«Ripascimento a Silvi? Forse la più grande forma di inquinamento da sempre»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4470

ABRUZZO. E’ stato presentato con la consueta enfasi propria dei nostri amministratori, sciorinando cifre e milioni con tranquillità. Quello del ripascimento della costa di Silvi però è un progetto di oltre 40 milioni di euro ed è stato definito dalla stessa Regione «faraonico». Milioni di metri cubi verranno prelevati da una “cava sottomarina” per essere sparati verso la costa. Ma siamo davvero sicuri che questo tipo di intervento “faccia bene alla costa e all’ambiente”? IL PROGETTO ED I LAVORI

ABRUZZO. E' stato presentato con la consueta enfasi propria dei nostri amministratori, sciorinando cifre e milioni con tranquillità. Quello del ripascimento della costa di Silvi però è un progetto di oltre 40 milioni di euro ed è stato definito dalla stessa Regione «faraonico».
Milioni di metri cubi verranno prelevati da una “cava sottomarina” per essere sparati verso la costa.
Ma siamo davvero sicuri che questo tipo di intervento “faccia bene alla costa e all'ambiente”?




IL PROGETTO ED I LAVORI


E se per esempio per un metro in più di sabbia si rischiasse di azzerare ogni forma di vita? A quel punto ci ritroveremmo sulle rive di un mar morto… piuttosto che dell'Adriatico.
Ed ancora una volta ci troviamo di fronte ad una opera che sarà “demolita” dalle forze della corrente. Ma la Regione sarà pronta per nuovi finanziamenti e lavori.
Sono molti i dubbi e le perplessità che stanno emergendo (per ora solo nel mondo accademico) con un silenzio assordante delle maggiori associazioni ambientaliste che stranamente in questo caso non hanno proferito parola.
Il malumore deriverebbe anche dalla solita “maleducazione” nell'ostacolare l'accesso agli atti pubblici e dunque non sono chiari alcuni termini del mega appalto.
Guai, dunque, se si cerca di conoscere la relazione del progetto per capire dal suddetto studio cosa si dice a riguardo dell'impatto ambientale sull'ecosistema.
E sembrerebbe che non manchino in questo caso conflitti di interesse mentre sembrerebbe (condizionali sempre d'obbligo visti gli sbarramenti agli atti) che manchi del tutto la valutazione di impatto ambientale: la pratica non sembra mai essere approdata all'ufficio competente.
Probabilmente una semplice violazione delle norme di buon senso che avrebbero voluto forse che si approfondisse meglio il discorso sulle conseguenze di una impresa «faraonica» come questa.
Certo a giudicare dai pochi indizi emersi occorrerebbe fare maggiore chiarezza e siamo sicuri in questo caso la Regione non vorrà… insabbiare.
«Il rischio», spiega Gianni Belcaro, del dipartimento di scienze biomediche dell'Università D'Annunzio, «è che prelevando le tonnellate di sabbia dalla cava sottomarina in una zona molto vicina a dove sfocia il Tronto si potrebbe verificare una alterazione notevole della vita sottomarina sia per un elevato, potenziale livello di metalli pesanti nella sabbia, sia perché andrebbe a coprire direttamente la vita sottomarina fermandone la riproduzione».
Inoltre, il trasferimento di sabbie sottili contribuirebbe, secondo lo studioso, al danno alterando anche le caratteristiche di trasparenza dell'acqua che minerebbe ulteriormente il plankton rimasto.
«Non esistono studi ambientali - a medio lungo termine - rintracciabili nella letteratura corrente», spiega Belcaro, «gli imprenditori che hanno questo appalto sembra dovranno ripetere l'operazione per anni, assicurandosi commesse milionarie perchè la sabbia continuerà a sparire negli stessi punti ed ad accumularsi in altri a causa delle correnti marine ed alla configurazione del fondo che non possono o devono essere modificate. Ritengo strano che molte associazioni ambientaliste stiano ignorando il problema - enorme per estensione, forse la più grave forma di inquinamento di sempre».
Lo studioso che come cittadino ha cercato di conoscere a fondo documenti e procedure dichiara di essersi trovato di fronte ad un «diffuso sistema di coperture e di blocchi di accesso ad informazioni».
«Lo studio di impatto non è mai stato fatto», conclude lo studioso, «e quanto meno dovrebbe essere eseguito da compagnie o agenzie al di fuori del giro di finanziamenti regionali per garantirne l'imparzialità e fugare ogni dubbio circa la veridicità dello studio stesso».
E non c'è da scherzare perché come dato collaterale –molto preoccupante per il nostro mare- il livello di estrogeni nel mare, anche a distanza dalla costa è elevato e non ce ne dovrebbero essere affatto.
Gli estrogeni, oltre a causare tumori, trombosi, sindrome metabolica, impotenza e sterilità ecc, nell'uomo possono seriamente alterare la differenziazione sessuale delle forme di vita marine e renderle sterili anche a basse concentrazioni.
La conseguenza sarebbe sempre la stessa: la morte dell'Adriatico.
Ecco allora perché occorre saperne di più.

11/12/2006 11.02