«Rivedere la strana convenzione tra Anas e Strada dei parchi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «In merito agli aumenti delle tariffe dei pedaggi autostradali sulla A/24 ed A/25, se si vuole seriamente ottenere il ritiro o la sospensione degli aumenti già effettuati, e per non alzare soltanto un grande polverone pubblicitario e demagogico a copertura ciascuno delle proprie rispettive responsabilità istituzionali e della totale assenza di controllo degli atti e della convenzione in vigore, alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato, è necessario “impugnare” nelle varie sedi "politiche e di governo" la “strana” convenzione stipulata tra ANAS e A.T.I. Autostrade S.p.A. - Toto S.p.A. e chiedere alla Magistratura ordinaria la verifica delle “anomale” procedure di svolgimento della gara a suo tempo denunciate dalla stessa Corte dei Conti attraverso la sua annuale relazione al Parlamento».
Lo sostiene Pio Rapagnà del comitato “Città per vivere” pochi giorni dopo l'ultima battaglia sui pedaggi. Il Consiglio di Stato infatti due giorni fa ha ristabilito le tariffe del 2006 dopo che il Tar invece le aveva riportate al 2005 cancellando di fatto gli ultimi aumenti.
Sono in corso comunque più di un ricorso proprio sugli aumenti che i ricorrenti giudicano illegittimi, per cui la parola fine è tutt'altro che scritta e vicina.
In questo clima di forte tensione (a totale detrimento del cittadino utente) ritorna rovente pure la polemica sulla convenzione che stabilisce la gestione della Strada dei parchi Spa di proprietà dell'abruzzese Carlo Toto.
Sono infatti molte, secondo il comitato guidato dall'ex deputato Rapagnà, le incongruenze, i dubbi, le stranezze mai chiarite sulla stipula di quel contratto.
«La nuova concessionaria infatti», sostiene Rapagnà, «proprio in base alla suddetta convenzione (tra l'altro non contestata da nessuno degli attuali attori-ricorrenti al TAR, politici, amministratori locali e di enti pubblici strumentali) deve versare all'ANAS l'ammontare delle rate residue dei mutui contratti in passato dalla SARA (Società Autostrade Romane e Abruzzesi - oggi ex-SARA) pari a 73,7 milioni di Euro, contestualmente all'assunzione dell'obbligo di “manlevare” l'ANAS, fino ad un massimo di 25,8 milioni di Euro, da oneri o comunque rischi di qualunque natura derivanti dal passaggio “diretto” alla gestione ANAS di tutta la “pesantissima” situazione debitoria accumulata dalla SARA compreso la gestione del personale dipendente pari a circa 2.353 miliardi di vecchie lire, mentre la Società Strada dei Parchi ha dovuto assumere l'obbligo di corrispondere in 29 anni il corrispettivo di 748,8 milioni di Euro nonché di procedere alla realizzazione, per quanto riguarda la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo, delle opere di completamento del tratto Villa Vomano-Teramo, opere a suo tempo già finanziate all'ANAS con leggi dello Stato per un importo pari a 140 miliardi di vecchie lire, somme in parte “stornate” verso altre opere e in parte rimaste giacenti come residui passivi pari a 29,6 milioni di Euro».
«E' chiaro dunque il perché degli aumenti», spiega ancora il comitato, «perché la copertura degli oneri economici previsti dalla convenzione, dei debiti “pregressi” della ex-SARA ed il completamento della Villa Vomano-Teramo sono stati arbitrariamente ed in maniera "anomala" trasferiti sulle spalle degli utenti e dei Cittadini abruzzesi, attraverso il cosiddetto "aumento minimo obbligatorio” del pedaggio.
E' chiaro che chi doveva intervenire e controllare non lo ha fatto, e chi oggi strilla e piange lacrime di coccodrillo, lo fa per non riconoscere la realtà dei fatti e l'assenza di opportune iniziative che, se fatte a tempo debito e nelle sede più proprie e più confacenti alle rispettive responsabilità istituzionali e politiche, avrebbero certamente portato ad una “spontanea” ed immediata modifica della convenzione e alla “naturale” sospensione e annullamento degli aumenti previsti».
Il Comitato “Città per Vivere”, dicono gli aderenti, aldilà del giudizio di merito del Consiglio di Stato e del TAR del Lazio, continua nella sua opera di denuncia alla opinione pubblica di un «vero e proprio "scandalo"» che si è consumato sotto gli occhi di tutti, e rinnova la richiesta di accertamento dei fatti e di eventuali responsabilità.

10/11/2006 8.58