«Contro l’erosione e la perseveranza delle maree ricominciamo dalle palafitte»

Alessandro Biancardi

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«Contro l’erosione e la perseveranza delle maree ricominciamo dalle palafitte»
ABRUZZO. Ricominciare dalle palafitte.
Non si tratta di proiettarsi nell'era preistorica, ma dell'unica alternativa plausibile per ovviare ai problemi della devastazione costiera.
E' l'ultimo grido d'allarme lanciato da esperti di tutta Italia della cultura dell'ambiente in occasione del convegno nazionale “Attrezzature temporanee sull'acqua”.
L'incontro, promosso e organizzato dai professori M. Cristina Forlani, Michele M. Lepore e Alessandro Sonsini del dipartimento di tecnologie per l'ambiente costruito (Ditac), della facoltà di architettura di Pescara, aveva come scopo la sensibilizzazione degli enti pubblici, i progettisti e la comunità scientifica alla necessità di una progettazione edilizia ecocompatibile sulla fascia di confine terra-mare.
Una linea di confine per la quale dal punto di vista architettonico non ci si può muovere con gli stessi mezzi impiegati sulla terraferma (alcuni dei quali discutibili).
«Sono stati varati piani del demanio. E' ancora aperto il dibattito sul destino della costa teatina, dal momento in cui è stata spostata la ferrovia. Il che necessita di una nuova organizzazione» dichiara Franco Caramanico, assessore regionale all'ambiente, «alla luce della sostenibilità bisogna ancora vedere l'approccio al progetto».
Tutt'altro che rosea si prospetta la situazione attuale e futura sulla fascia costiera pescarese: una quantità di mareggiate aveva compromesso varie strutture balneari negli anni addietro; un esempio eloquente, lo storico stabilimento “Marechiaro”, crollato intorno agli anni '90 per via dell'erosione che ha attaccato inesorabilmente le fondazioni della struttura.
«Tutto è focalizzato sulla scelta del materiale da utilizzare per le strutture balneari, scelta che bisogna inserire nella criticità ambientale del momento, cosicché non abbia riflessi negativi sul territorio», ha detto durante il convegno M. Cristina Forlani, coordinatrice, «Cerchiamo di lavorare rispondendo alle esigenze del comfort per i fruitori con interventi che tutelino l'ambiente, attraverso la scelta di sistemi e materiali eco-compatibili, ma soprattutto alla salvaguardia dell'ambiente». Dallo studio dei trabocchi della costa teatina si denota come queste strutture in legno, prive di fondazioni, flessibili, rimovibili, ancora oggi fanno bella mostra di sé malgrado abbiano compiuto il centenario.
Così come i primi stabilimenti balneari della storia, che sorgono nel fine Settecento in Inghilterra; in Italia ci raggiungono solo nell'Ottocento, punto di partenza Rimini.
Questi erano costruiti su legno a mo' di palafitte, la strategia più intelligente dal punto di vista architettonico, che necessitava sì di manutenzione, ma non soggetti al crollo.
Per questo i maggiori studiosi sostengono che a differenza del materiale rigido odierno, quale il calcestruzzo, il materiale elastico è molto meno fragile e soprattutto rimovibile.
Attraverso la collocazione di attrezzature cosiddette “temporanee” (rimovibili stagionalmente) ed eco-compatibili la spiaggia viene tutelata.
Questo produrrebbe anche una riduzione del volume nel paesaggio marino, considerato anche che molte attività non sono prettamente legate alla balneazione, quali ristoranti, discoteche e altre tipologie di attrezzature permanenti che incoraggiano anche una certa forma di abusivismo.
Inoltre il meteriale delineato costerebbe molto meno delle colate di cemento.
Ma non mancano i capi d'accusa.
«Il paesaggio marino pescarese è devastato proprio grazie agli interventi inappropriati della Regione Abruzzo», afferma Edoardo De Blasio, assessore comunale Agenda 21, «i signori della Regione non procedono nella direzione della sostenibilità, al contrario stanno gravemente compromettendo la costa abruzzese».
Obiettivo finale: il rispetto del territorio troppo spesso funestato da vere e proprie barriere architettoniche sul mare che impediscono la fruizione del mare stesso al cittadino, ma soprattutto impediranno sempre più in futuro altre, possibili fruizioni. Questioni nodali che risentono di echi anche locali di progettazione costiera, quale l'idea “in cantiere” delle strutture alberghiere di prossima costruzione.
Un argomento che deve suscitare valutazioni non tanto per l'idea in sé quanto per il materiale utilizzato nella costruzione.

09/11/2006 15.07