Abruzzo: «una gigantesca cuccagna, dove chi ha potuto, si è mangiato tutto»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Riportare tra le priorità la questione morale nella politica della Regione, prima che l'Abruzzo arrivi ad un punto di non ritorno. Lo sostiene l'ex Parlamentare Pio Rapagnà: «la mala gestione ci è costata 70 mila miliardi di lire»
La cattiva gestione della cosa pubblica costa cara.
In Abruzzo, secondo le stime dell'ex parlamentare Pio Rapagnà la spesa imprevista si aggirerebbe intorno ai 70 mila miliardi di vecchie lire. Colpa di una regione che non riesce, secondo Rapagnà, a respingere «i ripetuti tentativi di infiltrazione di alcune forme di criminalità politica, amministrativa e malavitosa rappresentate dalla corruzione, dal clientelismo, dal costo della politica e da distorte e incontrollabili modalità di gestione del denaro pubblico».
Una amministrazione del malaffare che agisce con logiche che spesso proprio nulla hanno a che fare con l'interesse pubblico che pure dovrebbe essere l'unica logica da seguire nella amministrazione della cosa pubblica.
Un sistema che ha fatto breccia nel cuore della Regione, una mentalità consolidata che investe tutti i settori, nessuno escluso, così sembra.
Tra le voci più costose, nella lista dell'ex parlamentare, la cattiva gestione della ex Sara, della ex Gescal e una lunga serie di beneficiari che hanno potuto contare su «miliardi a palate», senza alcun ritorno per la cosa pubblica.
«Nella mancanza di controllo», commenta Rapagnà, «ha trovato modo di manifestarsi un progressivo degrado del territorio, della qualità della vita e della coesione sociale, l'aumento della insicurezza percepita, dei rischi per la salute e per la incolumità fisica e morale dei cittadini, il presentarsi di forme nuove di criminalità, di violenza privata, di delitti efferati anche in quelle aree della nostra Regione considerate più tranquille e sviluppate».
Grandissime sono state le difficoltà incontrate da Rapagnà in questi anni, anche quando era parlamentare «di fare arrivare nelle aule giudiziarie le preoccupate e allarmate relazioni annuali che la Corte dei Conti invia alle Camere, ai Ministeri ed Uffici competenti sottoposti al suo specifico controllo, ma che nessuno fino ad ora ha mai preso in considerazione, né come possibili notizie di eventuali reati e nemmeno per trarne le dovute conseguenze politiche».
Ma quali sono i casi specifici?
«Ad esempio la gestione fortemente debitoria della ex-Sara - Società Autostrade Romane e Abruzzesi pari a 2.348,5 miliardi di lire di debiti accertati dalla Corte dei Conti e rilevati nella relazione al Parlamento del 1978, situazione trasferita di sana pianta all'ANAS ed agli esercizi successivi delle Autostrade A/24 ed A/25».
E poi ancora «la lunga serie di "procedimenti fallimentari guidati" per Aziende, Società e Industrie di fondamentale importanza: attività e immobili acquisiti a prezzi irrisori da "soggetti terzi" attraverso la partecipazione "organizzata" alle innumerevoli "aste pubbliche fallimentari"».
Rapagnà non dimentica nemmeno «l'uso distorto e anomalo dei fondi ex-Gescal, quasi 1.500 miliardi di vecchie lire, trasferiti dallo Stato alla Regione Abruzzo dal 1978 in poi per la realizzazione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, nei tempi e nei termini previsti dalle Leggi istitutive. O ancora la situazione disastrosa ed incivile della Edilizia Ospedaliera e Carceraria (6.000 miliardi di vecchie lire di investimenti complessivi in Abruzzo) con alcune strutture e servizi che cadono letteralmente a pezzi».
Quello che forse pesa più di tutti è però «la distribuzione e la gestione dei fondi (60.000 miliardi di vecchie lire) per la sanità pubblica e per le cliniche private, per la psichiatria, per la ricerca e per la formazione professionale ("miliardi a palate" ad Enti Pubblici, Enti strumentali, Società miste e private, Finanziarie e Agenzie a destra ed a sinistra), dimostrazione che in Abruzzo è stata celebrata una "gigantesca cuccagna", all'interno della quale chi ha potuto ha "mangiato , senza grossi problemi politici e morali, con enormi costi aggiuntivi e sperpero di denaro pubblico, fenomeno che purtroppo ancora continua e che dobbiamo fermare».
11/11/2006 10.05