparmiare una manciata di centesimi ogni giorno.
Le casalinghe, loro sì, che governerebbero questa regione con rigore e attenzione, con severità, e siamo sicuri che sarebbero loro le prime a dare il buon esempio, così come magari fanno già.
E pure senza una preparazione specifica o lauree acquisite in tutta fretta (nella migliori delle ipotesi) saprebbero come risparmiare e come far quadrare il bilancio, magari mettere in riga chi “scalda la sedia”.
Oggi -e anche questo è un fatto- “il buon padre di famiglia” che dovrebbe albergare in ogni eletto ha abbandonato il tetto coniugale, è fuggito, è latitante.
Il buon padre di famiglia, quell'uomo che con coscienza, giustizia, equità e giudizio dovrebbe amministrare è fuori, in ferie da anni.
E gli abruzzesi tutti aspettano un segno perché possono stare anche ad ascoltare ma non sono stupidi ed hanno capito che il sistema si è inceppato.


L'OPEN SOURCE QUESTA SCONOSCIUTA

Vogliamo fare un solo esempio di come il problema fondamentale sia la mancanza di volontà nel limitare gli sprechi (ma di esempi in questo anno ne abbiamo fatti tantissimi). Come si fa per esempio ad accettare di buon grado e senza un minimo di irritazione una spesa di 1,7 milioni di euro per il rinnovo della licenza del software della Regione quando ormai sono sempre di più le piccole e grandi amministrazioni che si affidano all'open source risparmiando cifre ingenti (in molti casi non spendendo nulla)?
C'è il sospetto che la cifra, solo per le licenze del software per gli uffici regionali e le società partecipate, possa ammontare a più di 3 milioni l'anno, forse molto di più.
E quanti altri soldi pubblici volano via per tutte le licenze dei computer di tutti i comuni, le province, e gli altri enti che vivono di denaro pubblico?
Cominciare davvero ad informarsi sulle reali possibilità per risparmiare non è forse dovere dell'amministratore pubblico?
Ma qui c'è il sospetto che una simile opportunità non sia stata proprio presa in considerazione.
Perché?
E sempre in tema di tecnologia perché non parlare di un processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione ancora all'età della pietra?
Perché non si prova a risparmiare le tonnellate di carta visto che qualche strumento pure esiste?

Eppure gli abruzzesi pagano più tasse perché i loro amministratori sono arretrati, antiquati, della professionalità vera nemmeno l'ombra (possono forse essere considerati dei “manager della pubblica amministrazione”?) e male si muovono in un mondo che li ha lasciati indietro, irrimediabilmente indietro. E noi con loro.
Ma a loro poco importa perché questo loro modo di essere arretrati zavorra una regione che però non ha scelta e continuerà a votarli ancora per decenni.
La loro arretratezza, per logiche grottesche e assurde, garantisce proprio loro longevità.
Ma noi sappiamo che un altro mondo è possibile, un'altra politica è possibile, avere le mani pulite è possibile, non stare al gioco è possibile.
Noi vogliamo continuare a crederci.

Buon Natale a tutti

a.b.