«Quale futuro per l’Abruzzo e per i giovani?»

Alessandro Biancardi

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LA LETTERA. ABRUZZO. A volte per conoscere meglio la realtà in cui viviamo è necessario guardare “l’altro”, nel senso di capire e conoscere le altre realtà, gli altri mondi possibili e magari ispirarsi a loro per migliorare il nostro. Riceviamo numerose lettere e commenti spinti sull’onda emozionale degli ultimi fatti scoperchiati dalle inchieste della magistratura. Sono decine le domande che emergono, poche le risposte. Un filo conduttore sembra unire tutti i pensieri: il problema del futuro nella nostra regione. Questa che segue è una lettera “a cuore aperto” di Marco un giovane fortunato ma coraggioso che sta per andare a letto perchè vive e lavora da un po’ a Los Angeles. Ci ha colpito molto il suo sguardo “da abruzzese dal di fuori”. Forse è utile per qualche spunto di riflessione.
Gentile redazione e amici abruzzesi

Sono un consulente di direzione (da 3 anni) con una laurea in Ingegneria / Master in Business Administration. Ho circa 30 anni e negli ultimi non ho mai perso il contatto con Pescara, nonostante negli ultimi 3 anni ho vissuto a Milano, Roma, Teheran, Frankfurt, Munich, Paris, Madrid, London, Cardiff, Bristol, Zurich, Vienna, Marrakech, Boston, New York, Chicago e Los Angeles (in cui vivo).
Torno spesso a Pescara ogni volta che posso. Ed ogni volta che torno mi faccio la stessa domanda: come è possibile che una città a 1h di aereo da Milano, 2h da Londra, 180 km di autostrada da Roma ed una ricchezza "territoriale" immensa non offra NESSUNA opportunità lavorativa "di livello"? e soprattutto (e secondo me ancora più grave), perchè nessuno ne parla? perchè la nostra (la mia) generazione e' molto piu' preoccupata dall'ultimo locale in via delle Caserme che dalla propria situazione socio-economica? Ed i politici?
Voglio dire, D'Alfonso sarà anche il primo cittadino più amato d'Italia (niente di personale e di politico, per l'amor di dio) ma cosa hanno fatto i primi 4 cittadini d'Abruzzo per attirare investimenti e capitali in Abruzzo negli ultimi 20 anni?
Perchè non si fa niente per combattere il nanismo imprenditoriale, per avere multinazionali, per far crescere il turismo, per smetterla di "creare" posti di lavoro da 500 euro in nero…in cui per di più le persone NON IMPARANO, non crescono professionalmente.
E questo crea un gap strutturale nell'apprendimento tra un giovane abruzzese/italiano ed un giovane di qualsiasi altra nazione! Chi e' che farà parte della "classe dirigente" abruzzese tra 30 anni? Quali esperienze avrà maturato?
Credo che l'Abruzzo abbia meno di 10 imprese con ricavi superiori ai 100 milioni di euro, un esodo di giovani verso altre città/ estero imbarazzante (fenomeno che ahimè coinvolge tutto il Sud), delle università totalmente sconosciute all'estero e dei salari destinati a scendere (sebbene sembri impossibile - lo leggevo sul Financial Times, la motivazione era legata al PIL prodotto estremamente basso, ma non ho avuto modo di verificare, in ogni caso non mi ha sorpreso come notizia…)
Ed in tutto questo non capisco come sia possibile che nessuno ne parli. Non ho mai sentito un politico, una persona rilevante a livello locale parlare di queste tematiche, di come può essere Pescara o l'Abruzzo in genere tra 10-20 anni. E cosa ancora più triste, non ne parlano nè a destra, nè a sinistra neanche a livello nazionale.
Sull'Economist di questa settimana c'è un dato che mi ha turbato: l'Italia non figura tra i primi 24 paesi in grado di garantire un futuro "prosperoso" ad i propri cittadini (misurato attraverso un indice chiamato Human Development Index, un indice come tanti altri che va preso con le pinze, ma pur sempre un indice). Ci sono tutti, Inghilterra, Francia, USA, Germania…Ebbene, cosa fa pensare questo ad i nostri politici locali?
Cosa stanno facendo per modificare questa situazione in Abruzzo? un paio di piazze nuove? il "filobus"? molto utile…..
Eppure, nonostante le mille difficolta', abbiamo la pasta De Cecco, i jeans Miss Sixty (oramai il jeans da donna per definizione in tutto il mondo), gli abiti Brioni e, soprattutto, abbiamo un patrimonio di tradizioni, giovani e territorio immenso. Due domande:
- avranno (i politici, l'attuale classe dirigente) le capacità per darci una possibilità?
- avremo (noi giovani) le capacità , l'energia, la positività, lo spirito imprenditoriale e quel "genio italiano" di cui tanto ci vantiamo per cogliere le opportunita' (se che ci verranno date)?
See ya!

Marco da Los Angeles
22/11/2006 9.27