Frane e alluvioni: il rischio è alto ma si continua a costruire senza sosta

Alessandro Biancardi

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* IL CIRCUITO DI F1



 * L'INCHIESTA SUL MEGALO'



* ALLARME SULLA COSTA TEATINA



* LEGAMBIENTE LA SITUAZIONE IN ABRUZZO (2007)



* LEGAMBIENTE IL RAPPORTO (2008)





ABRUZZO. Un Abruzzo troppo fragile ed esposto a frane e alluvioni. Nove comuni su dieci hanno case in aree a rischio; l'88% è bocciato nella prevenzione. In ritardo il sistema locale di protezione civile solo il 31% dei comuni ha il piano d'emergenza aggiornato, mancano esempi virtuosi contro frane e alluvioni. Pescara e L'aquila ottengono una scarna sufficienza, Chieti fanalino di coda.
Ancora una indagine di Legambiente destinata a far discutere con i risultati di “Ecosistema rischio”.
Non ci facciamo nemmeno mancare esempi macroscopici di costruzioni in zone pericolosissime come il Megalò. E siccome la prima è andata bene ci si riproverà con il nuovo circuito di formula uno.


Tra i comuni dell'Abruzzo a più alto pericolo di alluvioni e frane il 92% ha abitazioni in aree a rischio idrogeologico e il 46% presenta in tali aree addirittura interi quartieri.
Praticamente più di due comuni su tre vi vedono sorgere fabbricati industriali, che comportano in caso di alluvione, oltre al rischio per le vite dei dipendenti, anche lo sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. A fronte di un territorio così marcatamente fragile nessun comune ha intrapreso la delocalizzazione di strutture presenti in zone a rischio e nel 69% non si svolge una manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica. Carente la situazione anche per quanto riguarda le attività locali di protezione civile per rispondere all'emergenza in corso. Solo il 54% dei comuni si è dotato di un piano d'emergenza e appena il 31% lo ha aggiornato negli ultimi due anni. Complessivamente solo il 12% dei comuni svolge un positivo lavoro di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.
Sono i dati che emergono dai rilevamenti di Legambiente e che mettono in luce ancora una volta come il territorio della “regione verde d'Europa” sia stato massacrato in nome della inderogabile necessità speculativa, infrangendo norme non solo di buon senso.
Secondo Legambiente, nessun comune in Abruzzo raggiunge un voto di eccellenza, rendendo difficile, con voti così bassi, evidenziare buone pratiche territoriali da porre ad esempio per i comuni più in ritardo.
Maglie nere sul rischio idrogeologico ai comuni di Castiglione a Casauria (Pe) e San Buono e Castiglione Messer Marino (Ch) che, pur avendo interi quartieri in zone a rischio, non hanno messo in campo praticamente nessuna azione nella mitigazione del rischio idrogeologico.
Tra i capoluoghi Pescara e l'Aquila raggiungono una scarna sufficienza, mentre Chieti resta fanalino di coda con un tre in pagella.

Questi sono solo alcuni dati di “Ecosistema Rischio 2006”, l'indagine inedita di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presentati ieri a Pescara durante la conferenza stampa organizzata nel corso della tappa abruzzese di “Operazione Fiumi 2006”.
Alla conferenza stampa sono intervenuti Simone Andreotti, portavoce nazionale di “Operazione Fiumi” e Angelo Di Matteo e Luzio Nelli della segretaria regionale Legambiente Abruzzo. Con “Ecosistema rischio” Legambiente ha concentrato l'attività di monitoraggio proprio sui 178 comuni dell'Abruzzo classificati a rischio da Ministero dell'Ambiente e UPI nel 2003, per verificare cosa facciano realmente le amministrazioni per prevenire il pericolo a cui sono esposti territorio e cittadini.

IL RICHIO CHE ABBIAMO (MESSO) SOTTO I PIEDI

«Ancora non emergono in Abruzzo comuni che complessivamente sembrano aver posto le tematiche di protezione civile tra le priorità del loro lavoro - spiega Simone Andreotti portavoce della campagna – i piani di emergenza che permettono alla popolazione di sapere cosa fare e dove andare in caso di alluvione o frana e di organizzare soccorsi tempestivi sono pochi e troppo spesso datati. Questo a fronte di una regione dove si è costruito troppo spesso nelle aree a rischio idrogeologico. Non solo una pesante eredità del passato – conclude Andreotti – ma una pratica tuttora troppo diffusa in Abruzzo».

COME DIMENTICARSI DEL MEGALO'?

Un esempio per tutti la realizzazione del centro commerciale “Megalò” a Chieti Scalo, dove sono state realizzate imponenti strutture su un'area ad alta pericolosità di alluvioni ad appena 150 metri dall'argine del fiume Pescara, in un luogo dove non è raro il fenomeno di esondazione. Per proteggere la nuova struttura sono stati eretti argini alti 11 metri senza nessun serio studio su quanto si accrescerà il rischio a valle. D'altro canto, nonostante esposti e denunce, la magistratura finora non ha inteso dare seguito con rinvii a giudizio degli eventuali responsabili.

«Oltre al crescere dell'urbanizzazione nelle zone di espansione naturale dei fiumi con abitazioni, insediamenti industriali e commerciali ed attività agricole - spiega Angelo di Matteo, segretario regionale di Legambiente – ci preoccupa soprattutto il non leggere un'inversione di tendenza negli interventi di messa in sicurezza, che troppo spesso continuano a seguire filosofie tanto vecchie quanto inefficaci. La delocalizzazione delle strutture a rischio, il rimettere mano agli errori di gestione idrica del passato nella messa in sicurezza dai corsi d'acqua rimangono un miraggio in Abruzzo. Le opere di messa in sicurezza si tramutano tutt'oggi – conclude Di Matteo - in alibi per continuare ad urbanizzare aree a rischio, accrescendo a valle il problema delle esondazioni, soprattutto per quel che riguarda il bacino del fiume Pescara».

… SI RIPETE LA STORIA CON IL CIRCUITO DI FORMULA 1

«A tal proposito – continua Luzio Nelli della segreteria regionale di Legambiente – occorre sottolineare che l'ennesima area di esondazione naturale del fiume Pescara che potrebbe essere sacrificata per realizzare il progetto “Gran Prix One” ovvero, un autodromo con pista di Formula 1, 20mila mq di show room, 100 spazi commerciali per un Outlet, 30mila mq per ospitare 40 loft, hotel e spazi fitness. Il tutto in una zona, ad alto rischio di alluvione che, che già in passato è finita sott'acqua. L'intervento, se attuato, determinerà anche in questo caso un aumento del rischio a valle, dove già l'eredità urbanistica del passato ha praticamente rubato tutto lo spazio libero del fiume».

28/10/2006 9.09


IL RAPPORTO COMPLETO