Associazione vittime strada: «assumersi responsabilità per salvare vite»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

911

ABRUZZO. «Per la soluzione del problema degli incidenti stradali non si può scegliere la strada a senso unico della colpevolizzazione dell'utente, ma vanno individuate responsabilità a diversi livelli e nei diversi settori, identificando omissioni, interventi inadeguati, trasgressione delle norme da parte di istituzioni, organizzazioni sociali, imprese, fino al singolo cittadino». Lo sostiene l'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada - onlus impegnata da anni nella sensibilizzazione anche a livello politico decisionale centrale e periferico del problema della poca sicurezza sulle strade.
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=7145]I DATI DELL'ISTAT DIFFUSI IERI[/url]

«Annoveriamo tra le corresponsabilità sociali dalle quali bisogna uscire, oltre alle decisioni politiche parziali ed inadeguate, alla superficialità nella gestione dei compiti di servizio, alla sottovalutazione del reato nella società con il "buonismo" della giustizia, anche lo scarso senso di responsabilità di coloro che hanno in mano l'informazione, non sempre rispondente ai principi indicati dalla legge sul riassetto del sistema radiotelevisivo», spiega il responsabile pescarese Paolo D'Onofrio.
«Lamentiamo», dice, «non solo l'ampia diffusione di pubblicità ingannevole, ma anche la mancanza di spazi e tempi adeguati per la trattazione sistematica di problemi che riguardano seriamente la vita umana. Nel contempo, l'encomiabile lavoro del nostro responsabile di sede di Milano, dott. Roberto Maiocchi, su "Gli effetti devastanti sulla salute di chi sopravvive agli incidenti stradali: familiari e disabili, quelli di cui non si parla mai", in attesa di essere ampiamente diffuso, ci ha dato già l'occasione di presentare presso il Ministero della Salute, l'Istituto Superiore di Sanità e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, le nostre richieste di un adeguato servizio nel territorio di assistenza sociosanitaria e psicologica alle vittime ed alle famiglie».
Secondo D'Onofrio il tempo è maturo perché i soggetti interessati si siedano attorno ad un tavolo per ripensare un progetto globale sulla sicurezza stradale al fine di modificare sostanzialmente e durevolmente i comportamenti di utenti, gestori delle strade, autoscuole, forze dell'ordine.
«Soltanto se i responsabili politici ai vari livelli», conclude D'Onofrio, «si faranno finalmente carico di voler vincere la battaglia della strage stradale e diffonderanno dal centro input adeguati, sarà possibile nel nostro territorio attuare un efficace coordinamento di quanti hanno responsabilità nella gestione del grave problema, coinvolgendo, volenti o nolenti, anche gli utenti. E' quello che è stato fatto in altri Paesi della Comunità Europea, ottenendo sorprendenti risultati».

28/11/2006 8.31