Ecco il futuro delle nostre coste: 122 milioni per cementificarle

Alessandro Biancardi

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Ecco il futuro delle nostre coste: 122 milioni per cementificarle
ABRUZZO. Sicora, sempre Sicora, fortissimamente Sicora. Continuerà più vigoroso che mai (forte di nuovi finanziamenti milionari pubblici) il contestatissimo progetto Sicora (insieme all’omologo Ricama) che prevede opere per “arginare” l’erosione della costa abruzzese. Si tratta di opere a mare semisommerse che dovrebbero limitare l’opera di erosione.   ABRUZZO:LA REGIONE DEI PORTI
Scogli, moli, barriere, piscine da anni vanno avanti questi progetti con l'unico effetto di abbruttire le coste e cementificarle, snaturarle e soprattutto buttare a mare soldi pubblici dopo averne sperperati altri per favorire l'erosione con la costruzione di opere a mare (porti).
Un controsenso che fa inorridire gli ambientalisti.
Si tratta forse di pochi spiccioli?
Niente affatto sono ben 122 milioni di euro (di cui 44 già stanziati) per opere che potrebbero danneggiare fortemente l'ecosistema.
Se ne è parlato di recente nel Convegno Regionale Energia e Clima, tenutosi a Pescara il 7novembre scorso.
Quello che è emerso sarebbe «un colosso dai piedi d'argilla, un progetto odioso, obeso e viziato, bugiardo».
Emblematico il lapsus del principale fautore dei progetti, il già noto ingegnere Paolo De Girolamo che in un passaggio del suo discorso si è fatto sfuggire un “Abrutto” invece di “Abruzzo”, chiarificatore lapsus froidiano (hanno commentato gli ambientalisti).
Giudizi implacabili ha espresso il professore Francesco Stoppa, del dipartimento di scienze della terra dell'Università D'Annunzio che si mostra assolutamente contrario a quanto hanno esposto i relatori del progetto.
«Progettisti e tecnici si sono fatti i complimenti per quanto hanno fatto e sono arrivati a paragonare le opere cementizie a una novella “barriera corallina” (così ha detto l'ing. Paolo de Girolamo). Senza sapere che per fabbricare un chilo di cemento bisogna distruggere e liberare nell'aria tanta CO2 (= effetto serra) quanto un chilo di coralli ne hanno intrappolata durante tutta la loro vita. E noi stiamo zitti?».
La prima fase è l'incassettonamento delle spiagge con grandi pennelli in cemento (moli) con alte e profonde radici che interrompono la spiaggia (già ce ne sono ma si moltiplicheranno a dismisura), culminati da barriere di scogli che formano tante “piscine” che vengono in parte riempite di sabbia.
«La sabbia sarà prelevata al largo», continua il professor Stoppa, «anche nel sottosuolo, e questo lavoro senz'altro andrà a distruggere le ultime praterie di posidonia protette (protette perché sono loro
che stabilizzano i fondali e allevano la vita nel mare) ed innescheranno quindi fenomeni di dissesto sottomarino. A proposito nessuno si preoccupa della struttura geologica sommersa della costa, tanto non si vede. Non si vede, ma c'è e bisognerebbe tenerne conto. Sappiamo che è instabile, che può cedere e scivolare su livelli deboli formati da fango intriso di gas. Basta una scossarella (in Adriatico sono frequenti tra il 5 e il 6 grado Richter ma arrivano pure a 6.9, come l'Irpinia nel 1980). Oppure, peggio, sarà il disturbo operato da queste opere a dare il colpo di grazia. Scoprirlo ci costerà molto caro. Ma tanto magari allora i responsabili la faranno franca, diranno non sapevamo, eravamo in regola... Nessuno sa se la corrente costiera comincerà ad erodere altrove scavando sotto le scogliere, mangiandosele da sotto e facendo scivolare in mare la costa alta, tanto lì non ci si può costruire, fa niente che tutti dicano quanto sia bella».
Dunque secondo il professor Stoppa a lungo andare tutte queste opere potrebbero risultare inutili o annientate dalle stesse correnti marine che imperterrite continueranno l'erosione.
Le conseguenze potrebbero essere dannose per l'ecosistema e prevedere addirittura la scomparsa delle spiagge e la creazione di «grosse pozze artificiali semistagnati e limacciose (come a sud del porto turistico di Pescara), prive di ossigeno vitale, oppure insidiose per il formarsi di buche laddove necessariamente si riverserà la corrente (come si è verificato a Casalbordino, buche profonde 12 metri dove prima non esistevano)».
Anche, a detta dei progettisti opere insidiose, per i bagnanti.
Tra un “cassone-piscina” e l'altro, porti.
«E poi alberghi sulla spiaggia (vedi hotel De Cecco) oppure operazioni edilizie speculative sulla nuova “terra di nessuno” (porto di Francavilla). E' vero non è un'esagerazione», sostiene il docente della D'Annunzio.
«L'aggressività ambientale delle opere suddette deriva appunto dalla consapevolezza che l'Adriatico non è affatto un mare tranquillo e può crescere in Abruzzo di più di un metro in condizioni meteo relativamente frequenti, entrando per almeno 100 metri nella costa e sommergendo le opere su essa costruite. Senza tenere conto che se accadesse un'alta marea insieme con una tempesta eccezionale o un'onda di tsunami (sulla costa centro Adriatica si ripetono con la frequenza statistica di 1 ogni 84 anni) il mare potrebbe diventare veramente distruttivo e pericoloso per gli uomini e le cose.






Invece si continua a costruire sulla spiaggia, ad investire aumentando la vulnerabilità e il valore esposto, per poi giustificarsi che occorre proteggerle. Invece di smontare, di togliere il cemento, di fare respirare il mare, di farlo guarire, di far circolare la sabbia come vuole la natura; invece di favorire le installazioni leggere, smontabili, in materiali compatibili, le banchine galleggianti, i bei chioschi e ristorantini in legno, giusto quello che serve, per stare freschi d'estate; invece di questo bare di cemento per tutti e tutto, di tutte le misure».

«Mai una volta la parola equilibrio è stata pronunciata nel convegno», conclude il professor Stoppa, «mai la parola riconversione; mai la parola sostenibilità; mai la parola Natura. Solo una prova di forza, inutile presunzione ma anche di smodata cupidigia, ma chi pagherà per questa moderna torre di Babele? Dio ci pedoni, la Natura non lo farà».

09/11/2006 8.50